Serbia, Ucraina e Russia. Cosa sta succedendo? Fatti, antefatti, reazioni

La visita del presidente ucraina a Belgrado ha riacceso il dibattito sul difficile equilibrio geopolitico della Serbia. Tra pressioni euroatlantiche, legami storici con la Russia e fragilità regionali, analisti serbi e russi valutano con cautela le possibili conseguenze della scelta di Aleksandar Vučić.

Qui, una documentazione fattuale sulle valutazioni e riflessioni di analisti, politici, militari e alte personalità in Russia e Serbia, sulla recente visita di Zelinsky a Belgrado, ricevuto con gran spolvero di ufficialità e ospitalità dal presidente serbo Vucic. Non certo immagini gradevoli e confortanti, ma questa è ormai la realtà politica del nostro tempo. Trattando di Serbia occorre però, SEMPRE partire dalla realtà di un, ormai piccolo paese, dissanguato da 35 anni di guerre, conflitti, mutilazioni territoriali, devastazioni sociali, pressioni, ricatti, minacce, con un pezzo del suo territorio scippato e ormai occupato definitivamente, accerchiato da tutti i lati da paesi e governi europeisti e ostili…E una popolazione, per chi conosce la realtà sul campo…sfinita e ormai con sempre meno aspettative o fiducia nel futuro, con una gioventù sempre più orientata verso l’emigrazione.

Tutto questo rende estremamente complesso, delicato ed intricato affrontare e approfondire qualsiasi fatto o dinamica interna, cercando di non cadere in semplicismi o allineamenti emozionali. Un dato è certo, per dare giudizi più adeguati e tangibili, sarà meglio aspettare prossimi passi e sviluppi, ancora oggi non ancora chiari e suscettibili di passaggi negativi o positivi nei prossimi mesi, che probabilmente saranno determinati anche da eventi esterni al paese. Questo mio contributo è una panoramica documentale del dibattito apertosi in Serbia e in Russia, non un posizionamento personale, solo un contributo per aiutare a capire e riflettere sulla situazione.  

La visita del NON legittimo presidente Zelensky a Belgrado, ha suscitato moltissime reazioni nei mondi politici occidentali, spesso su base spesso emozionale o di indignazioni, comprensibili e oggettive, a differenza dei mondi geopolitici delle società russe e serbe, dove, tra le personalità ed esponenti politici e militari di alto livello, con cui abbiamo strette collaborazioni e relazioni, che quindi esprimono, non impressioni soggettive, ma con un influenza decisiva nella realtà, mantengono riflessioni più di basso profilo mediatico e di grande cautela. Con letture e analisi fondate su ricadute di lunga prospettiva e basate su letture complessive della situazione nell’area balcanica con tutte le contraddizioni, limiti e effetti collaterali, che potrebbero scatenarsi nel momento che cambiassero gli attuali equilibri: fragili, contradditori e suscettibili continuamente di rovesci, che non andrebbero certo in direzioni e prospettive migliorative, non certo rivolte a un mondo multipolare o critiche rispetto a NATO, UE e USA…tutt’altro. Questo non come opinione soggettiva, ma fondato sulla lettura concreta delle forze politiche e delle gravi e profonde debolezze politiche nei paesi dell’area e che chiunque segue e interloquisce direttamente con le realtà, non può negare.

