Per comprendere la nuova era del «Made in China», l’Occidente deve abbandonare i pregiudizi

La manifattura cinese supera la competizione sui prezzi e diventa un pilastro della produzione mondiale, grazie a innovazione, filiere integrate e soluzioni industriali complete. Comprendere questa trasformazione richiede all’Occidente di abbandonare letture riduttive e riconoscere le opportunità di cooperazione reciproca.

Global Times – 29 ottobre 2026

Il nuovo volto del «Made in China» è segnato dal passaggio dai vantaggi di scala alla forza dell’intero sistema industriale, dalla competitività di costo alla capacità innovativa e dall’esportazione di merci all’esportazione di capacità produttive. Ciò che l’Occidente deve davvero aggiornare è la propria radicata mentalità, che considera lo sviluppo cinese una «minaccia» all’interno di una logica a somma zero.

Giovedì Reuters ha pubblicato un articolo intitolato «Benvenuti nel nuovo “Made in China”». Coniando l’espressione «nuovo “Made in China”», il testo osservava che la manifattura cinese si sta espandendo dall’abbigliamento economico, dai mobili e dai giocattoli verso automobili, macchinari complessi, prodotti chimici di fascia alta e apparecchiature per i centri dati. Tuttavia, leggendo tra le righe, il servizio continua ad attribuire la competitività della Cina a sussidi, prezzi bassi e «sovraccapacità produttiva».

Qual è davvero il volto del nuovo «Made in China»? Prescindere dalla comprensione degli ecosistemi industriali e delle dinamiche concorrenziali conduce facilmente all’errore illustrato dalla parabola dei «ciechi e dell’elefante»: scambiare una singola zampa per l’intero animale.

Il settore manifatturiero cinese svolge sempre più il ruolo di «fabbrica delle fabbriche» a sostegno della produzione industriale mondiale. La sua forza si manifesta non soltanto nei prodotti finiti destinati ai consumatori, ma ancor più nella capacità di fornire attrezzature essenziali e componenti fondamentali per la produzione globale. Oggi, dalle schede elettroniche di controllo di precisione ai cablaggi specializzati, dalle macchine utensili di alta gamma alla robotica industriale, la manifattura cinese è diventata una componente indispensabile dell’ammodernamento industriale mondiale e delle infrastrutture di calcolo per l’intelligenza artificiale.

Nei primi tre trimestri del 2026, la produzione di macchinari e apparecchiature ha contribuito a quasi il 90 per cento della crescita delle esportazioni cinesi. Questo dato conferma chiaramente una trasformazione più ampia: la Cina sta passando progressivamente dal ruolo di fornitrice di beni di consumo a quello di polo fondamentale per l’approvvigionamento dei sistemi produttivi mondiali. Al contempo, il fondamento della sua competitività si è evoluto dai vantaggi di prezzo dei singoli prodotti all’efficienza operativa complessiva di un intero ecosistema industriale.

La competitività della manifattura cinese si è rafforzata attraverso un’intensa concorrenza di mercato e un’innovazione continua. Sebbene i sussidi possano influenzare i costi nel breve periodo, non possono mai sostituire il patrimonio di competenze ed esperienza che un’impresa costruisce nel tempo attraverso tentativi ed errori sul mercato, il perfezionamento dei processi e la capacità di rispondere rapidamente alla domanda. Sostenute da un mercato interno di dimensioni enormi, dall’integrazione dell’intera filiera industriale e da un vasto bacino di talenti ingegneristici, in Cina le nuove tecnologie passano rapidamente dalle idee sviluppate in laboratorio alla produzione di massa, per poi diffondersi nei settori affini.

La stessa concorrenza manifatturiera si è trasformata in una competizione sulla capacità di trasferire tecnologie tra settori diversi: le tecnologie di percezione dell’ambiente e localizzazione sviluppate per i veicoli a nuova energia trovano applicazione nelle apparecchiature intelligenti, mentre il settore della robotica di consumo è passato dalle guerre dei prezzi alla competizione sulla qualità e sulla reputazione dei marchi.

