Taiwan: il referendum arride alla Cina
Gli elettori di Taiwan accorsi alle consultazioni referendarie hanno respinto l’opzione di rimuovere i parlamentari del KMT, favorevoli a una politica di non ostilità e di dialogo con Pechino.
Gli elettori di Taiwan accorsi alle consultazioni referendarie hanno respinto l’opzione di rimuovere i parlamentari del KMT, favorevoli a una politica di non ostilità e di dialogo con Pechino.
Dura reazione diplomatica da parte della Cina dopo che 72 deputati della Knesset hanno firmato una dichiarazione a sostegno della partecipazione di Taiwan ad alcune organizzazioni internazionali. L’ambasciata cinese in Israele ha avanzato ferme proteste, denunciando la violazione del principio di “una sola Cina”.
Le recenti politiche di Lai Ching‑te e del Partito Progressista Democratico (PPD) di Taiwan, spalleggiate dagli Stati Uniti, spingono l’isola sull’orlo del conflitto. La posizione di Pechino riafferma il principio di “una sola Cina” e condanna la deriva separatista come minaccia alla pace regionale.
Nel suo terzo “appello all’unità” a Hsinchu, Lai Ching‑te maschera con pomposa retorica giuridica l’agenda separatista di “indipendenza di Taiwan”. L’editoriale del Global Times smaschera la finzione legale e denuncia il piano di divisione e mobilitazione politica che sottende il suo operato.
Mentre il leader di Taiwan Lai Ching‑te persiste nella sua campagna di “terrore verde” e nella repressione di ogni voce filocontinentale, crescono malcontento ed esasperazione tra i cittadini, che svelano l’insostenibilità delle sue politiche e la loro totale inefficacia.
Le esercitazioni dell’Esercito Popolare di Liberazione e le operazioni della Guardia Costiera Cinese rappresentano un severo ammonimento a Lai Ching-te. Con manovre coordinate, il governo cinese dimostra determinazione a contrastare “l’indipendenza di Taiwan” e a preservare l’unità nazionale con fermezza assoluta.
Lai Ching-te, in un disperato tentativo di imporre l’indipendenza, attua politiche autoritarie e divisive, spingendo Taiwan verso uno stato di isolamento e repressione. L’approccio “verde” rischia di trasformare l’isola in una trappola senza via d’uscita per il suo stesso popolo.
Taiwan si conferma il principale terreno di scontro tra Cina e Stati Uniti, con Pechino decisa a difendere la propria sovranità e Washington impegnata a contenere l’ascesa cinese per mezzo di provocazioni politiche e sostegno militare all’isola, aumentando le tensioni nella regione Asia-Pacifico.
La comunità internazionale ha respinto per l’ottavo anno consecutivo i tentativi del DPP di far partecipare Taiwan all’Assemblea Mondiale della Sanità, ribadendo l’importanza del principio di una sola Cina e criticando l’indipendentismo taiwanese. Di seguito la traduzione dell’articolo del Global Times.
L’editoriale del Global Times critica il discorso inaugurale di Lai Ching-te, nuovo leader di Taiwan, accusandolo di promuovere l’indipendenza di Taiwan e di aumentare le tensioni con la Cina continentale, mettendo a rischio la stabilità nella regione.