La visita e l’atteggiamento del presidente serbo Vucic, è stata analizzata in Russia e Serbia, dagli analisti politici e militari, non fondandosi su analisi ideologiche o  concettuali, ma pragmatiche e geopolitiche, il che significa andare oltre repulsioni istintive, indubbiamente condivisibili e sacrosante, ma avendo ben presente che Vucic non è certo una figura rivoluzionaria o disponibile a prodi battaglie politiche o di resistenza patriottica, all’assedio e ai ricatti e provocazioni quotidiane contro la Serbia anchein Kosovo, che quotidianamente stanno avvenendo con violenze e sopraffazioni nella provincia serba ormai perduta nei fatti e solo più appesa a un filo del Diritto internazionale. Senza mai dimenticare che la Serbia, ha al suo interno altre tre “bombe ad orologeria” pronte ad esplodere, quando dall’esterno decideranno di farlo: la Vojvodina, dove la minoranza ungherese, che dopo il cambio a Budapest, non avrà più freni e intensificherà il progetto di distacco. Il Sangiaccato ormai controllato solo più tramite concessioni continue e accettazione di pratiche antistatali della maggioranza locale musulmana, persistenti. E le aree del Presevo, Medveda e Bujanovac, ai confini del Kosovo, dove ormai i serbi sono una minoranza estrema ed emarginati a casa propria. In sostanza, la riflessione è: questo attuale governo serbo, quanto potrà o sceglierà di continuare ad ARGINARE (…non combattere) l’aggressione politica, economica, militare occidentale e la completa occupazione e sottomissione del paese?

Perché l’unica alternativa e prospettiva oggi nel paese, fuori da Internet o sui social, non è qualcosa di più avanzato e patriottico, ma una prospettiva palese di totale occupazione del paese (…in realtà già strisciante e presente), con totale abdicazione alla NATO, alla UE, agli USA e alle logiche di sanzioni e guerra alla Russia. Questo è l’unica alternativa politica reale concreta nel paese, e non è detto che alle prossime elezioni in autunno, tutte le considerazioni che si stanno facendo, saranno azzerate, perché il confronto è su un pugno di voti. Un amico serbo socialista ha sintetizzato, con profondo disgusto e disapprovazione: “…per salvare la ormai ridottissima sovranità e indipendenza della Serbia, dovremo tapparci il naso e votare, anche se non è detto che molti…se la sentiranno…”.

Perché va anche tenuto conto delle prossime elezioni in autunno, nel cercare di capire le mosse di Vucic e del suo governo, nel senso che egli si connota politicamente come un abile “democristiano balcanico”, cioè abile e preparato a spostamenti, cambi di posizione pragmatici, anche a capovolgimenti di programma, ma sempre tutto interno a logiche di mantenimento del potere. Elezioni che verranno vinte molto probabilmente con differenze di pochissime percentuali.

Nei documenti e dibattiti geopolitici e militari russi e serbi, le analisi o riflessioni sono fondati e collocati dentro l’attuale mosaico del quadro balcanico, che significa focalizzare l’attenzione e l’osservazione partendo dalla situazione concreta delle tendenze o posizioni strategiche all’interno dei vari paesi, con le loro politiche, strategie e dei rapporti di forza tra le posizioni multipolari e quelle orientate al mondo unipolare ed euroatlantico.

Quindi, della Serbia abbiamo documentato, un paese ormai ridimensionato e non certo una potenza locale, con un popolo sfiancato da 35 anni di conflitti, crisi economiche e sociali, pressioni, ricatti, minacce, a cui va connessa la situazione ormai deteriorata e in balia di un distacco sempre più concreto della provincia del Kosovo e Metohija, seppure resti una contraddizione e una spina nel fianco delle dinamiche diplomatiche internazionali.

In Ungheria con la caduta di Orban…non certo un personaggio gradevole, e il rovesciamento del paese verso lidi europeisti e il ritorno a orientamenti interni alle strategie NATO, avrà certamente ricadute sulla Repubblica Serba di Bosnia, già in difficoltà nel confronto sempre più duro e pericoloso tra le forze patriottiche e legate a prospettive di apertura a relazioni indipendenti con la Russia, e le forze interne completamente asservite e sostenute apertamente dalla UE e dalle sue politiche NATO, che lavorano e crescono sempre più con logiche europeiste e russofobe.

Con un Montenegro ormai ridotto a un paese satellite delle politiche UE e permeato da interessi criminali e di subordinazione totale, con una sempre più debole opposizione identitaria serba.

