Armenia: Pashinyan confermato primo ministro, nonostante tutto
Con una bassa affluenza e nonostante le proteste per la questione del Nagorno-Karabakh, Nikol Pashinyan resta a capo del governo armeno.
Con una bassa affluenza e nonostante le proteste per la questione del Nagorno-Karabakh, Nikol Pashinyan resta a capo del governo armeno.
Le violazioni della linea di confine da parte delle forze dell’Azerbaigian rischiano di rilanciare un conflitto interrotto dal cessate il fuoco firmate lo scorso 9 novembre con l’intermediazione russa.
Il primo ministro Nikol Pashinyan denuncia un tentativo di colpo di Stato da parte dell’esercito, mentre l’opposizione lo accusa dell’esito negativo del conflitto sul Nagorno-Karabakh con l’Azerbaigian.
L’accordo di pace stipulato dai governi di Russia, Armenia e Azerbaigian ha suscitato forti proteste popolari ad Erevan, dove ora i cittadini chiedono le dimissioni del primo ministro Nikol Pashinyan.
Gli accordi per il cessate il fuoco tra Armenia e Azerbaigian non hanno fino ad ora sortito alcun effetto: prosegue lo scontro nel territorio conteso del Nagorno-Karabakh.
Se quanto affermato dalle autorità di Erevan dovesse essere confermato, la Russia potrebbe trovarsi nell’obbligo di intervenire in difesa dell’Armenia.
Grazie ai buoni rapporti che intercorrono con Erevan e Baku, il presidente russo Vladimir Putin ha assunto il ruolo di mediatore per promuovere il cessate il fuoco tra Armenia ed Azerbaigian, in seguito al riemergere del conflitto per il controllo del Nagorno-Karabakh.
Gli scontri tra Armenia ed Azerbaigian per il controllo del Nagorno-Karabakh rischiano di assumenre una magnitudine ancora maggiore a causa del ruolo della Turchia, che spalleggia Baku all’interno del proprio progetto di imperialismo neo-ottomano nella regione.
Il Nagorno-Karabakh è al centro di una storica disputa tra Armenia ed Azerbaigian, riesplosa negli ultimi giorni con quella che sembra stia diventando una vera e propria guerra.
La Repubblica dell’Artsakh, o Nagorno-Karabakh, è uno stato autoproclamatosi indipendente dal 1992, ma non riconosciuto dalla comunità internazionale. Il 31 marzo ed il 14 aprile si sono svolte le elezioni legislative e presidenziali.