Federalismo e presidenzialismo sono patrimonio del padronato italiano
Una sinistra ubriaca di federalismo non potrà opporsi all’autonomia differenziata e al premierato della Meloni. Il nuovo articolo di Federico Giusti.
Una sinistra ubriaca di federalismo non potrà opporsi all’autonomia differenziata e al premierato della Meloni. Il nuovo articolo di Federico Giusti.
Per la prima volta nella storia della Repubblica Italiana, la maggioranza della popolazione ha deciso di non votare in un’elezione su scala nazionale, con un’affluenza alle elezioni europee dell’8-9 giugno pari al 49,69%.
In Russia, Silvio Berlusconi ha sempre goduto di un’ottima fama grazie alla sua politica di apertura nei confronti di Mosca e alla sua amicizia personale con Vladimir Putin.
Tutti i partiti politici esistenti in parlamento hanno basato la propria politica degli ultimi trent’anni sulla figura di Silvio Berlusconi. E ora sono tutti orfani.
Le elezioni regionali in Friuli-Venezia Giulia hanno confermato i due trend della politica nazionale, ovvero una crescente sfiducia nelle istituzioni della democrazia rappresentativa e la rivalità tra le forze di governo.
Lo stato di salute della politica italiana non fa che peggiorare, al punto tale che l’unico a dire (ogni tanto) le cose come stanno è Silvio Berlusconi, mentre i cittadini non si scomodano più nemmeno per votare.
L’incapacità politica di un leader di partito non si misura con le idee che esprime, bensÌ con l’ottenimento dei risultati prefissati. Matteo Salvini è un tipico esempio di incapacità politica, il vero fattore che ha determinato la vittoria di Giorgia Meloni.
Gli italiani residenti all’estero si ritroveranno con una rappresentanza ridotta in parlamento ed avranno una scelta molto limitata, obbligati a votare solamente partiti fedeli al sistema che ha portato il Paese alla rovina, ovvero il partito unico del regime della grande borghesia capitalista, europeista e atlantista.
Mai in Occidente un leader sovietico è stato incensato come Michail Gorbačëv, l’uomo che condannò alla rovina l’URSS, spentosi il 30 agosto a 91 anni.
Per la seconda volta consecutiva, il presidente della Repubblica Italiana uscente è stato costretto a restare in carica anche contro la propria volontà, una palese manifestazione del fallimento del sistema democratico borghese italiano.