Pubblichiamo il capitolo iniziale, intitolato “La quinta legge generale della dialettica (in un universo a groviera)”, tratto dal libro omonimo che sarà per intero pubblicato prossimamente. Buona lettura.

PREMESSA
La quinta legge generale della dialettica
Albert Einstein: “La scienza è il tentativo di rendere la varietà
caotica della nostra esperienza sensoriale corrispondente
a un sistema di pensiero logicamente uniforme”.
Friedrich Engels, “AntiDühring”: “In questo senso il pensiero umano è, nella stessa misura,
sovrano e non sovrano e la sua capacità conoscitiva è, nella stessa misura, limitata e illimitata.
Sovrano e illimitato per la sua disposizione, la sua vocazione, la sua possibilità,
la sua meta finale nella storia; non sovrano e limitato nella sua espressione
singola e nella sua realtà di ogni momento”.
Nei suoi geniali Quaderni filosofici Lenin indicò correttamente che il cervello è il prodotto più elevato della materia, mentre a loro volta i concetti e le categorie (ivi comprese le leggi e le tendenze scientifiche) costituiscono il risultato e il sottoprodotto più avanzato della complessa rete cerebrale umana, collegata strettamente (E. Ilienkov) alla pratica sociale e alle sue diverse oggettivazioni.[1]
Incentrato al suo più alto livello proprio sul processo di produzione di categorie teoriche e leggi scientifiche, il materialismo dialettico costituisce fin dal 1843 una filosofia creativa e antidogmatica con una propria curva di apprendimento che segue e sintetizza, generalizzandolo e collegando le sue diverse sezioni, il sempre crescente progresso tecnoscientifico degli ultimi due secoli: un’ulteriore prova indiscutibile in tale senso si desume dal fatto che i tratti fondamentali ed essenziali della dialettica materialistica sono passati via via da tre a cinque dal 1938 a oggi, dopo la pubblicazione di Materialismo dialettico e materialismo storico da parte del leader comunista dell’Unione Sovietica di quel periodo.
Nel 1938 Stalin, infatti, indicò correttamente le quattro leggi generali della dialettica, a loro volta riflessi e riproduzioni sul piano teorico di reali e omnipervasivi processi su scala universale.
Le quattro leggi generali risultano essere:
– il continuo movimento e trasformazione del cosmo e dei suoi innumerevoli componenti;
– l’interconnessione generale esistente fra tutti i diversi processi, cose e livelli di organizzazione della materia;
– i salti di qualità che avvengono negli enti naturali giunti a una massa critica di accumulazione quantitativa;
– l’unità e la lotta di opposti in tutte le cose, di tendenze e controtendenze all’interno di qualunque dinamica materiale.[2]
Ma sussiste e opera anche una quinta legge generale della dialettica, espressa in modo molto sintetico dal geniale Karl Marx nel gennaio del 1873 e nel suo poscritto alla prima edizione del Capitale.
Nel poscritto in oggetto Marx sottolineò che la dialettica costituiva “scandalo e orrore per la borghesia e per i suoi corifei dottrinari”, perché la dialettica “nella comprensione positiva dello stato di cose esistenti include simultaneamente anche la negazione di esso, la comprensione del suo necessario tramonto perché concepisce ogni forma divenuta nel fluire del movimento, quindi anche nel suo lato transeunte…”.
Per Marx, quindi, ogni fenomeno ed ente materiale ha “una forma divenuta”, e cioè una forma determinata e particolare del e nel presente, ma simultaneamente qualunque oggetto naturale esprime anche un interno “fluire del movimento” che la trasforma, che la cambia.
L’intero universo, fino ad arrivare agli atomi e ai quark, costituisce quindi correttamente, a giudizio di Marx, da un lato una “forma divenuta”, alias un ente che si conserva ma, allo stesso tempo e in ogni singolo istante, anche una “forma in fluire” e in divenire, ossia un ente che muta e cambia.
Dato che si tratta di un fenomeno concreto che si manifesta su scala cosmica e omnicomprensivo, ne discende che sussiste una legge generale della dialettica secondo cui ogni cosa simultaneamente si conserva e allo stesso tempo si trasforma in qualunque attimo della sua esistenza e del suo processo di riproduzione, partendo dall’intero cosmo fino a giungere ai quark subatomici.
