Hangzhou, la tecnologia tra città, scuola e impresa

Nel quadro della quinta Global Digital Trade Expo, la delegazione italiana ha visitato il quartiere digitale di Wensan, la scuola primaria di Wensan Street e un Centro di Innovazione e Collaborazione. Tre tappe che mostrano come Hangzhou porti l’innovazione negli spazi urbani, nella formazione e nelle attività produttive.

Il 26 settembre la delegazione italiana invitata dalla Italy-China Link Association (ICLA), presieduta da Maria Moreni, ha proseguito il proprio programma a Hangzhou con tre visite dedicate all’innovazione. Il percorso si è svolto durante la quinta Global Digital Trade Expo (GDTE), ospitata dalla città dal 23 al 27 settembre e incentrata sul futuro dell’intelligenza artificiale nel commercio digitale. Uscire dagli spazi espositivi per incontrare un quartiere, una scuola e un centro di collaborazione ha dato un significato concreto al tema della manifestazione: le tecnologie avanzate contano per le opportunità che creano quando entrano nell’economia e nella vita sociale.

La prima tappa è stata la Wensan Digital Street. Storicamente, Wensan era già conosciuta a Hangzhou come area del commercio di computer e prodotti elettronici. Tuttavia, la trasformazione avviata negli ultimi anni l’ha portata oltre la funzione di mercato specializzato: oggi il quartiere propone esperienze legate all’intelligenza artificiale, alla robotica e ai servizi digitali, facendo incontrare imprese, sviluppatori e cittadini. Il progetto di rinnovamento del quartiere digitale è entrato nel programma municipale nel 2021; la successiva apertura di spazi pubblici dedicati alle applicazioni dell’IA ne ha ampliato il ruolo come luogo di sperimentazione e divulgazione.

La continuità tra la vecchia strada dell’elettronica e l’attuale quartiere digitale è significativa. Per molti anni, acquistare un computer ha rappresentato il modo più immediato di partecipare alla modernizzazione tecnologica. Oggi, invece, Wensan consente di poter provare applicazioni che combinano software, sensori e dispositivi fisici. Robot umanoidi, macchine capaci di svolgere compiti circoscritti e sistemi di interazione con il pubblico rendono accessibili processi che, nei laboratori, resterebbero difficili da conoscere. La città offre così alle imprese un ambiente in cui presentare i prodotti, raccogliere riscontri e verificare l’interesse per nuovi impieghi della tecnologia. Il centro di esperienza scientifica del quartiere è stato riconosciuto dalle istituzioni locali anche per la sua attività di divulgazione rivolta ai giovani e alle delegazioni in visita.

La robotica cinese, tuttavia, non si misura soltanto attraverso le dimostrazioni rivolte al pubblico. La crescita del settore poggia sulla capacità di progettare componenti, produrre macchine, integrarle nei processi e adattarle a contesti differenti. Secondo i dati dell’Ufficio nazionale di statistica cinese, nel 2025 la produzione di robot industriali è aumentata del 28% rispetto all’anno precedente. Nel 2026 il Ministero dell’Industria e dell’Informatizzazione ha inoltre promosso iniziative per sperimentare robot umanoidi e sistemi di intelligenza incarnata in ambienti reali di produzione e di vita quotidiana. Sono due elementi distinti ma complementari: l’aumento della capacità industriale e la ricerca di applicazioni che funzionino fuori dalle condizioni controllate di un’esposizione.

La seconda visita ha portato la delegazione alla scuola primaria di Wensan Street, dove ad accoglierla è stato la dirigente scolastica. Sebbene l’istituto abbia una storia che risale al 1954, la visita si è svolta presso il nuovo campus, entrato in funzione nella primavera del 2026, rappresentando quindi un investimento recente in spazi e strutture per l’istruzione di base. Nel percorso della delegazione, gli ambienti dedicati alla lettura, alla divulgazione scientifica e alle attività interattive hanno mostrato una dimensione dell’innovazione diversa da quella commerciale: quella in cui si formano la curiosità e le competenze delle nuove generazioni.

