La singolare presenza di due candidati quasi omonimi nella corsa al Senato in Alaska spinge Donald Trump ad anticipare la battaglia giudiziaria. Dietro la controversia sul nome Sullivan emerge il timore repubblicano di perdere un seggio decisivo per il controllo del Senato.

«Il 3 novembre eleggeremo uno dei migliori e più rispettati senatori di Washington… il vero Dan Sullivan». Così ha detto il presidente Donald Trump in un recente comizio, mentre cercava di incoraggiare i suoi ascoltatori a non votare per un altro Dan Sullivan, il cui nome appare nella scheda elettorale per un seggio al Senato nello Stato dell’Alaska. La differenza fra i due si basa sull’iniziale del secondo nome: “S” per il senatore uscente e “J” per un altro individuo che si era candidato alle primarie e che adesso appare nella scheda per l’elezione generale. Trump crede che la possibile confusione dei nomi potrebbe sottrarre voti al suo preferito e facilitare la vittoria della candidata democratica Mary Peltola.
Trump non si è limitato a chiarire ciò che lui chiama un trucchetto dei democratici, ma ha anche incaricato il ministro della Giustizia Todd Blanche di denunciare lo Stato dell’Alaska. La causa negherebbe il seggio alla Peltola se la sua vittoria dovesse avvenire con un margine ridotto. Trump e Blanche presuppongono che, in caso di sconfitta del loro preferito, ciò avverrà perché gli elettori repubblicani confonderanno il candidato Sullivan che intendono votare a causa della somiglianza dei nomi.
I nomi dei due Sullivan nella scheda elettorale sono abbastanza diversi da non dover causare confusione. Il nome del favorito di Trump appare come Sullivan, Dan S. (senatore uscente, repubblicano). Il “falso” appare come Sullivan, Daniel J. Jr., senza nessun’altra indicazione. I repubblicani avevano obiettato senza successo alla presenza di Daniel J. Sullivan alle primarie, poiché la Corte Suprema dell’Alaska aveva deciso che il senatore in carica non possiede il copyright del nome Sullivan e che esistevano sufficienti differenze per garantire un’elezione corretta. Alle primarie, Daniel J. aveva ricevuto il 2,5 per cento dei voti, ossia 4.107 consensi, mentre il senatore uscente Daniel S. ne aveva ricevuti 68.726.
Non si sa quanti voti Daniel J. potrà ricevere il 3 novembre, ma si ritiene che il margine di vittoria potrebbe essere risicato e la candidata democratica Peltola è avanti nei sondaggi. Questa situazione ha sorpreso tutti perché l’Alaska è considerata un red state, ossia uno Stato sotto il controllo dei repubblicani. Infatti, nelle elezioni presidenziali del 2024, Trump ha sconfitto Kamala Harris con un margine di 13 punti.
Come abbiamo scritto in queste pagine, molto è cambiato nei primi due anni del secondo mandato di Trump, soprattutto per quanto riguarda il costo della vita, aumentato in grande misura a causa della politica dei dazi e dei costi del carburante dovuti alla scellerata guerra iniziata da Trump e Benjamin Netanyahu in Iran. Quindi, i repubblicani si trovano in difficoltà in Stati che tipicamente non dovrebbero preoccuparli. L’Alaska è diventata uno degli Stati chiave per la determinazione della maggioranza al Senato, attualmente sotto il controllo repubblicano (53-47). Si ritiene, però, che le condizioni siano favorevoli ai democratici per conquistare la maggioranza alla Camera e potenzialmente anche al Senato. Nate Silver, il guru dei sondaggi, attribuisce ai democratici il 70 per cento di probabilità di conquistare la maggioranza al Senato.
La causa intentata da Trump e Blanche è completamente anomala, poiché l’elezione non si è ancora svolta, anche se in molti Stati si sta già votando anticipatamente. Anche in Alaska è possibile votare quindici giorni prima della data fissata per il 3 novembre. Tutti gli analisti hanno definito la denuncia frivola e priva di possibilità di successo. Ciononostante, ciò ci suggerisce già quale potrà essere la strategia di Trump nel probabile caso di sconfitta alle urne, ricordandoci quanto accaduto nel 2020, quando Biden vinse l’elezione presidenziale. Si ricorda che, verso la fine del suo primo mandato, Trump chiese all’allora ministro della Giustizia Bill Barr di indagare su probabili brogli. Dopo aver eseguito l’ordine di Trump, Barr concluse che l’elezione era completamente regolare. Ciò non piacque a Trump, il quale accettò tempestivamente le dimissioni di Barr.
Nel caso attuale, si ritiene che il presidente contesterà alcuni risultati, escogitando qualche escamotage per creare confusione. Ma se Barr nel 2020 fece il suo dovere, nel caso di Blanche si prevede un’altra realtà. Va ricordato che Blanche, prima di diventare vice e poi ministro della Giustizia, è stato l’avvocato personale di Trump. Quindi, tutti gli indizi ci fanno credere che obbedirà completamente ai desideri del suo capo. Di conseguenza, la possibilità di ricorsi contro i risultati elettorali di midterm rimane alta. Come in passato, si spera che i magistrati blocchino interventi tutt’altro che ortodossi da parte di un presidente che finora non ha nemmeno ammesso di aver perso l’elezione presidenziale del 2020.
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