Mondo

Gli Stati Uniti sono contro il nucleare… degli altri!

Gli Stati Uniti sono contro il nucleare… degli altri!

Ad oggi si calcola che nel mondo esistano circa 14.900 testate nucleari, un numero enorme, sufficiente a distruggere più volte il nostro pianeta. Le testate odierne, infatti, sono ben più potenti rispetto alle due bombe lanciate dall’aviazione statunitense alla fine della seconda guerra mondiale sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki. Tuttavia, va sottolineato come il numero complessivo di testate nucleari esistenti sulla Terra sia in netto calo rispetto alle 17.300 registrate nel 2012.

Del diritto di cittadinanza, ovvero guida per principianti su ius soli e ius sanguinis

Del diritto di cittadinanza, ovvero guida per principianti su ius soli e ius sanguinis

Secondo Platone, il dialogo ed il confronto non andrebbero negati a nessuno, e dal dialogo non può scaturire altro che conoscenza. Sarebbe però bello, aggiungiamo noi, se ognuno si autolimitasse nella propria libertà d’espressione, limitandosi a dialogare su tematiche di propria competenza, o circa argomenti sui quali ci si è previamente informati, senza bisogno di censure esterne. Non è un caso, del resto, che lo stesso Platone immaginasse una città ideale governata da un gruppo di filosofi, intesi come uomini saggi in grado di promuovere il bene della comunità, capaci cioè di fare l’interesse generale senza tener conto del proprio interesse particolare.

Donald Trump e l’Accordo di Parigi: una minaccia da fermare per la vita sulla Terra

Donald Trump e l’Accordo di Parigi: una minaccia da fermare per la vita sulla Terra

L’ennesima uscita fuori luogo, e questa volta non priva di potenziali conseguenze: Donald Trump ha deciso di ritirare gli Stati Uniti, il più grande produttore mondiale di gas serra, dall’Accordo di Parigi sul clima, trattato firmato da 195 Paesi nel mondo (tutti quelli membri delle Nazioni Unite, tranne Siria e Nicaragua) e già ratificato da 148 parti, compresi gli stessi Stati Uniti.

Breve storia dell’uso di armi chimiche: dalla Guerra d’Etiopia alla Siria

Breve storia dell’uso di armi chimiche: dalla Guerra d’Etiopia alla Siria

I recenti avvenimenti del conflitto siriano hanno riportato alla luce l’argomento riguardante il possesso e l’uso di armi chimiche, tematiche che attualmente sarebbe regolata, secondo il diritto internazionale, dalla Convenzione sulle Armi Chimiche del 1993. Quest’ultima prevede il divieto di produrre armi chimiche e l’obbligo, per gli stati contraenti che già le posseggono, di distruggere il proprio arsenale. Ad oggi, sebbene siano solamente quattro gli stati che non hanno aderito alla Convenzione (Israele, Corea del Nord, Egitto e Sudan del Sud), sono invero ancora molti quelli che posseggono un arsenale di questo genere.

Passaporti negati agli sportivi: non c’è solo Israele

Passaporti negati agli sportivi: non c’è solo Israele

Negli ultimi tempi sta tenendo particolarmente banco la vicenda dei visti che alcuni Paesi avrebbero negato agli sportivi israeliani in occasione di alcune competizioni internazionali: l’importanza di alcuni di questi atleti, ma anche il peso politico di questo Paese e la campagna mediatica che fa da seguito, hanno fatto sì che molti ne parlassero come uno scandalo, dimenticando però tanti episodi simili che hanno visto coinvolti sportivi di altre cittadinanze, e che le stesse autorità israeliane praticano spesso questo tipo di politiche nei confronti degli sportivi palestinesi.

Approvata la Tregua Olimpica per Rio 2016: una formalità dal valore simbolico

Approvata la Tregua Olimpica per Rio 2016: una formalità dal valore simbolico

Come accade da Barcellona 1992, il CIO ha proposto alle Nazioni Unite di promuovere la “Tregua Olimpica” in occasione della competizione a cinque cerchi del prossimo anno: con 180 voti favorevoli sui 193 Paesi membri dell’ONU, la 70ª Sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha naturalmente approvato la risoluzione, intitolata “Edificazione di un mondo pacifico e migliore grazie allo sport e all’ideale olimpico“, che vuole riprendere l’antica tradizione greca della sospensione di tutti i conflitti durante lo svolgimento dei Giochi. Secondo la risoluzione, tutti i conflitti dovranno essere sospesi per la durata di un mese, in quanto la Tregua inizierà una settimana prima della competizione sportiva e finirà una settimana dopo.

Hiroshima e Nagasaki: prove generali contro Mosca

Hiroshima e Nagasaki: prove generali contro Mosca

Ore 8:14 del 6 agosto 1945: la prima bomba atomica, denominata “Little Boy”, viene sganciata sulla città di Hiroshima. Tre giorni dopo, è la volta di Nagasaki. “Un male necessario” ci dirà a lungo la storiografia ufficiale, quella scritta dai vincitori, una mossa obbligata per causare la capitolazione di quel Giappone che, anche dopo la caduta definitiva della Germania nazista di Adolf Hitler, non ne voleva sapere di accettare la sconfitta. Addirittura, nei primi tempi e per qualche decennio, fu negata ogni conseguenza sui civili, ed il presidente Harry Truman annunciò che le bombe erano state lanciate su delle basi militari. Ma qual è la verità?

Olimpiadi: l’Europa è la tradizione, ma l’Asia è il futuro

Olimpiadi: l’Europa è la tradizione, ma l’Asia è il futuro

Con le sole candidature di Pechino ed Almaty in lista il fatto poteva già essere considerato acquisito, ma è diventato ufficiale con la scelta della candidatura cinese per l’organizzazione delle Olimpiadi invernali del 2022: l’Asia ospiterà tre edizioni consecutive della rassegna a cinque cerchi, considerando anche quelle di Pyeongchang 2018 e Tokyo 2020. Un trittico che ha già fatto storcere il naso a molti, ma che in realtà non fa altro che rappresentare lo spostamento del baricentro economico-politico del mondo dall’Oceano Atlantico, con le sue sponde nordamericana ed europea, all’Oceano Pacifico, tra Stati Uniti ed Asia orientale.

A te che ti scandalizzi per una nuotatrice di dieci anni…

A te che ti scandalizzi per una nuotatrice di dieci anni…

La partecipazione di Alzain Tareq, nuotatrice del Bahrein di appena dieci anni, ai Mondiali di nuoto di Kazan 2015 ha creato molte polemiche tra giornalisti, atleti e spettatori. Questa è la risposta a tutti coloro che non hanno avuto niente da fare se non ripetere banalità (“a dieci anni dovrebbe stare a giocare“) sulla sua presenza alla competizione iridata.