Con una Bulgaria, finora occupata e asservita completamente a NATO e Unione europea, che sta compiendo i primi passi per sganciare il paese da logiche di guerra e ostilità alla Russia, dopo la vittoria a maggio del Primo ministro Rumen Radev, che ha promesso politiche di pace e relazioni aperte e non sottomesse all’euroatlantismo, fondate sull’interesse nazionale. Questo potrebbe favorire la resistenza del governo Fico in Slovacchia, da tempo sotto pressione da UE e NATO per le sue posizioni indipendenti e sovrane, per questo costretto continuamente a mediare.

Vi è anche un altro dato inquietante e aggressivo contro la Serbia, la fresca Alleanza politico militare tra Croazia, Albania e Kosovo che acuisce ancora di più pericolosamente lo scenario già complicato e delicato della regione.

Nel quadro di lettura relativo la Serbia, non va dimenticata l’Albania attraversata da scontri interni non certo per cambiare gli schieramenti e gli orientamenti del paese, totalmente europeisti e legati a prospettive occidentali. Per finire con una Macedonia del Nord, squassata internamente da una aggressività e preponderanza della componente albanese, sempre più sfrontata e foriera di ulteriori conflittualità, che rendono i governi nazionali estremamente deboli e fragili, senza alcuna autonomia politica.

Questo è il quadro in cui va inserita una lettura della visita del “capo bastone” europeista Zelensky a Belgrado, per ricercare quale può essere lo sfondo non visibile, ma reale, di una scelta non certo condivisibile da qui, ma che non può essere considerata casuale o estemporanea.

Sicuramente immagini non certo piacevoli o vissute con empatia, piuttosto con un sentimento di riprovazione, ma nella politica dei nostri tempi, occorre abituarsi, dove tutto è subordinato ad obiettivi e interessi geopolitici, nazionali e strategici, e non fondati su valori o ideologie alternative ai sistemi strutturali economico o sociali, come è stato fino al secolo scorso, nel bene e nel male.

Così come, con lo stesso sgomento e pensiero, abbiamo vissuto in questi decenni le vicende dell’Iraq, dell’Afghanistan, della Libia, della Siria, del Venezuela con dei capovolgimenti interni ed esterni rapidissimi. Anche qui il tutto sempre legato a motivazioni strategiche e geopolitiche relative ad interessi nazionali. Un piccolo effetto collaterale in loco è comunque avvenuto, dopo la dichiarazione di Zelensky, fatta ovviamente a proprio uso interno, legata alla situazione della Crimea e del Donbass, di non riconoscere l’indipendenza del Kosovo, a Pristina dove di fascismo se ne intendono bene, la grande bandiera dell’Ucraina, che era stata collocata nel centro della città come causa comune…è stata rimossa, strappata e dileggiata. Non sono più amici di merenda…per ora.

Le reazioni in…RUSSIA

In Russia le posizioni manifestatesi nel dibattito politico relativo alla visita, sono sostanzialmente tre: una è quella delle componenti più nazionaliste e identitarie russe, ha gridato al tradimento della fratellanza slava, una seconda più attenta a indagare se questo atto, prefigura un cambio di posizionamento di alleanze o è un passo solamente per prendere tempo e fiato rispetto ai ricatti e pressioni della UE e NATO. La terza è quella più ponderata e attenta a non favorire e “spingere” la Serbia nelle braccia dell’euroatlantismo, ed è quella del Cremlino e degli analisti più istituzionali e militari.  

