Israele: Naftali Bennett nuovo primo ministro, ma non c’è niente da festeggiare
La formazione del nuovo governo guidato da Naftali Bennett segna la fine dell’era di Benjamin Netanyahu, ma le buone notizie si fermano qui.
La formazione del nuovo governo guidato da Naftali Bennett segna la fine dell’era di Benjamin Netanyahu, ma le buone notizie si fermano qui.
La giornalista Amira Haas, corrispondente del quotidiano israeliano Haaretz, non ha dubbi sui bombardamenti della Striscia di Gaza: “Non si tratta di errori, ma di decisioni prese dall’alto”.
I violenti attacchi del governo sionista contro i territori palestinesi potrebbero essere letti anche come una mossa operata da Netanyahu per mantenere le redini del governo il più a lungo possibile.
Il recente accordo stipulato tra Israele ed Emirati Arabi Uniti altro non rappresenta che un’ulteriore fonte di tensione nella regione mediorientale, come sempre sulla pelle del popolo palestinese.
Il recente avvicinamento tra Israele ed Emirati Arabi Uniti per la normalizzazione delle relazioni tra i due Paesi è stato giustamente respinto dalla Palestina, in quanto l’accordo usa i palestinesi come merce di scambio lasciando impunite le politiche criminali del governo israeliano, oltre a rispondere ai piani imperialistici statunitensi in Medio Oriente.
Mentre il piano di annessione della valle del Giordano è stato provvisoriamente sospeso, l’aggressività di Israele si rivolge contro altri Paesi limitrofi, come la Siria e il Libano, provocando nuove tensioni nella regione.
La formazione del nuovo governo israeliano non è stata ancora ufficializzata a causa degli scontri interni sulla distribuzione delle cariche. Tutti d’accordo, invece, sulle politiche antipalestinesi.
Il Partito Comunista degli Stati Uniti ha denunciato duramente “l’accordo del secolo” lanciato da Donald Trump con l’assenso del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, e che invece è stato respinto al mittente dai palestinesi.
In queste ore, i due principali leader politici israeliani, Benjamin Netanyahu e Benny Gantz, si stanno incontrando per decidere il futuro governo del Paese. Qualsiasi soluzione, tuttavia, non cambierà le politiche anti-palestinesi di Tel Aviv.
In un primo momento, sembrava che il Belgio dovesse astenersi nel voto dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite circa il riconoscimento della Palestina come stato osservatore. Alla fine, però, una serie di motivi hanno portato il regno nordeuropeo ad esprimersi in favore della risoluzione: l’ambasciatore belga presso l’ONU ha inoltre chiesto un ritorno alle negoziazioni tra Israele e l’Autorità Palestinese, in vista di una soluzione che includa l’esistenza di due stati vivibili e sicuri.