Brexit: Gibilterra è pronta, frenata da Londra
Le elezioni di Gibilterra hanno dato ragione ai Brexiters, ma a Londra il parlamento britannico frena Boris Johnson, che rischia seriamente di non centrare l’obiettivo entro il 31 ottobre.
Le elezioni di Gibilterra hanno dato ragione ai Brexiters, ma a Londra il parlamento britannico frena Boris Johnson, che rischia seriamente di non centrare l’obiettivo entro il 31 ottobre.
Anche dopo la revoca della chiusura del parlamento, Boris Johnson continua a sostenere di essere in grado di mantenere la promessa di uscire dall’Unione Europea entro il 31 ottobre. Ma oramai sembra pura fantascienza.
Il governo conservatore di Boris Johnson ha perso la maggioranza alla Camera dei Comuni: il progetto di Brexit entro fine ottobre rischia di non vedere la luce.
Nelle prossime settimane Boris Johnson si gioca tutta la sua futura carriera. Il premier britannico sembra irremovibile: o la Brexit entro la fine di ottobre o una dolorosa morte politica.
Quello del Brecon and Radnorshire è un collegio elettorale gallese di meno di 70.000 abitanti, apparentemente poco significativo, che però potrebbe incidere sulle sorti del governo di Boris Johnson e della Brexit.
Mercoledì 24 luglio, Boris Johnson ha preso le redini del governo britannico, succedendo a Theresa May: il suo obiettivo dichiarato è il raggiungimento della Brexit entro la fine di ottobre.
Giovedì 9 novembre si sono tenute le elezioni generali nell’arcipelago dell’Oceano Atlantico meridionale noto come Isole Falkland o Isole Malvinas, in base rispettivamente alla denominazione britannica ed a quella argentina. Le poche migliaia di abitanti presenti, quasi tutti scozzesi trapiantati per permettere al Regno Unito di avere un arma in più nella disputa con Buenos Aires, sono stati dunque chiamati ad eleggere gli otto rappresentanti dell’Assemblea Legislativa. Tutti i candidati si sono presentati senza affiliazione partitica.
Giovedì 8 giugno i cittadini britannici sono stati chiamati alle urne per le elezioni generali ed il rinnovo dei 650 rappresentanti – uno per collegio elettorale – della House of Commons, la camera bassa del parlamento del Regno Unito di Gran Bretagna ed Irlanda del Nord, utilizzando il sistema del first-past-the-post (ovvero si elegge il candidato più votato di ciascun collegio). Si è trattato di una tornata elettorale anticipata rispetto a quella prevista per il 2020, basata soprattutto sul confronto tra il primo ministro conservatore Theresa May ed il leader dell’opposizione e candidato laburista Jeremy Corbyn. L’affluenza alle urne si è attestata sul 68%.
L’8 giugno i cittadini britannici saranno chiamati alle urne per le elezioni generali ed il rinnovo dei 650 rappresentanti – uno per collegio elettorale – della House of Commons, la camera bassa del parlamento del Regno Unito di Gran Bretagna ed Irlanda del Nord, utilizzando il sistema del first-past-the-post (ovvero si elegge il candidato più votato di ciascun collegio). Si tratta di una tornata elettorale anticipata rispetto a quella prevista per il 2020, che vedrà il primo ministro conservatore Theresa May affrontare il candidato laburista Jeremy Corbyn.
Cinquantanovenne di Eastbourne, nell’East Sussex, Theresa Mary May (Brasier il suo cognome da nubile, prima del matrimonio con il banchiere Philip John May) è il nuovo Primo Ministro del Regno Unito di Gran Bretagna ed Irlanda del Nord, succedendo a David Cameron dopo l’esito del referendum sulla Brexit. Una conservatrice a Londra, dunque, fatto che ricorda i tempi poco fasti della Iron Lady Margaret Thatcher, unica donna ad aver ricoperto questo ruolo prima d’ora.