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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri: Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

Repubblica del Congo: il Partito del Lavoro si conferma anche nel secondo turno

Repubblica del Congo: il Partito del Lavoro si conferma anche nel secondo turno

Lo scorso 16 luglio si era tenuto il primo turno delle elezioni parlamentari della Repubblica del Congo, l’ex colonia francese con capitale Brazzaville (da non confondere con la Repubblica Democratica del Congo, ex colonia belga con capitale Kinshasa), che aveva permesso l’assegnazione di 93 dei 151 seggi da distribuire all’interno dell’Assemblée Nationale, la camera bassa del parlamento del Paese africano. Il secondo turno, svoltosi domenica 30 luglio, ha invece permesso il completamento della composizione dell’Assemblée Nationale, con i risultati ufficiali che sono stati comunicati il 3 agosto. La camera alta, il Senato, viene invece eletta in maniera indiretta attraverso i consigli regionali e locali.

Venezuela: le elezioni per la costituente sanciscono la rinnovata vittoria della rivoluzione bolivariana

Venezuela: le elezioni per la costituente sanciscono la rinnovata vittoria della rivoluzione bolivariana

Dopo il referendum fasullo indetto dall’opposizione, i cui numeri restano dubbi e mai verificati, lo scorso 30 luglio si è tenuta finalmente la tornata elettorale per l’Assemblea Costituente voluta dal presidente Nicolás Maduro in Venezuela. Una votazione, questa volta, in piena regola, sotto il controllo degli organismi previsti dalla costituzione vigente (la commissione di controllo del voto è composta al 50% da esponenti vicini al governo e al 50% da esponenti dell’opposizione) e con la supervisione delle Nazioni Unite. L’affluenza alle urne, superiore agli 8 milioni di elettori (per la precisione 8.089.320), ha schiacciato anche i dati più ottimistici del referendum delle opposizioni, sancendo una chiara vittoria del presidente Maduro e della rivoluzione bolivariana ai danni dell’opposizione.

Timor Est: il FRETILIN torna ad essere il primo partito del Paese

Timor Est: il FRETILIN torna ad essere il primo partito del Paese

Sabato 22 luglio si sono tenute le elezioni parlamentari nella Repubblica Democratica di Timor Est, piccolo stato di recente indipendenza che occupa la metà orientale dell’isola di Timor, mentre la parte occidentale appartiene all’Indonesia. Timor Est, in effetti, ha ottenuto l’indipendenza da Jakarta solamente 20 maggio 2002, dopo lunghi e spesso sanguinosi conflitti con i colonizzatori portoghesi prima e successivamente con il governo indonesiano.

Repubblica del Congo: il Partito del Lavoro nettamente al comando dopo il primo turno elettorale

Repubblica del Congo: il Partito del Lavoro nettamente al comando dopo il primo turno elettorale

Lo scorso 16 luglio si è tenuto il primo turno delle elezioni parlamentari della Repubblica del Congo, l’ex colonia francese con capitale Brazzaville (da non confondere con la Repubblica Democratica del Congo, ex colonia belga con capitale Kinshasa) che ha permesso l’assegnazione di 93 dei 151 seggi da distribuire all’interno dell’Assemblée Nationale, la camera bassa del parlamento del Paese africano. La camera alta, il Senato, viene invece eletta in maniera indiretta attraverso i consigli regionali e locali. Il secondo turno, che permetterà il completamento della composizione dell’Assemblée Nationale, è previsto per il 30 luglio.

Bermuda: netta vittoria dei laburisti alle elezioni generali

Bermuda: netta vittoria dei laburisti alle elezioni generali

Scoperto nel 1503 dal capitano spagnolo Juan de Bermúdez, in onore del quale fu denominato, l’arcipelago delle Bermuda entrò ben presto a far parte dell’Impero britannico, nel quale è tuttora incluso. Furono gli inglesi, infatti, a costruire i primi insediamenti umani stabili sulle isole, fino ad allora disabitate. Le Bermuda detengono comunque una certa autonomia da Londra: il territorio d’oltremare britannico possiede infatti un proprio parlamento bicamerale, composto da una camera bassa, la House of Assembly, e da una camera alta, il Senato, non elettivo e composto da appena undici membri. La corona britannica è rappresentata dal governatore, massima carica dell’arcipelago, attualmente detenuta da John Rankin.

