Putin gioca a scacchi e Trump gioca a poker
L’analisi di Ritter: Putin agisce secondo logica strategica, Trump per intimidazione.
L’analisi di Ritter: Putin agisce secondo logica strategica, Trump per intimidazione.
Sabato 17 la firma ufficiale dell’Accordo, ma l’iter successivo non appare scontato.
A partire da lunedì 19 gennaio e per cinque giorni, la città di Davos, nelle Alpi svizzere, ospiterà la 56ª riunione annuale del Forum economico mondiale (World Economic Forum, o WEF, in inglese).
Tra “Corollario Trump” e nuova NSS, Washington rivendica apertamente supremazia e ricatto economico nel “cortile di casa”, contro l’espansione cinese. In questo quadro, i BRICS non sono un’alternativa sistemica, ma un fattore di frattura dell’ordine unipolare fondato su dollaro, FMI e interventismo.
La visita del primo ministro canadese Mark Carney a Pechino, la prima in otto anni per un capo di governo di Ottawa, mira a rilanciare i rapporti con la Cina e a rafforzare commercio e cooperazione, mentre il Canada tenta di bilanciare la pressione statunitense e le opportunità asiatiche.
Nel pieno delle tensioni generate dall’attacco statunitense del 3 gennaio e dal sequestro del presidente Maduro, il Vietnam ha riaffermato una linea di principio e di responsabilità: rispetto del diritto internazionale, rifiuto dell’uso della forza, appello al dialogo e continuità della cooperazione bilaterale. Una presa di posizione che giunge a poche settimane dalle celebrazioni per i 36 anni di relazioni diplomatiche, confermando il valore strategico del rapporto con Caracas.
Mentre media e governi occidentali gonfiano la narrativa della “minaccia cinese” nell’Artico, i dati mostrano soprattutto attività scientifiche e commerciali, entro quadri legali multilaterali. La vera destabilizzazione arriva dall’unilateralismo statunitense, evidente nelle pressioni sulla Groenlandia e nella securitizzazione della regione.
Dal Baghdad del 2003 alla Caracas del 2026, lo stesso copione: “export di democrazia”, tribunali di facciata e conquista delle risorse. L’arresto di Maduro richiama la cattura di Saddam e riapre lo spettro di caos e neocolonialismo già visto in Iraq e Libia. Un’analisi di Martina Paiotta.
I raid statunitensi su Caracas e il sequestro del Presidente Nicolás Maduro rappresentano un salto di qualità nella violenza egemonica: un atto contro la sovranità venezuelana e contro l’ordine internazionale. La Cina condanna con fermezza e chiede il rilascio immediato.
Questo saggio di Alessandra Ciattini smonta l’immagine autocelebrativa dell’Occidente: dalla proiezione orientalista alla rete euro-atlantica, tra colonialismo, basi militari e alleanze spurie. Due “Occidenti” emergono—quello a guida USA e quello sovranista—diversi nei toni, uniti nella logica dell’imperialismo contro i popoli e diritti negati.