Forti tensioni politiche in Armenia
Il primo ministro Nikol Pashinyan denuncia un tentativo di colpo di Stato da parte dell’esercito, mentre l’opposizione lo accusa dell’esito negativo del conflitto sul Nagorno-Karabakh con l’Azerbaigian.
Il primo ministro Nikol Pashinyan denuncia un tentativo di colpo di Stato da parte dell’esercito, mentre l’opposizione lo accusa dell’esito negativo del conflitto sul Nagorno-Karabakh con l’Azerbaigian.
L’accordo di pace stipulato dai governi di Russia, Armenia e Azerbaigian ha suscitato forti proteste popolari ad Erevan, dove ora i cittadini chiedono le dimissioni del primo ministro Nikol Pashinyan.
Gli accordi per il cessate il fuoco tra Armenia e Azerbaigian non hanno fino ad ora sortito alcun effetto: prosegue lo scontro nel territorio conteso del Nagorno-Karabakh.
Se quanto affermato dalle autorità di Erevan dovesse essere confermato, la Russia potrebbe trovarsi nell’obbligo di intervenire in difesa dell’Armenia.
Grazie ai buoni rapporti che intercorrono con Erevan e Baku, il presidente russo Vladimir Putin ha assunto il ruolo di mediatore per promuovere il cessate il fuoco tra Armenia ed Azerbaigian, in seguito al riemergere del conflitto per il controllo del Nagorno-Karabakh.
Gli scontri tra Armenia ed Azerbaigian per il controllo del Nagorno-Karabakh rischiano di assumenre una magnitudine ancora maggiore a causa del ruolo della Turchia, che spalleggia Baku all’interno del proprio progetto di imperialismo neo-ottomano nella regione.
Il Nagorno-Karabakh è al centro di una storica disputa tra Armenia ed Azerbaigian, riesplosa negli ultimi giorni con quella che sembra stia diventando una vera e propria guerra.
La Repubblica dell’Artsakh, o Nagorno-Karabakh, è uno stato autoproclamatosi indipendente dal 1992, ma non riconosciuto dalla comunità internazionale. Il 31 marzo ed il 14 aprile si sono svolte le elezioni legislative e presidenziali.
Per la prima volta della sua giovane storia, l’Armenia è andata alle elezioni anticipate, causate dalla caduta del governo di Serž Sargsyan in seguito alla cosiddetta rivoluzione di velluto armena, avvenuta nella primavera di quest’anno. A guidare la rivolta è stato il principale leader dell’opposizione, Nikol Pashinyan, che ha assunto la carica di primo ministro ad interim l’8 maggio, venendo poi consacrato dal voto popolare nella giornata di domenica 9 dicembre. L’affluenza alle urne, in netto calo, è stata pari al 48.63%.
Nel 2015, un referendum costituzionale ha modificato la forma di governo dell’Armenia, passata da dall’essere una repubblica presidenziale a diventare una repubblica parlamentare. Solamente il 2 aprile 2017, però, i cittadini del piccolo stato caucasico sono stati chiamati alle urne per rinnovare la composizione dello stesso parlamento, con un’affluenza registrata del 60.86%.