Ennesimo golpe militare in Mali
Il Mali è uno dei Paesi africani dalla vita politica più travagliata, caratterizzata da un continuo succedersi di colpi di Stato.
Il Mali è uno dei Paesi africani dalla vita politica più travagliata, caratterizzata da un continuo succedersi di colpi di Stato.
Le dimissioni del presidente maliano in seguito ad un colpo di stato militare hanno consegnato il potere nelle mani di un Comitato presieduto dal colonnello Assimi Goita. Tanti dubbi piombano sul futuro del Paese africano, nel quale è forte la presenza militare francese.
Il presidente Ibrahim Boubacar Keïta esce indebolito dal risultato delle recenti elezioni legislative in Mali, dove la popolazione ha preferito preservare la propria salute dal virus e dalle violenze dei gruppi jihadisti, non andando a votare.
Sterminato Paese africano – grande quattro volte l’Italia – che supera i sedici milioni di abitanti, il Mali ha affrontato il proprio processo elettorale per l’elezione del capo di Stato in due fasi, il 29 luglio ed il 12 agosto, con il ballottaggio che ha confermato Ibrahim Boubacar Keïta alla guida del Paese.
Per il Mali, dopo il conflitto interno ed il discutibile intervento militare francese, forse, qualche buona notizia inizia ad arrivare. Innanzi tutto, è finito il mandato ad interim del Presidente Dioncounda Traoré, salito al potere dopo un periodo molto travagliato per il Mali, che aveva visto il presidente eletto, Amadou Toumani Touré, essere destituito dal colpo di stato guidato dal generale Amadou Sanogo, nel marzo 2012.
La nazionale di calcio del Mali è una delle rivelazioni degli ultimi anni nel continente africano: la squadra ha infatti ottenuto un ottimo terzo posto nella Coppa d’Africa 2012 e quest’anno ha replicato la prestazione, qualificandosi di nuovo per le semifinali.
“L’armata francese e quella maliana sono entrate nella città del Sahara fra gli applausi della folla”. Così, il giornale francese Le Figaro descrive l’ingresso delle forze militari franco-maliane nell’antica città di Tombouctou, considerata patrimonio mondiale dell’umanità dall’UNESCO. Una delle principali accuse che vengono fatte agli islamisti, è proprio quella di aver distrutto numerosi antichi manoscritti che si trovavano in una biblioteca alla quale è stato dato fuoco.
In un articolo recente, avevamo sottolineato come l’ampliamento del conflitto maliano, esistente in realtà da oltre 20 anni, possa essere considerato come una conseguenza indiretta della guerra che ha portato al cambiamento di regime in Libia. Allo stesso tempo, non possiamo sottovalutare le possibili conseguenze indirette del conflitto maliano, che potrebbero superare ancora una volta i confini nazionali per ripercuotersi sui Paesi limitrofi.
Storicamente, soprattutto in Africa, quando un conflitto ha luogo in un determinato Paese, porta ad una serie di eventi che destabilizzano l’intera regione. Una guerra che sembra svolgersi all’interno dei confini di un unico stato può, quindi, portare a delle conseguenze che si espandono ai Paesi limitrofi.
L’intervento militare francese in Mali ha incassato un sostegno trasversale nel panorama politico dell’esagono: dall’UMP, passando per il centro di Bayrou fino ad arrivare ai Verdi, oltre, naturalmente, ai socialisti del presidente Hollande. E tutti sono stati d’accordo nel chiedere all’Unione Europea ed alle altre forze internazionali di intervenire al fianco della Francia.