Nagorno-Karabakh: non si placa il conflitto tra Armenia e Azerbaigian
Gli accordi per il cessate il fuoco tra Armenia e Azerbaigian non hanno fino ad ora sortito alcun effetto: prosegue lo scontro nel territorio conteso del Nagorno-Karabakh.
Gli accordi per il cessate il fuoco tra Armenia e Azerbaigian non hanno fino ad ora sortito alcun effetto: prosegue lo scontro nel territorio conteso del Nagorno-Karabakh.
La vittoria di Ersin Tatar nelle presidenziali della Repubblica Turca di Cipro del Nord offre una sponda importante alla politica espansionistica di Recep Tayyip Erdoğan.
Se quanto affermato dalle autorità di Erevan dovesse essere confermato, la Russia potrebbe trovarsi nell’obbligo di intervenire in difesa dell’Armenia.
Le elezioni per il rinnovamento di una parte del Senato di Praga si sono tenute proprio nel momento in cui il Paese affronta una recrudescenza della pandemia da Covid-19.
Grazie ai buoni rapporti che intercorrono con Erevan e Baku, il presidente russo Vladimir Putin ha assunto il ruolo di mediatore per promuovere il cessate il fuoco tra Armenia ed Azerbaigian, in seguito al riemergere del conflitto per il controllo del Nagorno-Karabakh.
Primo ministro dal 2017, Ana Brnabić ha ricevuto un secondo incarico per la formazione del nuovo governo serbo da parte del presidente Aleksandar Vučić.
Gli scontri tra Armenia ed Azerbaigian per il controllo del Nagorno-Karabakh rischiano di assumenre una magnitudine ancora maggiore a causa del ruolo della Turchia, che spalleggia Baku all’interno del proprio progetto di imperialismo neo-ottomano nella regione.
Il Nagorno-Karabakh è al centro di una storica disputa tra Armenia ed Azerbaigian, riesplosa negli ultimi giorni con quella che sembra stia diventando una vera e propria guerra.
Il 20 e 21 settembre tutti gli italiani sono stati chiamati alle urne per il referendum costituzionale sulla riduzione del numero dei parlamentari, al quale si sono unite sei elezioni regionali, due suppletive e numerose comunali.
Le forze politiche montenegrine hanno trovato un accordo per la formazione di un nuovo esecutivo entro la fine di ottobre, la cui guida sarà affidata a Zdravko Krivokapić, leader del cartello conservatore Per il Futuro del Montenegro.