Un Paese a doppia velocità (e lentezza) in materia di diritto alla salute

Il divario tra il Nord e il Sud della penisola si traduce in forti differenze di prestazioni per la cittadinanza in settori fondamentali come quello sanitario. L’articolo di Federico Giusti.

Il divario tra Nord e Sud è non solo legato ai dati economici ma anche al numero di ospedali, asili, scuole e università pubbliche in rapporto agli abitanti, la loro funzionalità e accessibilità.

Un recente Report del Meridiano Sanità di The European House – Ambrosetti offre alcuni spunti sui quali aprire una riflessione pubblica sulla salute della popolazione e su tutti i fattori che incidono sulla salute stessa. I dati del Report poi sono simili ad altre rilevazioni e studi effettuate negli ultimi anni evidenziando che: 

  • l’aspettativa di vita è più bassa rispetto al periodo pre-pandemico ma ciò nonostante il Governo sta per licenziare una legge di Bilancio che ostacola l’anticipo dell’età pensionabile con penalizzazioni economiche rilevanti;
  • l’aspettativa di vita in buona salute arriva fino a 60 anni e dopo, nei 20 anni di media che restano da vivere iniziano i problemi, le malattie e innumerevoli acciacchi;
  • l’innalzamento dell’età di uscita dal mondo del lavoro decreta una vita da pensionati alle prese con innumerevoli problemi di salute, la intensificazione dei ritmi e il prolungamento degli anni lavorati, la precarietà lavorativa ed esistenziale sono  le cause principali di un deterioramento delle condizioni di vita e di salute;
  • nelle regioni Meridionali le condizioni di salute sono più problematiche in aree dove ci sono pochi  ospedali e la popolazione è costretta a migrare verso il centro Nord per ricevere cure adeguate;
  • al contempo le regioni del Nord sono quelle con maggiore inquinamento atmosferico relativo alle polveri sottili e sovente vengono superati i limiti  stabiliti dall’Oms;
  • i fabbisogni legati alla cura e alla salute risultano alquanto deficitari in tutto il Meridione e nelle isole;
  • le Regioni del Nord investono in salute più di quanto facciano quelle meridionali e con l’autonomia differenziata il divario sarà ulteriormente accresciuto. Tra Nord e Sud c’è una differenza pro capite che attiva fino a 700 euro
  • anche nella fornitura di farmaci innovativi è marcato il divario tra aree regionali.

Da questi dati si evince che il mancato incremento della spesa sanitaria dopo anni di tagli e di spending review sia una scelta irresponsabile del Governo che non fa i conti con un problema sempre piu’ grande per risolvere il quale non servono tetti di spesa e riduzione dei finanziamenti.

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About Federico Giusti

Federico Giusti è delegato CUB nel settore pubblico, collabora coi periodici Cumpanis, La Città futura, Lotta Continua ed è attivo sui temi del diritto del lavoro, dell'anticapitalismo, dell'antimilitarismo.

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