Tra guerra, indebitamento e ricostruzione, l’Ucraina si trova al centro di un processo di crescente penetrazione del capitale finanziario occidentale. BlackRock, grandi banche e investitori privati puntano su terre, infrastrutture e risorse strategiche, mentre prosegue il conflitto con la Russia.

L’ONU non è mai stato un organo sovranazionale super partes, in grado di garantire le linee diplomatiche per gestire le controversie e i conflitti internazionali. Lo scopo di tale organizzazione non si è mai rispecchiato nel rispetto del diritto internazionale, ma solo in quello imposto dagli Stati Uniti.
Ultimamente, quanto detto è provato dalle omelie che i vari Presidenti proferiscono all’interno del palazzo di vetro. Quale parzialità può garantire un’istituzione che non invita esplicitamente Putin? Se la guerra si deve risolvere con un accordo di pace tra le parti, è d’obbligo dare – senza pregiudizi – risonanza alle dichiarazioni dei politici russi.
Invece, quando viene data all’Iran la facoltà di parlare, tutti escono dall’aula, poiché non sanno come obiettare alle evidenze storiche.
Se prima veniva chiesta la presenza di Gheddafi, di Fidel Castro, dello stesso Putin, oggi l’Organizzazione delle Nazioni Unite si è trasformata in una kermesse degna di qualche musical di cattivo gusto di Broadway.
Alla caciara newyorkese non poteva mancare il saltimbanco di Washington DC, Volodymyr Zelensky. Sarebbe stato anomalo e utopistico aspettarsi il contrario, d’altronde in Italia lo hanno invitato persino al Festival di Sanremo.
Forse è proprio questo il problema. Il Presidente ucraino non ha compreso dove fosse. Pensava di parlare al suddetto Festival. Le sue asserzioni sono state di uno squallore unico.
Lo stesso squallore che oggi notiamo nei vari meandri della società.
Il discorso si è concentrato sulla Russia, sull’inquilino del Cremlino e sulle solite sanzioni. Ma dopo tutti questi pacchetti la domanda fondamentale da porre è: cosa bisogna più sanzionare alla Russia?
Oltre ciò, una componente importante della “prosa zelenskyana” è il ritratto che da di Putin: “il paziente zero che deve essere fermato. Non sa vivere senza un conflitto e non si accontenterà”. Prosegue: “Bisogna negargli lo spazio d’azione. Sembra che non arrivi mai il momento in cui lui possa dire basta. Anzi, c’è sempre qualcosa che gli impedisce di ammettere che diciassette milioni di chilometri quadrati del suo territorio possano bastare per un uomo”.
Già da queste parole si deducono due cose:
1. La continuazione della linea russofobica secondo la quale, un russo o un individuo vicino alla Russia sia un appestato poiché approverebbe le scelte – per l’appunto – di un “paziente zero”.
2. La megalomania del questuante dalla maglietta nera. Secondo lui, il vertice della Federazione russa non è contento del suo potere. A me, dalla filippica emanata, sembra che l’unico a non accontentarsi e a voler dominare sempre di più, sia proprio Zelensky.
Ma continuiamo con l’analisi del monologo.
“Quando qualcuno da soldi alla Russia attraverso il commercio, allunga questa guerra. Insistiamo nel limitare gli scambi commerciali con l’aggressore e nel ridurre noi stessi le entrate della Russia. Le sanzioni, i pacchetti all’Ucraina, la produzione di armi sono importanti, ci rendono più forti.”
Dall’estratto si possono formulare altre due riflessioni:
1. Zelensky vuole la Russia isolata sotto tutti gli aspetti.
2. Zelensky è il primo a voler vedere tutti i russi morti, poiché vuole interamente razionare le entrate a favore di Mosca.
Alla faccia dell’etica! Mi vien da dire che solo di questi tempi è possibile farsi fare la morale da un tipo cosi spregevole, che vuole accaparrarsi continuamente i soldi e le armi occidentali.
La privatizzazione dell’Ucraina
Parlando di somme e di entrate, uno degli aspetti mai considerati dall’informazione mainstream è la privatizzazione in atto dell’Ucraina.
Il colosso capitalistico BlackRock, capitanato da Larry Fink, si è buttato a capofitto nell’economia ucraina. Con l’inizio dell’escalation militare, Zelensky e il succitato CEO Fink hanno stretto degli importantissimi accordi in materia di concessioni.
Con la consulenza garantita dal meccanismo di Financial Markets Advisory, BlackRock ha istituito il fondo “Ukraine Development Fund”. Teoricamente esso garantisce liquidi associati a quelli dell’Occidente; in pratica si è accaparrato tutti gli “appalti” per la ricostruzione del Paese.
Oltre ciò, dal punto di vista dell’economia di guerra, l’Ucraina ha sviluppato un enorme debito con l’Occidente. BlackRock, affiancata da JP Morgan e dalla società di consulenza McKinsey, hanno puntato alla privatizzazione degli apparati di produzione.
Nel settore dell’agricoltura, con una legge approvata nel 2021, è stata abolita la moratoria ventennale sulla compravendita di terreni. Fino a questo momento le terre ucraine non potevano essere vendute o adibite a prestiti bancari. Con la riforma è stato messo tutto sul mercato e le multinazionali possono acquistare facilmente enormi pezzi terrieri, passando dai piccoli proprietari ai grandi agglomerati finanziari.
Con aste pubbliche giudiziarie a prezzi ridotti, le infrastrutture e le reti energetiche statali vengono trasferite in mano agli investitori privati. BlackRock, con lo sviluppo e la formalizzazione dello US-Ukraine Development Fund, ha pattuito – mediante clausola esplicita – una partnership commerciale con la Casa Bianca, che prevede l’accesso prioritario ai giacimenti minerari ucraini: litio, cobalto, terre rare e uranio. Tutto ciò in cambio di assistenza internazionale e militare.
Il dietrofront del colosso, correlato all’effetto Trump (alla mancanza di supporto politico) e ai rischi eventuali dell’affare, è una forma di depistaggio mediatico per celare le operazioni. Un po’ come si è fatto con i biolab che svolgono regolarmente attività in Ucraina. Noi sappiamo certamente del legame che aveva il figlio di Biden, ma i media hanno “girato la frittata” con la solita scusa delle fake news filo-russe, sfociando nel negazionismo spicciolo.
Finché l’ONU rimarrà uno strumento geostrategico degli Stati Uniti, i popoli moriranno di fame e di guerre. Finché l’opinione pubblica (compresa quella italiana) accetterà passivamente la propaganda bellicista, la pace resterà solo una remota ipotesi.
La via d’uscita? Uscire dalla NATO.
SEGUI LA PAGINA FACEBOOK
SEGUI IL CANALE WHATSAPP
SEGUI IL CANALE TELEGRAM
Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte e del link originale.