Prosegue la crisi politica del Myanmar
In Myanmar, si intensificano le proteste contro il golpe militare, dopo che la giunta ha annullato il risultato delle elezioni ed ha accusato di diversi crimini la leader Aung San Suu Kyi.
In Myanmar, si intensificano le proteste contro il golpe militare, dopo che la giunta ha annullato il risultato delle elezioni ed ha accusato di diversi crimini la leader Aung San Suu Kyi.
Il colpo di stato militare che ha portato alla deposizione del governo guidato da Aung San Suu Kyi fa ripiombare il Myanmar nel passato recente, rappresentando una battuta d’arresto per i piccoli ma significativi cambiamenti intravisti negli ultimi anni.
Le elezioni hanno confermato Aung San Suu Kyi alla guida del governo del Myanmar, un Paese nel quale il potere dei militari e la forte frammentazione etnica sono le cause principali di continue tensioni interne.
La gestione delle acque dei grandi fiumi che attraversano diversi Paesi sta diventando una questione di primaria importanza sulla scena internazionale: tra i punti caldi del momento, il Nilo nell’Africa nord-orientale ed il Mekong nel sud-est asiatico.
Il Vietnam e gli altri Paesi dell’ASEAN rappresentano un esempio di cooperazione nel momento della difficoltà, in contrasto con il clima che si respira tra i membri dell’Unione Europea.
Aung San Suu Kyi, già attivista per i diritti umani in Myanmar e Premio Nobel per la Pace nel 1991, è stata accusata di non aver preso posizione in difesa della minoranza etnica Rohingya, vittima della repressione del governo. Ne approfittiamo per fare il punto sul Premio Nobel per la Pace, spesso utilizzato come strumento di propaganda politica.