Biblioteche e strumenti digitali svolgono funzioni diverse, che una scuola può mettere in relazione. I libri permettono di approfondire e di tornare con calma su un argomento; un dispositivo interattivo può aiutare a esplorare una rappresentazione, formulare ipotesi e confrontare risultati. Anche un’esposizione dedicata al Sistema solare acquista valore educativo quando suscita domande sulle distanze, sui movimenti e sul modo in cui la conoscenza scientifica viene costruita. La qualità di una scuola tecnologicamente attrezzata dipende quindi dal lavoro degli insegnanti e dalle possibilità offerte agli alunni di usare gli strumenti con autonomia e senso critico. È questo il terreno sul quale l’investimento nelle strutture può diventare un investimento duraturo nelle persone.

Tutto questo si inserisce inoltre in un orientamento nazionale più vasto. Un piano adottato nel 2026 dal Ministero dell’Istruzione cinese e da altri organismi pubblici prevede di rafforzare l’educazione all’intelligenza artificiale nei diversi livelli scolastici, collegando conoscenze tecnologiche, formazione degli insegnanti e tutela degli studenti. Il documento insiste anche sull’integrazione tra scienze e discipline umanistiche. Preparare i giovani a vivere in una società più automatizzata richiede capacità di comprendere gli strumenti, valutarne gli effetti e decidere quando sia opportuno usarli. L’esperienza della scuola di Wensan consente di leggere l’avanzamento tecnologico cinese anche attraverso questa esigenza formativa.

La terza tappa è stata il Centro di Innovazione e Collaborazione, dove il direttore ha ricevuto la delegazione, accompagnandolo nel corso di una presentazione aziendale. Dopo il quartiere aperto ai cittadini e la scuola dedicata alle nuove generazioni, l’incontro ha riportato l’attenzione sulle condizioni che permettono a un’idea di diventare un’applicazione concreta. La ricerca ha bisogno di competenze tecniche, ma anche di prove, capacità produttiva, interlocutori e opportunità di collaborazione. Per una delegazione straniera, una presentazione di questo tipo offre soprattutto la possibilità di discutere come si sviluppano i progetti e quali forme di cooperazione possano nascere dall’incontro tra soggetti cinesi e italiani.

La città di Hangzhou ha definito obiettivi industriali che aiutano a comprendere meglio il contesto di questa visita. Il piano municipale per il 2026-2027 individua nell’intelligenza artificiale applicata ai dispositivi un settore strategico e comprende, tra gli altri, robot intelligenti, strumenti di calcolo, apparecchiature per l’industria e prodotti destinati ai servizi. Il documento prevede sostegno alla ricerca, alla disponibilità di dati e capacità di calcolo, alla collaborazione tra imprese e istituti scientifici e al passaggio dai prototipi alla produzione. Sono obiettivi programmatici che indicano una direzione precisa: costruire una filiera capace di collegare ricerca, manifattura e utilizzo.

Le tre visite permettono dunque di osservare livelli diversi dello stesso processo: la Wensan Digital Street rende la tecnologia incontrabile nella città e mette le applicazioni alla prova del pubblico; la scuola primaria investe sulle conoscenze necessarie per comprenderla e svilupparla in futuro; il Centro di Innovazione e Collaborazione rappresenta il luogo del confronto tra competenze e iniziative produttive. Nessuna di queste dimensioni, da sola, basta a spiegare l’avanzamento tecnologico cinese. La forza del percorso di Hangzhou sta nella possibilità di collegarle, dando continuità alla formazione, alla sperimentazione e allo sviluppo industriale.

Per l’Italia, questa esperienza apre uno spazio di riflessione sulla cooperazione. Imprese, scuole, università e centri di ricerca italiani possono trovare interlocutori in una città che investe con decisione nella robotica e nell’intelligenza artificiale. Una collaborazione utile richiede progetti definiti, scambio di competenze e attenzione ai risultati, dalla formazione congiunta alla ricerca applicata. Richiede anche di valutare gli effetti delle tecnologie sul lavoro, sull’accesso all’istruzione e sulla protezione dei dati. Sono questioni che accompagnano l’innovazione ovunque e sulle quali il dialogo tra Paesi può produrre conoscenze condivise.

La giornata del 26 settembre restituisce, in questo senso, un’immagine concreta della Cina contemporanea. A Hangzhou l’avanzamento tecnologico appare nella riconversione di un quartiere, nelle risorse offerte a una scuola e nella costruzione di occasioni di collaborazione industriale. La delegazione italiana ha incontrato tre luoghi con funzioni differenti, uniti dalla stessa prospettiva: fare della capacità scientifica e produttiva una parte stabile della vita della città e delle opportunità delle generazioni future.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri: Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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