
Iniziato quasi duecento anni fa, il contenzioso delle Isole Malvinas o Falkland tra l’Argentina e la Gran Bretagna non sembra essere vicino ad una fine. Da un lato, il Paese sudamericano continua ad affermare la tesi della sua sovranità sull’arcipelago per via della vicinanza geografica e del fattore storico, che vide gli argentini giungere per primi sulle isole nel 1829; dall’altro, la Gran Bretagna è intenzionata a proteggere i propri interessi economici e militari, supportata dalla popolazione locale, composta interamente da scozzesi trapiantati.
La posizione argentina, tra l’altro, è appoggiata dalla maggioranza dei Paesi latinoamericani, a partire dal vicino Uruguay, dal Venezuela e da Cuba, mentre gli Stati Uniti sostengono in modo esplicito l’alleato britannico. Lo scorso anno fu anche organizzato un referendum popolare per decidere sullo status dell’arcipelago, ma la popolazione legata alla Gran Bretagna non poteva che esprimersi in favore di quest’ultima (con oltre il 99% delle preferenze). Per queste ragioni, il governo argentino ha deciso di non riconoscere l’esito del referendum, viziato dall’origine dei votanti e dagli ingenti finanziamenti che le isole ricevono dal governo londinese.
Proprio quest’oggi l’Argentina ha rilanciato la questione per bocca del capo di stato, Cristina Fernández Kirchner, in occasione del trentaduesimo anniversario della guerra tra i due Paesi per il possesso delle isole Malvinas, in cui persero la vita oltre seicento argentini. “La verità“, ha affermato, “è che le Isole Malvinas costituiscono la base militare nucleare della Nato nell’Atlantico meridionale, questa è la verità che non possono continuare a nascondere; per questo il nostro messaggio non solo ha a che vedere con la sovranità, ma anche con la pace in un mondo sconvolto dai conflitti“. Secondo le autorità di Buenos Aires, si tratterebbe della più grande base militare a sud del cinquantesimo parallelo dell’emisfero australe.
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