Il ministro degli esterirusso Lavrov in una intervista alla TV Vesti, ha fatto alcune considerazioni, come sempre di ampio respiro e profonde: “…Sappiamo bene che non è facile per il Presidente della Serbia. Sta attraversando un momento difficile. È un politico di grande esperienza. Ed è impegnato nell’integrazione europea. In questa fase, l’Unione Europea lo sta deridendo, lo sta semplicemente ricattando…Gli stanno dicendo: sì, la Serbia è in fila da molto tempo, ma accelereremo i negoziati quando soddisferete due richieste principali. Primo, riconoscere l’indipendenza del Kosovo. E secondo, aderirete a tutte le azioni e decisioni dell’UE riguardanti la Russia. Tale pressione è sfacciata e brutale. Si comportano come se fossero già nel Quarto Reich. Finora ha sopportato audacemente questa pressione per anni…Cedere alle insistenti richieste di Zelensky di essere ammesso rifletteva probabilmente l’intenzione di Vučić di allentare la pressione dell’Unione Europea...Vendiamo gas alla Serbia a prezzi molto vantaggiosi e non chiediamo mai nulla alla Serbia, se non sottolineare che sarebbe inaccettabile che i nostri fratelli serbi partecipassero all’armamento del regime di Kiev. Finora il presidente Vučić ha vietato tali azioni con un decreto speciale…”.

Lavrov ha anche affermato che Mosca vorrebbe conoscere la reazione di Belgrado alla domanda disgustosa del giornalista tedesco Michael Martens su come gli europei possano ancora aiutare Kiev a uccidere altri russi, espressa durante la conferenza stampa a Belgrado: “…Riguardo alla situazione in cui la questione è stata sollevata durante la conferenza stampa, ho visto che il Presidente della Serbia è rimasto semplicemente sbalordito. Naturalmente, visto il loro enorme contributo alla vittoria sul nazismo, ci piacerebbe sentire una qualche reazione dai nostri amici serbi…”, ha detto il ministro.

Il politologo Vladimir Bruter, dell’Istituto Internazionale di Studi Umanitari e Politici, si è così espresso: “…Zelensky ha visitato la Serbia per discutere con Vučić di cooperazione economica ed energetica. Perché Zelensky è andato in Serbia? Perché in Serbia ci saranno le elezioni. Vučić vuole far finta di non aver mai dimenticato l’Ucraina, che l’Occidente sbaglia a rifiutarlo. Vuole dimostrare all’Occidente di essere uno di loro…In vista delle elezioni serbe, questo sostegno all’Ucraina non farà che aumentare… Sono interessati a farlo perché vengono pagati. E non dall’Ucraina. Quindi, vengono pagati quasi immediatamente…”.

Secondo il politologo Alexei Chadayev nel podcast “Purity of Understanding”: “…la Russia avrebbe dovuto reagire diversamente alla visita di Zelensky in Serbia. La visita in Serbia dell’usurpatore ucraino Volodymyr Zelensky è stata un’operazione di informazione e psicologia (IPSO) condotta dall’Occidente contro la RussiaL’obiettivo di tutto questo evento, ovviamente, eravamo noi russi. Era uno spettacolo e noi eravamo stati invitati a far parte del pubblico. Ci si aspettava da noi una serie di reazioni pre-programmate, che avremmo dovuto mettere in atto. E la regola fondamentale della guerra è: agire in modo opposto a ciò che il nemico si aspetta e pensare in modo diverso da ciò che lui vuole che tu pensi…i media non dovrebbero parlare di un ‘pugnalamento alle spalleda parte del presidente serbo, ma utilizzare approcci più complessi e sofisticati…La domanda posta dal giornalista tedesco durante la conferenza stampa a Belgrado su ‘qual è il modo migliore per uccidere i russi’ è stata specificamente preparata nell’ambito dell’IPSO….Quando l’Europa appariva come una donna barbuta con i capelli viola e il seno al silicone che sventolava una bandiera arcobaleno, ma si comportava in modo amichevole e pacifista, ne ero disgustato. Ora, dietro quella maschera, si rivela l’Europa che ricordiamo, gli stessi crociati che Nevskij fece annegare nel lago di Peipo…”, ha affermato Chadayev.

