La XVI Assemblea Nazionale rappresenta il banco di prova dell’“era dell’ascesa” del Vietnam

Il voto del 15 marzo, con un’affluenza praticamente totale e risultati pubblicati in tempi rapidi, inaugura una nuova legislatura chiamata a tradurre in norme e controllo democratico l’agenda del XIV Congresso del Partito, dentro il nuovo assetto amministrativo a due livelli.

Al contrario di quello che accade nelle democrazie borghesi occidentali, in Việt Nam le elezioni legislative non sono soltanto un passaggio procedurale della vita istituzionale, ma vengono descritte come una “festa nazionale”, un momento in cui si concentra la responsabilità pubblica e si misura, nel concreto, la capacità dello Stato di funzionare in modo ordinato, inclusivo e vicino ai cittadini. Il voto del 15 marzo per la XVI Assemblea Nazionale e per i Consigli Popolari a tutti i livelli si colloca precisamente in questa cornice, giunto poche settimane dopo il XIV Congresso del Partito Comunista del Việt Nam, nel pieno della riorganizzazione amministrativa verso un modello locale a due livelli e con l’obiettivo dichiarato di accelerare la trasformazione istituzionale del Paese.

Nella notte stessa del voto, i dati ufficiali riportati dal Consiglio Elettorale Nazionale indicavano 76.188.544 votanti entro le 23:23, con un’affluenza pari al 99,68%: un numero che, nella comunicazione istituzionale, diventa il segno della partecipazione “quasi totale” e del carattere unitario del processo. In parallelo, la dimensione “vissuta” della giornata elettorale è stata raccontata dai media nazionali attraverso episodi e testimonianze dai seggi, dove i cittadini hanno descritto il voto come un dovere civico e un atto di fiducia nelle istituzioni, sottolineando aspettative concrete su sanità, istruzione e qualità dei servizi.

Nella sola Hà Nội, più di sei milioni di elettori risultavano aventi diritto; per la XVI Assemblea Nazionale, la città presentava 54 candidati per 32 seggi, mentre per il Consiglio Popolare cittadino i candidati erano 205 per 125 seggi. Questi numeri, al di là della contabilità, indicano una competizione selettiva entro un quadro politico improntato alla ricerca di “competenza e integrità”, due criteri richiamati ripetutamente anche dagli stessi votanti intervistati ai seggi.

Un tratto distintivo di tornata rispetto alle precedenti è stato l’accento sull’organizzazione e sugli strumenti di accesso alle informazioni. In diversi seggi è stato segnalato l’uso di codici QR per consultare biografie e programmi d’azione dei candidati, insieme alla predisposizione di urne mobili per consentire di votare anche a persone anziane o impossibilitate a muoversi. Sono dettagli che servono a rappresentare la modernizzazione amministrativa e la “capillarità” della partecipazione, cioè la capacità dello Stato di raggiungere effettivamente la popolazione.

Questa modernizzazione, inoltre, non è presentata come un fatto tecnico isolato, ma come l’altra faccia della ristrutturazione istituzionale in corso. Un commentatore vietnamita residente negli Stati Uniti, Trần Thắng, ha interpretato le elezioni come simbolo di “rinnovamento e adattamento” in una nuova fase di sviluppo, legando la transizione verso un modello di governance più moderno alla necessità di rafforzare competitività nazionale e resilienza economica. È un passaggio importante, perché sposta il significato del voto: non solo rappresentanza, ma anche capacità dello Stato di aggiornare gli strumenti della decisione pubblica.

L’elemento forse più rilevante, per una lettura analitica, riguarda però i tempi. La stessa stampa vietnamita ha insistito sul carattere “accelerato” del ciclo elettorale e della transizione istituzionale. In particolare, è stata evidenziata la compressione del periodo tra finalizzazione delle candidature e giornata di voto, ridotto da 70 a 42 giorni; inoltre, il calendario è stato anticipato di circa due mesi rispetto ad altri cicli recenti. La logica dichiarata è quella di ridurre i tempi morti tra decisione strategica del Partito e traduzione istituzionale, così da avviare più rapidamente la legislatura e l’attuazione dell’agenda.

