L’Azerbaigian ha attaccato il territorio dell’Armenia?
Se quanto affermato dalle autorità di Erevan dovesse essere confermato, la Russia potrebbe trovarsi nell’obbligo di intervenire in difesa dell’Armenia.
Se quanto affermato dalle autorità di Erevan dovesse essere confermato, la Russia potrebbe trovarsi nell’obbligo di intervenire in difesa dell’Armenia.
Grazie ai buoni rapporti che intercorrono con Erevan e Baku, il presidente russo Vladimir Putin ha assunto il ruolo di mediatore per promuovere il cessate il fuoco tra Armenia ed Azerbaigian, in seguito al riemergere del conflitto per il controllo del Nagorno-Karabakh.
Gli scontri tra Armenia ed Azerbaigian per il controllo del Nagorno-Karabakh rischiano di assumenre una magnitudine ancora maggiore a causa del ruolo della Turchia, che spalleggia Baku all’interno del proprio progetto di imperialismo neo-ottomano nella regione.
Il Nagorno-Karabakh è al centro di una storica disputa tra Armenia ed Azerbaigian, riesplosa negli ultimi giorni con quella che sembra stia diventando una vera e propria guerra.
La Repubblica dell’Artsakh, o Nagorno-Karabakh, è uno stato autoproclamatosi indipendente dal 1992, ma non riconosciuto dalla comunità internazionale. Il 31 marzo ed il 14 aprile si sono svolte le elezioni legislative e presidenziali.
Le elezioni legislative del 9 febbraio hanno confermato il dominio del partito del presidente Ilham Aliyev. La partecipazione delle opposizioni alla competizione elettorale è stata fortemente limitata.
Passare il potere secondo un criterio ereditario è una tradizione nelle monarchie, decisamente meno nelle repubbliche. Quando ciò avviene, generalmente la stampa occidentale ne fa un pretesto per attaccare il governo del Paese in questione: pensiamo soprattutto alla dinastia dei Kim in Corea del Nord (Kim Il-Sung, Kim Jong-Il e l’attuale leader Kim Jong-Un) o alla Siria, dove ad Hafez al-Assad è succeduto il figlio Bashar al-Assad. Nulla o quasi, invece, viene detto sull’Azerbaigian, partner commerciale e politico importantissimo dell’Occidente, finito nelle mani di un’unica famiglia sin dall’indipendenza dall’Unione Sovietica.
A pochi giorni dall’apertura dei primi Giochi Europei a Baku, è braccio di ferro tra il governo azero e l’organizzazione non governativa Amnesty International, che si occupa del rispetto dei diritti umani nel mondo. L’ONG ha infatti fatto sapere che il governo del primo ministro Artur Rasizade e del presidente Ilham Aliyev, in carica dal 2003 e successore di suo padre, ha vietato l’ingresso nel Paese alla stessa organizzazione, che voleva recarsi in Azerbaijan proprio per verificare lo stato dei diritti umani alla vigilia della manifestazione multisportiva.
A tre mesi dall’inaugurazione della prima edizione dei Giochi Europei, che si terranno a Baku, l’opposizione azera ha lanciato un appello a tutti i Paesi del continente, invitandoli a boicottare la rassegna come segno di protesta contro la repressione messa in atto dal presidente Ilham Aliyev, in carica dal 2003.