
Cheik Modibo Diarra, primo ministro del Mali, è stato costretto a rassegnare le proprie dimissioni a causa delle pressioni subite dagli ufficiali dell’esercito, già protagonisti quest’anno di un colpo di stato. Martedì mattina Diarra è stato arrestato su ordine del capitano Amadou Haya Sanogo, ex capo della giunta militare che aveva cacciato il presidente Amadou Toumani Touré a marzo.
In difesa di Diarra si è subito schierata la Francia, che ha invitato i militari della vecchia giunta a “cessare gli interventi negli affari politici del paese” ed ha anche invitato l’attuale presidente Traoré a formare un nuovo governo fondato su basi di consenso popolare.
Allo stesso tempo, i militari hanno precisato che non si tratta di un nuovo colpo di stato, ma che, al contrario, Diarra avrebbe agito a fini personali e non da uomo di stato. “Il primo ministro sarà prossimamente rimpiazzato dal presidente della Repubblica, Dioncounda Traoré”, hanno aggiunto attraverso il proprio portavoce.
Il Mali non sta di certo vivendo un periodo facile: alla destituzione di Touré a marzo, vanno infatti aggiunti i conflitti armati nel nord del paese, attualmente occupato da tre armate islamiste, che applicano la legge islamica (shariah) in maniera molto dura. In questo quadro va letto l’arresto di Diarra, che aveva più volte richiesto un intervento internazionale per combattere le milizie islamiste, mentre il capitano Sanogo si era detto contrario.
Favorevole all’intervento armato è anche la Francia, che infatti si è schierata al fianco di Diarra, sottolineando “la necessità del dispiegamento di una forza africana di stabilizzazione”, sostenuta in questa idea dall’Algeria. Il presidente algerino Adbelaziz Bouteflika, infatti, ha detto che il Mali dovrebbe “benificiare dell’appoggio della comunità internazionale per eradicare una minaccia globale”. L’Algeria è stata anche incaricata dalle Nazioni Unite di svolgere il ruolo di mediatore per risolvere il conflitto maliano. La stessa ONU, ha condannato l’arresto di Diarra.
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