Il PD non ha nulla da festeggiare
Le parole trionfanti del segretario Enrico Letta contrastano con la realtà di una politica italiana (PD compreso) del tutto moribonda.
Le parole trionfanti del segretario Enrico Letta contrastano con la realtà di una politica italiana (PD compreso) del tutto moribonda.
Nella Piombino dell’estate 1994, quattro ragazzi sono protagonisti delle loro avventure adolescenziali in un contesto dove emergono le angosce quotidiane della classe lavoratrice nell’Italia degli anni ’90.
Il 12 giugno ha segnato, qualora ve ne fosse stato ancora bisogno, una nuova dimostrazione del completo fallimento del sistema politico italiano.
Per la seconda volta consecutiva, il presidente della Repubblica Italiana uscente è stato costretto a restare in carica anche contro la propria volontà, una palese manifestazione del fallimento del sistema democratico borghese italiano.
La parabola discendente del Movimento 5 Stelle ha portato il partito fondato da Beppe Grillo dall’apice delle elezioni politiche del 2018 alla riduzione ad inutile partner junior del Partito Democratico dopo la sconfitta totale delle amministrative 2021, promuovendo il ritorno del bipolarismo.
Il discorso inaugurale del nuovo primo ministro Mario Draghi ha chiarito perfettamente quale sarà il programma del suo esecutivo, mettendo a tacere coloro che ancora credono che in parlamento vi siano partiti anti-sistema.
Il continuo gridare alla “dittatura sanitaria” non ha fatto altro che favorire il passaggio ad una più esplicita dittatura del capitale sotto la guida del santone Mario Draghi.
Nel giorno del centenario della fondazione del Partito Comunista d’Italia, nato a Livorno il 21 gennaio 1921, vi proponiamo questo brano pubblicato da Antonio Gramsci il 9 ottobre 1920 sulle pagine de “L’Ordine Nuovo”, che anticipa di qualche mese la scissione all’interno del Partito Socialista e la conseguente nascita del Partito Comunista.
Nonostante i dissidi interni, l’attuale governo non può permettersi di cadere, né si vedono all’orizzonte alternative plausibili ed auspicabili per un esecutivo di diverso orientamento nel 2021, a meno che questo non si riveli essere l’anno del risveglio delle forze della sinistra socialista.
Il 30 luglio 1957, Pietro Ingrao, nei panni di deputato del Partito Comunista Italiano, tenne un intervento nel quale giustificava il voto contrario del PCI all’ingresso dell’Italia nella Comunità Economica Europea (CEE), istituita dal Trattato di Roma il 25 marzo e che poi avrebbe dato vita all’odierna Unione Europea.