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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri: Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

Nuova Zelanda: Jacinda Ardern nuovo Primo Ministro, accordo laburisti-nazionalisti

Nuova Zelanda: Jacinda Ardern nuovo Primo Ministro, accordo laburisti-nazionalisti

Sabato 23 settembre si sono tenute le elezioni legislative in Nuova Zelanda, con il primo ministro uscente Bill English che partiva come favorito per la successione a se stesso. In quell’occasione, si recarono alle urne circa 2.56 milioni di elettori, con un’affluenza pari al 78.8% sui 3.57 milioni di aventi diritto. Dopo oltre un mese di contrattazioni, però, la formazione del nuovo governo ha visto un’alleanza tra due forze sulla carta contrapposte, lasciando ad English il compito di guidare l’opposizione.

Venezuela: la rivoluzione ha vinto ancora. E piomba il silenzio

Venezuela: la rivoluzione ha vinto ancora. E piomba il silenzio

Per mesi, i mass media occidentali ci hanno mostrato l’immagine propagandistica di un Venezuela al collasso, di un presidente, Nicolás Maduro, incapace di governare il Paese, di un opposizione (rigorosamente liberista e filostatunitense) pronta a prendere le redini della potenza petrolifera ipoteticamente più grande del mondo. I cantori ditirambici della fine della rivoluzione bolivariana ci hanno poi venduto un referendum fasullo come atto di democrazia, ma sono stati messi a tacere in successione dalle elezioni per la Costituente, volute dallo stesso Maduro, e dai recenti risultati delle elezioni regionali. Bene, vuol dire che ne parleremo noi.

Kirghizistan: Sooronbay Jeenbekov è il nuovo Presidente

Kirghizistan: Sooronbay Jeenbekov è il nuovo Presidente

Domenica 15 ottobre, i cittadini del Kirghizistan sono stati chiamati alle urne per eleggere il nuovo Presidente, che entrerà in carica alla fine del mandato dell’attuale capo di stato Almazbek Atambayev, ovvero il 1° dicembre di quest’anno. Il 55.93% degli aventi diritto si è recato alle urne, ovvero quasi 1.7 milioni di persone sui tre milioni di potenziali votanti.

Austria: Sebastian Kurz incaricato della formazione del nuovo governo

Austria: Sebastian Kurz incaricato della formazione del nuovo governo

Domenica 15 ottobre, i 6.4 milioni di cittadini aventi diritto al voto in Austria sono stati chiamati alle urne per rinnovare del Nationalrat (Consiglio Nazionale), la camera bassa del Parlamento, composta da 181 membri, attraverso le elezioni legislative. L’affluenza alle urne è stata tra le più alte degli ultimi anni in Europa, pari all’80% (5.1 milioni di elettori). In seguito all’ufficializzazione dei risultati elettorali, il 20 ottobre il presidente federale Alexander Van der Bellen ha incaricato Sebastian Kurz di formare un nuovo governo in qualità di leader del partito con più consensi.

In Iraq si semina per raccogliere un Kurdistan capitalista e filo-americano

In Iraq si semina per raccogliere un Kurdistan capitalista e filo-americano

Con il 92.7% delle preferenze, i curdi di stanza in Iraq si sono espressi a favore dell’indipendenza da Baghdad attraverso un recente referendum popolare. Tuttavia, l’esistenza di un Kurdistan indipendente non sembra essere ancora vicina, e questo referendum non fa altro che nascondere la grande frammentazione e le differenze che esistono tra le diverse aree popolate dai curdi, con il chiaro obiettivo di dare un’impronta capitalista e filo-statunitense ad un eventuale nuovo stato nel cuore del Medio Oriente.

Sull’indipendenza della Catalogna: socialismo o barbarie

Sull’indipendenza della Catalogna: socialismo o barbarie

La questione dell’indipendentismo catalano non è certamente qualcosa di nuovo, tant’è che le prime tracce di movimenti ostili alla Castiglia, il centro nevralgico della Spagna moderna, si trovano già nel XIV secolo. Nel corso dei secoli, Madrid e Barcellona hanno dato vita ad un lungo braccio di ferro, con l’alternarsi di periodi di forte centralismo da parte del governo ed altri di maggiori concessioni nei confronti della Catalogna e delle ulteriori entità che compongono il territorio sotto il controllo della monarchia iberica.

La Germania mostra il vero volto della democrazia borghese

La Germania mostra il vero volto della democrazia borghese

Sabato 24 settembre si sono tenute in Germania le elezioni per il rinnovamento della composizione del Bundestag. Al di là dei risultati elettorali, che comunque andremo di seguito ad analizzare, il caso tedesco appare di particolare interesse per smascherare la vera natura della democrazia borghese di tipo occidentale, una democrazia che ci concede una libertà solamente apparente di scelta.

Papua Nuova Guinea: arrivano i risultati, il PNC resta il primo partito

Papua Nuova Guinea: arrivano i risultati, il PNC resta il primo partito

Un processo elettorale già di per sé lunghissimo e complesso, reso ancora più complesso dai suoi protagonisti: è quello che è avvenuto in Papua Nuova Guinea, Paese molto povero, considerato come il confine convenzionale tra Oceania ed Asia, su di un’isola, la Nuova Guinea, divisa a metà con l’Indonesia. Le operazioni di voto in Papua Nuova Guinea hanno avuto inizio lo scorso 24 giugno e si sono concluse l’8 luglio, mentre i risultati ufficiali sono stati pubblicati solamente nelle ultime ore. Delle lungaggini che non hanno fatto altro che aumentare i sospetti, la tensione e i conflitti tra le parti.

Singapore: Halimah Yacob presidente senza elezioni

Singapore: Halimah Yacob presidente senza elezioni

Dopo la fine del mandato del settantasettenne Tony Tan, a Singapore erano state indette le nuove elezioni presidenziali, previste per il 22 settembre: una tornata elettorale che però non avrà mai luogo, visto che la sessantatreenne Halimah Yacob era l’unica candidata per la massima carica del piccolo stato dell’Asia sud-orientale.