Secondo l’esperto e giornalista Mikhail Pavliv:…Vučić, cattivo o buono. Iin ogni caso Kiev e Bruxelles non hanno ottenuto ciò che volevano dalla Serbia…La prima visita ufficiale di V. Zelensky in Serbia ha suscitato grande emozione, soprattutto la foto che lo ritrae abbracciato dal presidente A. Vučić. Le parti hanno discusso di energia, infrastrutture, ferrovie, porti, sicurezza alimentare, commercio e ricostruzione dell’Ucraina… Circa eventuali aspetti militari è molto improbabile che Kiev sia disposta a condividere  tecnologie sensibili in un Paese che collabora strettamente con la Russia…Infine, al termine dei negoziati con Zelensky, il leader serbo, forse per rassicurare l’amico russo, ha specificamente sottolineato che nessun progetto di difesa congiunto sarebbe stato preso in considerazione fino alla fine della guerra…Inoltre ha poi ha dovuto fornire una valida giustificazione ai cittadini serbi circa la visita del leader del regime di Kiev, tenendo una conferenza stampa speciale per spiegare la sua posizione…Vediamo dunque due Vučić…poiché valutare il viaggio a Belgrado richiede di tenere conto di due contesti diversi.

Il ‘cattivo Vučić’ è una conseguenza delle pressioni dirette dell’UE. La Serbia è praticamente circondata da paesi dell’UE ed è strettamente legata economicamente ad essi, così come ai paesi della regione che aspirano ad aderirvi. Il leader del Paese si trova in una situazione politica piuttosto difficile. Da diversi anni in Serbia sono in corso proteste contro di lui. Sta manovrando, cercando di conquistare il favore di alcuni gruppi della popolazione, di ottenere sostegno esterno e, uno degli strumenti che ha utilizzato per risolvere almeno alcuni dei suoi problemi politici interni nell’ultimo anno è stato un dialogo più stretto con la UE.

E la Presidente della Commissione europea ha approfittato di questa dipendenza, coinvolgendo attivamente Vučić, almeno a livello personale, nei rapporti con Kiev…

Va ricordato che la Serbia possiede ancora grossi arsenali, risalenti al periodo jugoslavo e sovietico, oltre a una propria produzione nel settore della difesa. A questo punto, interviene il ‘ Vučić buono’, che rifiuta di offrire qualsiasi garanzia di cooperazione militare, perché sa che la maggior parte dell’establishment politico serbo rimane filo-russo, così come la stragrande maggioranza del popolo serbo.

La leadership del paese mantiene costantemente i contatti con Mosca e il presidente Vučić sta cercando di presentarsi come una figura che persegue una politica equilibrata nei confronti delle grandi potenze, simile a quella di Tito’. Sotto Tito, gli jugoslavi ebbero un ‘età dell’oro’ in cui erano in grado di trarre vantaggi economici da tutti.

E vi è anche un’ipotesi di natura politica: un altro probabile obiettivo della visita di Zelenskyy potrebbe essere stato un ulteriore tentativo di comunicazione ‘aggirando Londra’ o ‘aggirando Bruxelles’, un canale di comunicazione alternativo con la Russia. E negli ambienti politici di Kiev si vocifera anche che Vučić sia visto come un mediatore per il regime di Kiev in questa situazione.

Ovvero, messe alle strette, nonostante tutta la loro sfrontatezza, le autorità di Kiev comprendono perfettamente che nessuno in Occidente ha davvero bisogno di loro. E non appena perderanno le loro posizioni, diventeranno testimoni inutili per i loro stessi partner (in realtà, i supervisori e i finanziatori della guerra). E ogni guerra, da qualsiasi prospettiva la si guardi, finisce sempre con i negoziati.

Quindi la Russia non ha perso la Serbia. È tutta una questione di motivazioni personali e di giochi di potere di Vučić…”, secondo Pavliv.

