Uscire dall’Euro e dalla Nato per offrire una prospettiva di cambiamento sistemico
Intervento al seminario sull’economia di guerra del 30 dicembre 2025 al circolo Arci di San Giuliano Terme.
Intervento al seminario sull’economia di guerra del 30 dicembre 2025 al circolo Arci di San Giuliano Terme.
All’indomani dei bombardamenti statunitensi in Venezuela e del rapimento del presidente Nicolás Maduro, tre eurodeputati richiamano l’Unione europea alle proprie responsabilità. La lettera chiede una condanna netta, iniziative ONU e un’azione diplomatica urgente, denunciando il rischio di doppi standard e di escalation. Lettera disponibile in italiano, spagnolo e inglese.
Tra proteste contro corruzione, bilancio e ingresso nell’euro, la Bulgaria precipita in un caos che ricorda la Serbia: piazze guidate dai fedeli a UE e NATO, mobilitate sui social dalla generazione Z, mentre Bruxelles manovra e la sinistra denuncia inganni.
Tra proteste di massa e accuse di corruzione, il governo di Rosen Željazkov è caduto alla vigilia dell’ingresso della Bulgaria nell’euro, avvenuto il 1º gennaio. La frattura tra integrazione europea e sovranità sociale riporta in primo piano le posizioni della sinistra radicale.
Tra menzogne su “protezione” USA e fantasma dell’invasione russa, l’Europa imbocca la via del debito comune e del riarmo, scaricando i costi sociali su cittadini. Il saggio di Alessandra Ciattini smonta la propaganda e ne ricostruisce la logica: disciplinare una società in crisi e finanziare l’élite e il complesso militare-industriale.
Stefano Galieni recensisce il libro “Confini di classe, Diseguaglianze, migrazione e cittadinanza nello Stato capitalista” di Lea Ypi.
La “pace” promessa passa dal riarmo: Berlino accelera su EDIP e infrastrutture dual use, Roma e Parigi riaprono il dossier leva (anche obbligatoria). Tra nuove deroghe, appalti lampo e cultura militarista, l’Europa prepara lo scontro mentre welfare e diritti arretrano.
Il rischio di débacle: se il teatrino europeo riesce a far fallire ancora i negoziati, Putin potrà dimostrare agli alleati dei BRICS che non è colpa sua e passare così all’opzione militare, la sola cosa che conta nelle trattative.
Di fronte al piano russo-americano in 28 punti per fermare la guerra in Ucraina, l’establishment dell’Unione europea insorge oggi contro ogni ipotesi di trattativa, rivendicando una vittoria impossibile e confermando la propria trasformazione in irrilevante e definitivo cadavere politico atlantista.
Il Fondo monetario internazionale indica il welfare europeo come bersaglio, chiedendo tagli e “riforme” che aprano la strada a privatizzazioni, riarmo e nuova austerità. Un richiamo politico a senso unico che ignora il debito Usa e mette a rischio diritti sociali, contratti e coesione democratica.