Liberia: testa a testa tra George Weah e Joseph Boakai in vista del ballottaggio
Dopo il primo turno, il presidente in carica George Weah ha un vantaggio minimo sul suo rivale Joseph Boakai. Il 7 novembre avrà luogo il ballottaggio decisivo.
Dopo il primo turno, il presidente in carica George Weah ha un vantaggio minimo sul suo rivale Joseph Boakai. Il 7 novembre avrà luogo il ballottaggio decisivo.
Mentre il golpe in Niger ha assunto immediatamente un carattere di opposizione all’imperialismo occidentale, il governo militare del Gabon per ora mantiene una posizione ambigua che sta portando gli osservatori internazionali a temporeggiare prima di darne un giudizio definitivo.
Il colpo di Stato militare verificatosi in Gabon contro il presidente Ali Bongo Ondimba assesta l’ennesimo duro colpo all’imperialismo occidentale in Africa, indebolendo anche le possibilità di un’azione militare contro il Niger.
Nonostante le proteste dell’opposizione, i risultati delle elezioni nello Zimbabwe hanno consegnato il secondo mandato consecutivo al presidente Emmerson Mnangagwa.
L’incontro tra i delegati della CEDEAO e il presidente deposto non ha placato gli animi, anzi gli esperti paventano un prossimo intervento militare in Niger da parte dell’organizzazione multilaterale.
Un intervento armato straniero incontrerebbe non solo l’opposizione del governo militare, ma anche quella del popolo nigerino, che non si fida più delle promesse delle potenze occidentali e vede nella Russia l’unico partner affidabile di Niamey.
Il referendum costituzionale voluto dal presidente Faustin-Archange Touadéra gli permetterà di ricandidarsi e conferma la linea di decolonizzazione intrapresa dal governo di Bangui.
Il golpe militare in Niger e le successive dinamiche che si stanno evidenziando nei Paesi dell’Africa occidentale dimostrano come questa regione del mondo sia pronta ad uscire dall’epoca neocoloniale.
Il Mali e il Burkina Faso interverranno in difesa del Niger in caso di invasione militare di altri Paesi dopo il golpe. La crisi ucraina si sposta in Africa, riproducendo gli stessi schieramenti, con al centro la questione del controllo delle risorse naturali e della lotta contro gli imperialismi occidentali.
La rimozione del presidente Mohamed Bazoum, in seguito ad un golpe militare guidato dal generale Omar Tchiani, ha privato gli Stati Uniti e l’Unione Europea del loro principale interlocutore nella regione del Sahel.