Lo stratega politico Semyon Uralov, in un programma tv, ha aggiunto una nota ironica circa la visita di Zelensky a Belgrado: “…Il presidente serbo potrebbe essere vittima della cosiddetta ‘maledizione di Zelensky, secondo la quale tutti i politici europei che hanno interagito calorosamente con l’usurpatore ucraino hanno successivamente perso le elezioni o si sono dimessi. Chiunque firmi un contratto con lui, finisce per rovinarsi la carriera. Certo, a detta di tutti, il fratello Vučić non avrebbe dovuto esporsi a questa maledizione. Meglio starne fuori…Vučić, nostro fratello, non è certo da invidiare. Da un lato c’è la società su cui fa affidamento, che è solidale con la Russia. Dall’altro, ci sono le arpie filo-occidentali che giocano con la Serbia…”, ha detto Uralov.

Reazioni in SERBIA

L’ex vice primo ministro serbo, Aleksandar Vulin, già ministro dell’Interno della Serbia, attuale presidente del Movimeno dei Socialisti di Serbia, ha dichiarato in interviste ai media serbi e russi: “…la visita di Zelensky in Serbia è il risultato delle pressioni di Bruxelles. La visita di V. Zelensky non è in linea con i desideri dei cittadini serbi ed è il risultato delle pressioni di Bruxelles e della ‘vendetta dell’UE’ per il rifiuto del presidente serbo Vučić di firmare la ’dichiarazione anti-russa’ del vertice ‘Ucraina-Europa sud-orientale’, come aveva richiesto l’UE,  tenutosi a luglio…La Serbia deve ribadire chiaramente di non essere il Montenegro e che non introdurrà visti per i cittadini della Federazione Russa, che la Serbia non entrerà a far parte di alcuna coalizione o isteria anti-russa e che la Serbia non imporrà sanzioni contro la Federazione Russa…Nemmeno il mancato riconoscimento del Kosovo da parte dell’Ucraina obbliga la Serbia a schierarsi dalla parte dell’UcrainaOccorre ribadire che la Serbia non venderà un solo proiettile all’Ucraina o a qualsiasi altro Paese che possa consegnare munizioni serbe ai ‘nemici dei nostri fratelli russi’…”, ha dichiarato Vulin.

Va ricordato che a luglio Vučić aveva inaspettatamente reagito duramente alle richieste dell’UE di imporre sanzioni alla Russia e di chiudere le sedi locali dei media russi Sputnik e RT Balkan nell’ambito del processo di integrazione europea, dichiarando che “…Imponendo sanzioni alla Russia, il Paese diventerebbe presumibilmente ‘democratico’, e abolendo i media russi, diventerebbe ancora più democratico. Ma noi non l’abbiamo fatto e non cambieremo le nostre politiche sotto ricatto. È difficile essere liberi nel mondo moderno…”, aveva dichiarato il presidente serbo in un’intervista alla televisione RTS,

La dichiarazione finale era stata firmata dai presidenti di Albania, Grecia, Moldavia e Romania, dai primi ministri di Croazia e Slovenia e dai rappresentanti di Macedonia del Nord, Montenegro e Bulgaria, oltre al leader del regime di Kiev, Zelenskyy e alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. Vučić è stato l’unico partecipante al vertice a non firmare il documento finale, dichiarando di non avere intenzione di imporre sanzioni e di voler mantenere l’amicizia con la Russia: “…La mia politica è di non imporre sanzioni e di mantenere relazioni amichevoli con la Russia…pur perseguendo l’adesione della Serbia all’UE, ha dichiarato Vučić ai giornalisti, sottolineando che la politica estera serba rimane indipendente, nonostante le pressioni esercitate sul Paese. Ma il problema è che Bruxelles considera la partecipazione di Belgrado alle sanzioni anti-russe una condizione fondamentale per l’adesione all’UE

