Assemblea Onu adotta due Risoluzioni che chiedono il ritiro di Israele
La questione di fondo resta l’impunità garantita di fatto a Israele dagli Occidentali.
La questione di fondo resta l’impunità garantita di fatto a Israele dagli Occidentali.
L’articolo esamina come sanzioni unilaterali e uccisioni mirate stiano erodendo il sistema di sicurezza collettiva dell’ONU, mettendo in crisi la legalità internazionale, e discute le opzioni a disposizione dell’Europa per ricentrare il diritto. Articolo disponibile in italiano e in inglese.
Terra rimossa. La risoluzione 2803 del Consiglio di Sicurezza del 17 novembre 2025, letta dal punto di vista del diritto internazionale, rivela criticità profonde e contraddizioni che ne compromettono validità e legittimità.
Un testo generico che non affronta le questioni di fondo e legalizza di fatto l’Occupazione. L’analisi di Andrea Vento.
Adottata il 31 ottobre 2025, la Risoluzione 2797 rinnova la MINURSO fino al 2026, respingendo il tentativo USA-marocchino di imporre l’“autonomia” come unica soluzione: nessun riconoscimento di sovranità, autodeterminazione riaffermata. Linguaggio più cauto della 2795, ma mandato invariato.
Secondo le Nazioni Unite, gli attacchi dei coloni in Cisgiordania ad ottobre 2025 hanno registrato il bilancio mensile più alto degli ultimi due decenni.
La firma a Hà Nội della Convenzione delle Nazioni Unite contro il crimine cibernetico segna una svolta nella governance digitale multilaterale e certifica l’ascesa diplomatica del Vietnam. Con quasi 70 Paesi firmatari nella giornata inaugurale, il trattato inaugura una fase in cui cooperazione giudiziaria, prove elettroniche e diritti umani entrano in un’unica cornice globale.
La regione rimane impantanata in una trappola di bassa crescita, con tassi di crescita medi pari a circa il 2%, bassi investimenti, bassa produttività, mercati del lavoro lenti e alti livelli di disuguaglianza.
L’obiettivo strategico del bloqueo è provocare un’esplosione sociale che sfoci nel rovesciamento dell’ordinamento costituzionale che i cubani hanno deciso liberamente in vari referendum.
Con 180 voti — il numero più alto nel gruppo Asia-Pacifico — il Việt Nam è stato rieletto al Consiglio per i Diritti Umani per il triennio 2026–2028. L’esito riflette la fiducia della comunità internazionale nella sua politica estera aperta e nell’approccio pragmatico alla cooperazione multilaterale sui diritti umani.