Anche la percezione dei prodotti cinesi tra i consumatori esteri sta cambiando: da «economici» a «tecnologicamente avanzati e affidabili». La possibilità per un marchio di ottenere prezzi più elevati dipende sempre più dalla rapidità dell’innovazione e dall’apprezzamento degli utenti. Liquidare la crescita della manifattura cinese ricorrendo semplicemente a termini come «sussidi» e «dumping» non è soltanto scorretto sul piano fattuale, ma significa anche fraintendere la direzione dell’evoluzione industriale mondiale.

La manifattura cinese sta passando dall’esportazione di singoli prodotti alla fornitura di soluzioni complete. Ricerca e sviluppo, progettazione, produzione, gestione operativa e manutenzione digitali e servizi post-vendita si stanno integrando profondamente. I produttori di apparecchiature industriali offrono ormai ai clienti monitoraggio da remoto, manutenzione preventiva e gestione dell’intero ciclo di vita, mentre le aziende di attrezzature per la logistica integrano carrelli elevatori, sistemi di magazzinaggio e piattaforme digitali per migliorare l’efficienza produttiva complessiva dei clienti.

Le imprese cinesi non forniscono più soltanto singole apparecchiature, ma anche la gestione di intere linee produttive e il supporto a sistemi di produzione completi. Di conseguenza, il fulcro della creazione di valore si sta spostando verso l’integrazione dei sistemi e i servizi di lungo periodo.

Nel frattempo, la Cina continua a promuovere l’apertura sul piano istituzionale, chiarendo che i beni fabbricati nel Paese che soddisfano i requisiti previsti per essere considerati prodotti nazionali possono beneficiare, a parità di condizioni, delle pertinenti politiche di sostegno negli appalti pubblici, indipendentemente dal fatto che siano realizzati da imprese nazionali o a partecipazione estera. Questa nuova fase di ammodernamento sta inoltre aprendo maggiori opportunità alle aziende di tutto il mondo per partecipare al mercato cinese e avvalersi del suo articolato ecosistema industriale.

Le barriere commerciali non possono prevalere sulle forze economiche che sostengono la competitività industriale. I dazi possono modificare le rotte commerciali, ma non possono far apparire dal nulla filiere mature, un consolidato bacino di talenti ingegneristici o capacità industriali profondamente integrate. Erigere barriere contro i beni intermedi e le attrezzature produttive cinesi aumenterebbe invece i costi complessivi degli investimenti industriali e dell’ammodernamento tecnologico nei Paesi che le impongono. Per i Paesi determinati a rilanciare la propria manifattura, escludere fattori produttivi convenienti non soltanto non produrrebbe i benefici auspicati, ma potrebbe anche compromettere la competitività delle imprese nazionali sui mercati dei Paesi terzi.

Il nuovo volto del «Made in China» è segnato dal passaggio dai vantaggi di scala alla forza dell’intero sistema industriale, dalla competitività di costo alla capacità innovativa e dall’esportazione di merci all’esportazione di capacità produttive. Ogni Paese ha il diritto di sviluppare il proprio settore manifatturiero e ogni Paese ha l’opportunità di partecipare alla divisione internazionale del lavoro e di beneficiare del progresso tecnologico.

Ciò che l’Occidente deve davvero aggiornare è la propria radicata mentalità, che considera lo sviluppo cinese una «minaccia» all’interno di una logica a somma zero. Soltanto affrontando la concorrenza con apertura mentale i Paesi possono creare spazi di cooperazione, e soltanto rispettando le leggi economiche oggettive possono trasformare la tendenza globale all’ammodernamento industriale in opportunità concrete di beneficio reciproco e risultati vantaggiosi per tutti.

SEGUI LA PAGINA FACEBOOK
SEGUI IL CANALE WHATSAPP
SEGUI IL CANALE TELEGRAM

Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte e del link originale.

Avatar di Sconosciuto

About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri: Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

Rispondi

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.