L’Euro e la moneta secondo Johann Gottlieb Fichte
Le teorie sulla moneta del filosofo tedesco Johann Gottlieb Fichte posso risultare utili per comprendere la natura dell’Euro e costruire un’alternativa allo stesso.
Le teorie sulla moneta del filosofo tedesco Johann Gottlieb Fichte posso risultare utili per comprendere la natura dell’Euro e costruire un’alternativa allo stesso.
Mercoledì 24 luglio, Boris Johnson ha preso le redini del governo britannico, succedendo a Theresa May: il suo obiettivo dichiarato è il raggiungimento della Brexit entro la fine di ottobre.
La tedesca Ursula von der Leyen è stata eletta per un soffio alla successione del lussemburghese Jean-Claude Juncker nel ruolo di presidente della Commissione Europea. Decisivo il Movimento 5 Stelle.
Una parola oramai sulla bocca di molti, ma non sempre usata in forma oculata: sovranità nazionale. Un concetto spesso considerato – a torto – essere proprio della destra dello spettro politico, semplicemente perché confuso, per assonanza, con quello di nazionalismo o con quello di autarchia nazionale. Ma cosa vuol dire in realtà sovranità nazionale? E, soprattutto, perché questo termine assume una grande importanza ai giorni nostri?
Dicesi sovranismo “la difesa della sovranità nazionale in opposizione al trasferimento dell’esercizio del potere ad un livello sovranazionale. I partigiani del sovranismo denunciano questo trasferimento di sovranità come una minaccia per l’identità nazionale, o come fonte di nocumento per i principi democratici, allontanando gli elettori dai propri eletti”. La definizione del dizionario Larousse riporta anche che in Europa i sovranisti “rifiutano quella forma di unionismo praticata dai partigiani dell’Unione Europea”. Vuol dire dunque che la definizione di sovranismo e quella di anti-europeismo debbano necessariamente coincidere?
Di argomentazioni contro l’Euro e contro l’Unione Europea, almeno come è concepita ai giorni nostri, se ne possono elencare a bizzeffe, e del resto noi stessi non abbiamo mancato l’occasione di farlo in passato, per non parlare di tanti autori degni di nota nel panorama italiano e continentale. Oggi, tuttavia, abbiamo deciso di affrontare la problematica della moneta unica non da un punto di vista economico, bensì culturale.
Il Manifesto di Ventotene, il cui vero titolo è “Per un’Europa libera e unita. Progetto d’un manifesto”, rappresenta uno dei documenti più citati degli ultimi anni, in quanto – secondo gli europeisti dei nostri giorni – rappresenterebbe una giustificazione teorico-morale all’esistenza dell’Unione Europea. Redatto da Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi nel 1941, quando i due si trovavano al confino sull’isola pontina, fu pubblicato nel 1944 da Eugenio Colorni, che ne scrisse anche la prefazione.
Il progetto leviatanico dell’Unione Europea liberista, dopo aver raggiunto un apice di popolarità a cavallo dei due secoli, ha subito un brusco ridimensionamento, perdendo consensi e legittimità popolare. Prima l’introduzione della moneta unica e poi la profonda crisi economica ne hanno messo in luce la vera natura, provocando una conseguente ondata di repulsione da parte dei cittadini del continente.
Quello che il continente europeo sta vivendo è indubbiamente uno dei momenti più difficili nella sua storia politica. Basta guardare al numero di governi che cadono, rischiano di cadere o faticano a formarsi dopo le elezioni, tutti fenomeni che hanno caratterizzato l’anno che sta per concludersi, che possiamo considerare come il culmine di una crisi politica già iniziata in precedenza.
Il referendum è lo strumento di democrazia diretta più importante tra quelli previsti dalla maggioranza dei Paesi occidentali. Trattandosi di democrazie rappresentative, il volere dei cittadini resta spesso nel dimenticatoio nei cinque anni che separano una tornata elettorale e l’altra, ma i padri costituenti di quasi tutti gli Stati che si autodefiniscono democratici hanno inserito questo strumento, che può essere utilizzato in vari ambiti a seconda di quanto previsto dalla Costituzione dei vari Paesi. Negli ultimi anni, abbiamo però assistito ad una serie di esiti referendari che sono stati disattesi, in particolare quelli riguardanti i rapporti tra gli Stati membri e l’Unione Europea.