Un anno di crisi per il Libano
L’esplosione del porto di Beirut dello scorso anno ha piombato il Libano in una gravissima crisi, che però affonda le proprie radici in problemi sistemici precedenti.
L’esplosione del porto di Beirut dello scorso anno ha piombato il Libano in una gravissima crisi, che però affonda le proprie radici in problemi sistemici precedenti.
Il recente accordo stipulato tra Israele ed Emirati Arabi Uniti altro non rappresenta che un’ulteriore fonte di tensione nella regione mediorientale, come sempre sulla pelle del popolo palestinese.
Le visite di Emmanuel Macron e le ingerenze del ministro degli esteri Jean-Yves Le Drian dimostrano il rinnovato interesse neocolonialista della Francia nei confronti del Libano, come denunciato anche dal Partito Comunista Libanese.
Il comunicato pubblicato dal Partito Comunista Libanese in seguito all’esplosione nel porto di Beirut punta il dito contro i governi che si sono succeduti negli ultimi anni, responsabili di questo disastro e non solo.
Mentre il piano di annessione della valle del Giordano è stato provvisoriamente sospeso, l’aggressività di Israele si rivolge contro altri Paesi limitrofi, come la Siria e il Libano, provocando nuove tensioni nella regione.
Proseguono, dopo oltre tre mesi, le proteste popolari che hanno sconvolto il Libano, portando anche ad un avvicendamento alla guida del governo di Beirut. Il Partito Comunista continua a sostenere le masse lavoratrici per un cambiamento radicale della politica libanese.
Le elezioni politiche dello scorso 6 maggio in Libano sono state caratterizzate dalla vittoria di Hezbollah e dei suoi alleati. Un risultato che si inserisce nell’instabile contesto mediorientale, che vede ora lo scontro aperto tra Israele ed Iran, principale sostenitore del “Partito di Allah”.