
L’Afghanistan va al voto. Domani i cittadini di uno dei Paesi più martoriati degli ultimi due decenni si recheranno alle urne per scegliere il nuovo capo di stato. Dopo quasi tredici anni, infatti, Hamid Karzaidovrà lasciare la poltrona più ambita: un fatto che interessa da vicino l’occidente, ed in particolare gli Stati Uniti, visto il ruolo fondamentale svolto da questo personaggio negli ultimi anni. Accusato da più parti di corruzione, frode e brogli elettorali, Karzai ha sempre resistito grazia all’appoggio del potente alleato nordamericano, al quale in cambio ha dovuto giurare fedeltà.
Ad un’analisi attenta dei candidati, però, appare comunque impensabile un rottura dei rapporti tra l’Afghanistan e l’Occidente. Il vero problema è uno: nel dicembre 2014 terminerà la missione Isaf-Nato. Gli Stati Uniti hanno già da tempo proposto a Karzai un trattato bilaterale per prolungare la permanenza delle truppe a stelle e strisce sul territorio del Paese asiatico, ma il Presidente ha preferito rimandare, demandando quindi il compito al nuovo eletto. Degli undici candidati, comunque, nove si sono già espressi a favore della firma del trattato. In una situazione di instabilità politica in un Paese da un’economia fortemente dipendente dagli aiuti esteri (90-95% secondo la Banca Mondiale), nessuno vuole rischiare di inimicarsi gli Stati Uniti. In fin dei conti, i rapporti Afghanistan-Occidente non cambieranno di molto, chiunque sia il nuovo eletto, come ha confermato il segretario di stato degli USA, John Kerry, affermando che “comunque vada gli Stati Uniti lavoreranno con il prossimo Presidente“.
Vediamo comunque chi sono i principali candidati alla successione di Karzai.
ABDULLAH ABDULLAH
Un tempo grande alleato di Karzai, sotto il quale fu Ministro degli Esteri, Abdullah ha preso le distanze dal capo di stato uscente nel 2009, sfidandolo senza successo alle presidenziali. Questa volta i sondaggi lo danno in testa, anche se di poco, con un consenso che dovrebbe oscillare tra il 25% ed il 31%. Già in stretti rapporti con gli USA all’epoca della guerra fredda e dell’invasione sovietica del Paese, il principale candidato alla presidenza, sostenuto dalla Coalizione Nazionale, ha accusato Karzai di essere succube della comunità internazionale e dell’Occidente. Abdullah, sia chiaro, è favorevole al mantenimento dei rapporti con i principali attori della politica internazionale, ma pensa che l’Afghanistan debba giocare un ruolo attivo in queste dinamiche, e non solamente obbedire a ciò che viene ordinato dall’alto. La sua campagna elettorale è stata appoggiata dall’Iran e dal Pakistan.
ASHRAF GHANI AHMADZAI
Candidato indipendente ma appoggiato da una serie di forze politiche riformiste come il Movimento Nazionale Islamico, Ghani ha un passato nelle istituzioni internazionali. In particolare, ha collaborato a lungo con la Banca Mondiale, soprattutto nel periodo della transizione economica dei Paesi dell’ex Unione Sovietica verso l’economia di mercato, con risultati a dir poco discutibili. Già Ministro dell’Economia, Ghani pensa che la permanenza delle truppe occidentali sul territorio afghano non sia sufficiente per portare la pace. Egli si dice infatti favorevole all’apertura di un tavolo diplomatico con i Talebani, ed è il principale avversario di Abdullah (i sondaggi lo danno intorno al 25%).
ZALMAI RASSOUL
Con una forbice che oscilla tra l’8% ed il 13%, Zalmai Rassoul potrebbe giocare il ruolo di terzo incomodo. Inizialmente considerato come un candidato debole, l’ex Ministro degli Esteri ha poi incassato il sostegno di Quayum Karzai, fratello di Hamid, e di Sardar Mohammad Nadir Naeem, altri due pretendenti al posto di capo di stato che però hanno indirizzato il proprio elettorato verso Rassoul. Appoggiato anche da Hamid Karzai, questi è certamente il candidato più filo-occidentale di tutti: “Abbiamo bisogno di una controparte che ci supporti, ed è una cosa molto positiva che gli Stati Uniti d’America restino qui per eliminate al-Qaeda e gli altri gruppi terroristici che si trovano in Afghanistan e fuori dall’Afghanistan, e che mettono a repentaglio la sicurezza del mondo“, ha dichiarato.
ABDUL RASUL SAYYAF
Sostenuto dalla monarchia dell’Arabia Saudita, Sayyaf è l’esponente del partito Dawah, una forza politica che si ispira appunto all’islamismo wahhabita dei sauditi. Sebbene abbia assicurato la firma del trattato bilaterale in caso di vittoria, Sayyaf è considerato come un esponente anti-occidentale ed è sicuramente quello che preoccupa di più gli Stati Uniti tra i candidati con possibilità di vittoria. Secondo i sondaggi si collocherebbe comunque al quarto posto con delle preferenze che andrebbero dal 6% al 10%. “Nessun compromesso con i Talebani“, ha comunque annunciato.
QUTBUDDIN HILAL
Al momento godrebbe solamente del 2% delle preferenze, ma vale la pena citarlo visto che Hilal è l’unico candidato a dirsi fermamente contrario alla presenza degli Stati Uniti sul territorio afghano. Ufficialmente candidato indipendente su posizioni conservatrici, Hilal è in realtà appoggiato dalla forza jihadista Hezb-e Islami Gulbuddin, considerata come un’organizzazione terroristica da Stati Uniti, Canada ed Unione Europea.
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