“La decisione del presidente serbo di invitare il capo del regime di Kiev a visitare la Serbia potrebbe causare danni nazionali incommensurabili al Paese, in quanto potrebbe compromettere in modo permanente le relazioni con una nazione che difende strenuamente l’integrità territoriale della Serbia in seno al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, nonché gli accordi costituzionali di Dayton della Republika Srpska…”, si legge in una dichiarazione rilasciata prima della visita di Zelensky e firmata da centinaia di politici dell’opposizione e personalità pubbliche in Serbia. Tra i firmatari figurano numerosi professori universitari, avvocati, scrittori, giornalisti…alcuni dei quali hanno appoggiato le proteste e manifestazioni antigovernative degli studenti, schierati su posizioni profondamente europeiste e euro atlantiche…anche qui un po’ contraddittorio e intricato…specchio della situazione in Serbia.

Nella la loro dichiarazione si sottolinea che “…Noi sottoscritti esprimiamo la nostra protesta contro l’invito rivolto a Vladimir Zelensky per una visita ufficiale in Serbia. Oltre al fatto che il suo mandato come presidente dell’ex Ucraina è scaduto più di due anni fa, consideriamo Zelensky, in quanto sostenitore del patto NATO e dell’UE, il principale responsabile della tragica guerra tra Russia e Ucraina, giunta al quinto anno e senza una fine in vista…La Serbia è giustamente orgogliosa del suo passato antinazista e, pertanto, riteniamo che l’invito rivolto a Zelensky per una visita ufficiale in Serbia rappresenti un grave compromesso di questo glorioso passato e, per la prima volta, la collochi dalla parte sbagliata della storia, con il reale pericolo di compromettere in modo permanente i secolari rapporti fraterni con il popolo e lo Stato russo. Questo non solo non rispecchia lo spirito del popolo serbo, ma non è nemmeno in linea con il sentimento della maggioranza dei serbi, confermato ripetutamente da diversi sondaggi d’opinione, soprattutto a partire dal 2022. Pertanto, crediamo che questa lettera di protesta rifletta non solo la nostra posizione, ma anche quella della maggioranza dei serbi, che non hanno avuto la possibilità di essere consultati in merito all’inutile e vergognoso invito a visitare la Serbia da parte di Vladimir Zelensky, erede della pratica storica neonazista...”.

Anche il partito di opposizione “Siamo il potere del popolo” in un comunicato ha denunciato la visita: “Vi ricordiamo che il mandato di Zelenskyy è scaduto il 20 maggio 2024 e che da quel giorno è il presidente illegale e illegittimo dell’Ucraina. Pertanto, qualsiasi dialogo o accordo con lui non ha altro significato se non quello di danneggiare le relazioni tra Serbia e Russia”.

Fonti: Vesti, Sputnik, Novosti, Fakti, Pravda, Dobrograd, Max, Balkaninfo,  Tgrad TV, NSPM, RIA Novosti, RT Balkan, RTS, Politika, Snaganaroda.

Enrico Vigna, portavoce del Forum Belgrado Italia – 20 agosto 2026

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About Enrico Vigna

Enrico Vigna, di origini jugoslave, collaboratore di numerose testate italiane internazionali e siti web, e autore di numerosi libri. E' stato portavoce per l'Italia del nord del Tribunale R. Clark ( l’ex Ministro della Giustizia USA) per i crimini di guerra nella ex Jugoslavia; delegato del WPC ( World Peace Council, Consiglio Mondiale della Pace); attualmente è portavoce del Forum Belgrado per un Mondo di Eguali per l'Italia, e cofondatore del Centro Iniziative per la Verità e la Giustizia, oltrechè Presidente dell’Associazione di Solidarietà “ SOS Yugoslavia-SOS Kosovo Metohija” e copromotore del Centro Informazione e Solidarietà con il Donbass: SOS Donbass e SOS Ucraina resistente, e di SOS Siria.

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