Il presidente cubano ha ringraziato il team del programma “Meet the Press” di NBC News e la giornalista Kristen Welker, «per la loro visita a Cuba e per l’opportunità che ci hanno dato di esporre i nostri punti di vista sulla difficile situazione che il Paese sta attraversando, dopo quattro mesi di assedio energetico nell’ambito di sei decenni di blocco economico, finanziario e commerciale».

Il Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito e Presidente della Repubblica, Miguel Díaz-Canel Bermúdez, ha ringraziato, tramite il social network X, il team del programma “Meet the Press” di NBC News e la giornalista Kristen Welker, «per la loro visita a Cuba e per l’opportunità che ci hanno dato di esporre i nostri punti di vista sulla difficile situazione che il Paese sta attraversando, dopo quattro mesi di assedio energetico nell’ambito di sei decenni di blocco economico, finanziario e commerciale», ha affermato.
Ha dichiarato che, «come amanti della pace e della giustizia sociale, della vita e della gioia, noi cubani siamo disposti al dialogo rispettoso e pronti a difendere la sacra indipendenza e sovranità».
L’intervista, trasmessa questa domenica e disponibile su NBCNews.com, è la prima che il Capo di Stato concede a una televisione degli Stati Uniti e la seconda che quel mezzo realizza con un presidente cubano, dopo quella pubblicata nel 1959 con il Comandante in Capo Fidel Castro Ruz.
In quello spazio, il presidente dell’isola ha precisato, tra gli altri elementi, che Cuba è un Paese che ha profondamente radicati nella propria identità i valori della sovranità e dell’indipendenza. Inoltre, ha sostenuto che si tratta di una nazione di pace, che non promuove la guerra, ma favorisce la solidarietà e la cooperazione tra i popoli. Tuttavia, ha sottolineato, «siamo disposti a difendere quella pace che vogliamo».
D’altra parte, ha insistito sul fatto che coloro che assumono responsabilità all’interno della Rivoluzione hanno un impegno verso di essa, soprattutto verso il nostro eroico popolo, ha espresso. Da qui, ha ribadito, «siamo disposti a dare la vita per la Rivoluzione, per la causa che difendiamo».
Ha insistito sul fatto che un’aggressione contro la maggiore delle Antille avrebbe costi sia per Cuba sia per gli Stati Uniti, in termini di inutili perdite di vite umane. Il che, ha osservato, potrebbe essere evitato. Inoltre, vi sarebbero perdite materiali e verrebbero colpite la sicurezza e la stabilità di entrambi i Paesi e della regione in generale.
Díaz-Canel ha ribadito che Cuba ha sempre avuto una storica disponibilità ad avere una relazione civile come vicini con gli Stati Uniti, ma ha difeso l’idea che questa relazione debba essere costruita da una posizione di rispetto e uguaglianza.
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