Venezuela: il referendum fasullo e lo scandalo della stampa italiana

Venezuela: il referendum fasullo e lo scandalo della stampa italiana

Lunedì scorso i giornali italiani e di altri Paesi del “nord del mondo” hanno aperto la sezione degli esteri con la notizia di un fantomatico referendum tenutosi in Venezuela, che avrebbe visto circa il 98% degli elettori pronunciarsi contro l’attuale presidente Nicolás Maduro. L’ennesima dimostrazione di una stampa totalmente genuflessa agli interessi degli Stati Uniti e della classe dominante a livello globale, rappresentata dalla destra borghese anti-chavista nel contesto nazionale venezuelano.

Gli Stati Uniti sono contro il nucleare… degli altri!

Gli Stati Uniti sono contro il nucleare… degli altri!

Ad oggi si calcola che nel mondo esistano circa 14.900 testate nucleari, un numero enorme, sufficiente a distruggere più volte il nostro pianeta. Le testate odierne, infatti, sono ben più potenti rispetto alle due bombe lanciate dall’aviazione statunitense alla fine della seconda guerra mondiale sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki. Tuttavia, va sottolineato come il numero complessivo di testate nucleari esistenti sulla Terra sia in netto calo rispetto alle 17.300 registrate nel 2012.

Papua Nuova Guinea: il Paese nel caos durante e dopo le elezioni

Papua Nuova Guinea: il Paese nel caos durante e dopo le elezioni

Un processo elettorale già di per sé lunghissimo e complesso, reso ancora più complesso dai suoi protagonisti: è quello che sta avvenendo in Papua Nuova Guinea, Paese molto povero, considerato come il confine convenzionale tra Oceania ed Asia, su di un’isola, la Nuova Guinea, divisa a metà con l’Indonesia. Le operazioni di voto in Nuova Guinea hanno avuto inizio lo scorso 24 giugno e si sono concluse l’8 luglio, mentre i risultati ufficiali non si sapranno prima della fine del mese. Delle lungaggini che non fanno altro che aumentare i sospetti, la tensione e i conflitti.

Mongolia: Khaltmaa Battulga è il nuovo presidente della repubblica

Mongolia: Khaltmaa Battulga è il nuovo presidente della repubblica

Venerdì 7 luglio ha avuto luogo il secondo turno delle elezioni presidenziali in Mongolia, stato dell’Asia centrale privo di accesso al mare che conta circa tre milioni di abitanti. Per la prima volta della storia, si è dovuto far ricorso al ballottaggio per l’elezione del capo di stato, dopo che nessun candidato era riuscito a superare il 50% dei consensi nella prima tornata elettorale. A questo secondo turno hanno preso parte il 60.67% degli aventi diritto, con un’affluenza alle urne in calo rispetto al 68.27% del primo.

Relazioni Stati Uniti – Cuba: situazione e prospettive sotto la presidenza di Donald Trump

Relazioni Stati Uniti – Cuba: situazione e prospettive sotto la presidenza di Donald Trump

Una delle principali tematiche che ha tenuto banco in questi primi mesi di presidenza di Donald Trump è quella riguardante le relazioni tra gli Stati Uniti e Cuba. Dopo i lunghi decenni di gelo, che sono andati ben oltre la fine della guerra fredda, la distensione aveva avuto inizio negli ultimi due anni grazie al cambiamento di rotta voluto da Barack Obama. Con l’elezione di Trump, però, molti dei progressi fatti di recente sembrano messi a repentaglio.