Brasile: Lula non sarà in corsa alle presidenziali
Favorito secondo tutti i sondaggi per le elezioni presidenziali in Brasile, Luiz Inácio Lula è stato costretto a rinunciare alla candidatura a causa dell’accanimento giudiziario nei suoi confronti.
Favorito secondo tutti i sondaggi per le elezioni presidenziali in Brasile, Luiz Inácio Lula è stato costretto a rinunciare alla candidatura a causa dell’accanimento giudiziario nei suoi confronti.
Mentre i media nostrani ed occidentali in generale continuano la campagna mediatica contro il presidente del Venezuela, Nicolás Maduro, ed il suo governo, spesso riportando notizie false, noi vogliamo soffermarci sulle opere poco lodevoli di due capi di stato dei più importanti Paesi del Sud America: stiamo parlando del presidente brasiliano Michel Temer, di fatto salito al potere con un colpo di stato ai danni di Dilma Rousseff, e di quello argentino Mauricio Macri, entrambi cantori ditirambici del liberismo.
Due delle principali potenze economiche del continente sudamericano stanno vivendo un momento politico ed economico difficile: si tratta del Brasile, Paese che conta oltre duecento milioni di abitanti, e del Venezuela, il primo produttore di petrolio di quest’area geografica. Nonostante ciò, non possiamo esimerci dal notare il diverso trattamento che i principali media occidentali riservano alle due situazioni, canalizzando l’opinione pubblica in una direzione di opposizione al governo bolivariano di Nicolás Maduro, tale da far cadere nell’ombra la situazione brasiliana.
Il Brasile sperava di vendicare la sconfitta del 1950 e di vincere finalmente la Coppa del Mondo davanti al proprio pubblico, ma la nazionale più titolata della storia del calcio non è riuscita nell’impresa. Sconfitto sportivamente, il Brasile può comunque dirsi soddisfatto per come sono andati l’organizzazione e lo svolgimento dell’evento: “Il nostro Paese può considerarsi come vittorioso per quanto riguarda l’organizzazione della Coppa del Mondo”, ha dichiarato Dilma Rousseff, presidente dello stato più grande e popolato dell’America Latina. “Sono sicura che questo sia stato uno dei Mondiali più belli di sempre, abbiamo avuto la Coppa delle Coppe”.
Oramai mancano meno di sei mesi all’inizio della Coppa del Mondo di calcio in Brasile, quando trentadue nazionali si sfideranno in quello che, dopo i Giochi Olimpici, è l’evento sportivo più seguito al mondo.
Un tempo il calcio in Brasile era considerato come qualcosa di intangibile, al pari di una religione. Oggi, invece, la Confederations Cup è divenuta il palcoscenico ideale per manifestare i disagi sociali di un Paese che, nonostante la grande crescita degli ultimi anni, non ha ancora risolto molti dei suoi grandi problemi, in particolare la forte diseguaglianza. E così, il gigante sudamericano è stato travolto da un’ondata di proteste che non si registravano dagli inizi degli anni ’90, con numeri nell’ordine delle centinaia di migliaia di manifestanti (numeri grandi ma non eccessivi, su una popolazione totale di 194 milioni di persone).