
La Romania, uno dei Paesi più di recente entrati nell’Unione Europea, ha vissuto le sue elezioni legislative domenica 9 dicembre. Il popolo rumeno era quindi chiamato a rinnovare il Parlamento bicamerale, composto da una Camera dei Deputati e da un Senato, analogamente al Parlamento italiano.
L’affluenza alle urne è stata bassa (41,7%), confermando il trend di tutti i Paesi Europei, come abbiamo visto anche di recente in occasione delle presidenziali slovene, anche se in questo caso le condizioni meteo estreme del nord del Paese hanno certamente giocato un ruolo importante. L’affluenza è stata comunque leggermene superiore rispetto alle legislative di 4 anni fa.
L’Unione Social-Liberale (Uniunea Social Liberala, USL) è stata confermata alla guida del Paese, il che lascia presagire che il nuovo governo sarà guidato nuovamente dal premier uscente, Victor Ponta. L’USL è in realtà una federazione di quattro partiti, due di centro-destra e due di centro-sinistra.
L’ultimo anno della politica rumena è stato alquanto movimentato: in febbraio, il governo rumeno aveva chiesto un prestito al Fondo Monetario Internazionale, che naturalmente aveva richiesto al governo stesso di applicare le solite “ricette” di austerity, come nel caso più noto della Grecia. Numerose proteste popolari contro queste misure avevano portato alle dimissioni il premier Emil Boc. I leaders dell’opposizione, tra cui Victor Ponta, avevano chiesto di tornare alle urne, ma la maggioranza è rimasta compatta, formando un nuovo governo sotto la guida di Mihai Razvan Ungureanu, dando vita a quello che viene chiamato un “governo tecnico”.
Ma le proteste, in particolare dell’USL, non si sono placate, con manifestazioni di piazza ed uno sciopero dei parlamentari di opposizione. Quando, nel mese di aprile, una mozione di sfiducia ha colpito il governo Ungureanu, il presidente rumeno, Traian B?sescu, ha designato Victor Ponta alla guida del governo, scelta confermata a maggio dal voto parlamentare. Il governo Ponta ha quindi indetto nuove elezioni per il dicembre 2012. Il suo mandato è stato anche caratterizzato da uno scontro istituzionale con lo stesso presidente Basescu, accusato di impeachment e temporaneamente sospeso dall’incarico da parte del Parlamento.
Per ciò che concerne i risultati, come abbiamo anticipato, l’USL ha ottenuto la maggioranza sia alla Camera (58%) che al Senato (60%) e si prepara a governare nuovamente attraverso il suo leader, Victor Ponta. La principale forza di opposizione è l’Alleanza di Destra (Alianta România Dreapta – ARD), che ha raccolto il 16% dei suffragi, mentre il Partito Popolare di Dan Diaconescu (Partidul Poporului – Dan Diaconescu – PP-DD), di ideologia socialista e nazionalista, ha ottenuto il 14%.
Per le altre forze politiche, la sfida è quella di superare lo sbarramento al 5%, cosa che dovrebbe essere riuscita unicamente al partito della minoranza ungherese (Uniunea Democrata Maghiara din România – UDMR).
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