Europa

L’Italia e l’Europa guardino ad Oriente

L’Italia e l’Europa guardino ad Oriente

In un terzo millennio che sta ridisegnando gli assetti geopolitici mondiali, l’Italia e gli altri Paesi dell’Europa occidentale rischiano di restare strangolati da un’alleanza troppo stretta con gli Stati Uniti d’America, che impedisce loro di guardare dall’altra parte del globo. Questa politica miope non può che portare ad un’accelerazione nel processo di declino del “vecchio continente”.

Morti sul lavoro: terrorista è il capitale (e il contratto di governo)

Morti sul lavoro: terrorista è il capitale (e il contratto di governo)

Al 20 maggio, sono ufficialmente 270 i morti sul luogo di lavoro registrati in Italia da inizio anno, cifra che supera i 450 se si considerano anche i morti sulle strade per raggiungere il luogo di lavoro o per svolgere una mansione lavorativa. Lo scorso anno, invece, i morti sul lavoro sono stati 634, 1.350 comprendendo ancora quelli sui mezzi di trasporto. I numeri sarebbero ancora maggiori considerando i lavoratori informali, molti dei quali resteranno per sempre anonimi, senza parlare di quelle vittime che dopo anni di sofferenze muoiono a causa di malattie contratte sul posto di lavoro.

Montenegro: Milo Đukanović torna alla presidenza, continua il monopolio del DPS

Montenegro: Milo Đukanović torna alla presidenza, continua il monopolio del DPS

Tra i più giovani stati europei, il Montenegro ha ufficialmente ottenuto l’indipendenza solamente il 3 giugno 2006, dopo aver a lungo goduto di una certa autonomia prima all’interno della Jugoslavia e poi della Federazione di Serbia & Montenegro. La storia politica del Montenegro post-comunista è stata dominata interamente da una forza politica, il Partito Democratico dei Socialisti (Demokratska Partija Socijalista Crne Gore, DPS), in teoria erede legale della Lega dei Comunisti del Montenegro (Savez komunista Crne Gore, SK CG), ma da tempo orientato verso posizioni di progressismo socialdemocratico ed europeista.

Azerbaigian: Aliyev, la dinastia di presidenti che piace all’Occidente

Azerbaigian: Aliyev, la dinastia di presidenti che piace all’Occidente

Passare il potere secondo un criterio ereditario è una tradizione nelle monarchie, decisamente meno nelle repubbliche. Quando ciò avviene, generalmente la stampa occidentale ne fa un pretesto per attaccare il governo del Paese in questione: pensiamo soprattutto alla dinastia dei Kim in Corea del Nord (Kim Il-Sung, Kim Jong-Il e l’attuale leader Kim Jong-Un) o alla Siria, dove ad Hafez al-Assad è succeduto il figlio Bashar al-Assad. Nulla o quasi, invece, viene detto sull’Azerbaigian, partner commerciale e politico importantissimo dell’Occidente, finito nelle mani di un’unica famiglia sin dall’indipendenza dall’Unione Sovietica.

Ungheria, il finto antieuropeismo di Viktor Orbán

Ungheria, il finto antieuropeismo di Viktor Orbán

Divenuto primo ministro dell’Ungheria per la prima volta nel 2010 e confermato nel 2014, Viktor Orbán si è garantito un terzo mandato consecutivo alla guida del governo magiaro in seguito ai risultati delle ultime elezioni politiche (in carriera si tratta invece del quarto mandato, dopo quello ottenuto tra il 1998 ed il 2002). Il leader della destra antieuropeista rappresenta davvero un’alternativa, o la sua è solo un’efficace propaganda?

Repubblica Ceca: Miloš Zeman resta presidente per pochi voti, governo senza maggioranza

Repubblica Ceca: Miloš Zeman resta presidente per pochi voti, governo senza maggioranza

I cittadini della Repubblica Ceca sono stati chiamati alle urne in ben tre occasioni negli ultimi mesi: il 20-21 ottobre per le elezioni legislative, il 12-13 gennaio per il primo turno delle presidenziali ed il 26-27 gennaio per il secondo turno nella definizione del capo di stato. E, vista la crisi di governo attuale, non è detto che non sia necessaria una nuova tornata elettorale a breve termine.

Romania, cresce la nostalgia per Nicolae Ceaușescu

Romania, cresce la nostalgia per Nicolae Ceaușescu

Lo scorso 26 gennaio ricorrevano i cento anni dalla nascita di Nicolae Ceaușescu, Presidente della Repubblica Socialista di Romania dal 1974 fino al dicembre 1989, quando fu deposto ed assassinato da un colpo di stato che viene generalmente definito come “rivoluzione rumena”. Ceaușescu è stato generalmente dipinto come uno dei più sanguinari leader del comunismo novecentesco, tuttavia non va dimenticato che fu anche elogiato dai politici nostrani, compreso Giulio Andreotti, quando il capo di stato rumeno prese posizioni divergenti nei confronti dell’Unione Sovietica: in ogni caso si trattò di mere scelte di comodo, dettate dagli equilibri internazionali del momento.