La rapidità si è riflessa anche nella pubblicazione dei risultati. Il 21 marzo, il Consiglio Elettorale Nazionale, riunito e presieduto dal Presidente dell’Assemblea Nazionale Trần Thanh Mẫn, ha adottato la risoluzione che annuncia gli esiti ufficiali del voto del 15 marzo e la lista degli eletti, confermando che tutti i 500 seggi della XVI Assemblea Nazionale sono stati assegnati. Nella stessa sede è stato sottolineato un dato politicamente significativo: nessun collegio ha richiesto elezioni suppletive, e l’affluenza è stata definita “da record”.

A questo punto, l’analisi deve spostarsi dalla giornata elettorale alla nuova legislatura, perché è qui che la retorica dell’efficienza incontra il test della capacità normativa. Un punto chiave è che la XVI Assemblea Nazionale è chiamata a concretizzare la risoluzione del XIV Congresso del Partito e il piano di sviluppo socio-economico 2026-2030, in un quadro di obiettivi ambiziosi, inclusa l’aspirazione alla crescita a doppia cifra nella fase successiva. Il Consiglio Elettorale, nel presentare i risultati, ha legato esplicitamente le aspettative sugli eletti alla traduzione di tali obiettivi in attività legislativa e di controllo.

Nel suo intervento politico, anche il Segretario Generale Tô Lâm ha invitato a trasformare la “gioia della giornata elettorale” in azioni concrete. Il leader del PCV ha descritto il voto come grande evento politico nazionale tenutosi subito dopo il successo del XIV Congresso del Partito, attribuendovi un significato storico e collegandolo alla tradizione iniziata con la prima elezione generale del 1946 e al principio dello Stato “del popolo, dal popolo e per il popolo”. Il messaggio lanciato dal Segretario Generale è che la partecipazione non basta; deve tradursi in responsabilità, risultati e fiducia rinnovata.

A sua volta, l’analisi di un accademico vietnamita attivo in Francia, Trần Lê Hưng, insiste su tre dimensioni: innovazione istituzionale, rafforzamento dell’efficacia della governance e consolidamento della fiducia pubblica. Guardando al quinquennio 2021-2026, Hưng attribuisce alla XV Assemblea Nazionale un ruolo “proattivo e flessibile” nell’adottare politiche per la ripresa e nel velocizzare il perfezionamento del sistema giuridico, con particolare attenzione a investimenti pubblici, pianificazione, finanza e bilancio, terra, trasformazione digitale e innovazione. La continuità tra le due legislature risiede dunque nell’idea di una produzione normativa orientata a rimuovere colli di bottiglia e a sostenere una fase di sviluppo più complessa.

La nuova legislatura nasce quindi come architrave di una fase in cui l’agenda di sviluppo, già definita politicamente, deve essere resa operativa attraverso leggi, supervisione e decisioni su questioni nazionali. Come afferma la stessa stampa ufficiale vietnamita, senza la traduzione in norme e strumenti di governance, anche le migliori politiche resterebbero “sulla carta”. Questa insistenza è rilevante: segnala che, nel discorso ufficiale del Việt Nam contemporaneo, la riforma istituzionale è considerata un motore di sviluppo al pari delle infrastrutture e dell’innovazione tecnologica.

Sul piano politico, le elezioni del 2026 possono essere lette come un passaggio di sincronizzazione tra tre processi: l’indirizzo strategico fissato dal XIV Congresso del Partito, la ristrutturazione amministrativa verso il governo locale a due livelli, e l’avvio di un ciclo legislativo orientato a norme più rapide e implementabili. La partecipazione quasi totale, la messa in sicurezza della procedura e la pubblicazione tempestiva dei risultati sono rappresentate come indicatori di stabilità e capacità di governo, mentre le aspettative espresse da elettori e dirigenti convergono su un punto: il nuovo mandato 2026-2031 dovrà dimostrare che la modernizzazione della governance non è un’etichetta, ma un insieme di risultati percepibili nella vita quotidiana.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri: Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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