Ovviamente questa sorta di particolare schema ricorrente e di codice sorgente deve, come gli altri tratti fondamentali della dialettica, essere testato e verificato empiricamente.
Visto che Hegel nella sua Fenomenologia dello spirito del 1807 scrisse giustamente che “il vero è l’intero”, l’obiettivo minimale a cui tendiamo risulta quello di includere e inquadrare qualunque fenomeno ed ente naturale dell’universo, ivi compreso lo stesso cosmo, almeno una volta all’interno dell’unità e lotta di simultanea continuità e trasformazione.
Partendo volutamente dall’eterea leggerezza degli schemi figurativi, due delle forme geometriche più diffuse in natura quali i frattali e le spirali hanno entrambe come carattere distintivo l’autosimilarità.
Un frattale costituisce una figura geometrica nella quale ogni sua parte, se ingrandita, assomiglia o è identica alla figura intera in sé, in un processo di simultanea persistenza e mutamento/ ingrandimento del frattale.
La spirale logaritmica, a sua volta, costituisce una particolare tipologia che possiede anch’essa la proprietà di essere autosimile: se si ingrandisce il centro della spirale, infatti, si ottiene una forma che è Indistinguibile dalla spirale originale e intera.
Un discorso analogo vale anche per la spirale di Fibonacci, la cui figura si ritrova nelle conchiglie di molti molluschi e nella disposizione dei semi di girasole; e forme simili di spirale si ritrovano negli uragani, in miriadi di galassie e nell’acido desossiribonucleico.
Quest’ultimo, meglio conosciuto come DNA, rappresenta inoltre l’elemento principale di continuità di tutti gli esseri viventi (sebbene, come vedremo meglio in seguito, è segnato anch’esso da elementi di discontinuità come gli errori nella replicazione genetica), essendo tuttavia collegato inevitabilmente e strettamente al multiforme processo di nascita, sviluppo e decadenza di qualsiasi componente delle specie viventi che si riproducono sul nostro pianeta: partendo dagli archeobatteri formatisi più di tre miliardi di anni fa fino ad arrivare al bruco-pupa-farfalla e alla stessa nostra specie umana.
Non al nostro interno, ma molto sotto i nostri piedi si trova un altro pezzo del puzzle che stiamo componendo.
Le placche tettoniche, sia continentali che oceaniche, che esistono sul fronte terreno da almeno due miliardi di anni pur mantenendo nel tempo una propria identità, in termini di composizione fondamentale e come blocchi rigidi di materia, allo stesso tempo cambiano via via la loro estensione, forma e dimensione, oltre a muoversi e spostarsi in media di pochi centimetri all’anno.
Una prova molto concreta a sostegno della quinta legge generale della dialettica, tra le numerose elencabili (si pensi solo al movimento continuo della Terra su sé stessa e attorno al Sole, con simultanea presenza e trasferimento in ogni singolo istante del nostro pianeta in un determinato punto dello spazio) nella legge della conservazione della materia.
Secondo tale legge in una reazione chimica in un sistema chiuso la massa totale dei reagenti e delle sostanze iniziali risulta uguale alla massa totale dei prodotti, scoperta sintetizzata nella famosa frase per cui “nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma” (e tutto si conserva come massa globale, durante e dopo il processo chimico di cambiamento).
Passiamo ora alla più celebre equazione derivata dalle analisi di Einstein, ossia E = mc2.[3]
Non solo da tale equazione consegue e deriva che la massa rappresenta una forma di energia e, viceversa, l’energia si può trasformare in massa, ma essa ha altresì unificato le leggi della conservazione della materia (scoperta da de Lavoisier) e dell’energia.
Massa ed energia non si possono distruggere e viene conservata la loro massa totale (categoria di massa invariante) nei vari livelli di organizzazione della materia nel cosmo: ma le due forze naturali simultaneamente si trasformano l’una nell’altra come avviene ad esempio nella fotosintesi, nella respirazione cellulare, nelle reazioni di fissione o fusione nucleare, nella produzione di coppie di particelle e antiparticelle e nei decadimenti radioattivi.[4]
Rimanendo sempre nel campo variegato dell’energia, la scienza ha dimostrato fin dai tempi di Max Planck e con una miriade di esperienze concrete che se da un lato l’energia simultaneamente si conserva e si trasforma e che ogni ente naturale può possedere qualsiasi quantità di energia, come nel caso delle onde luminose, l’energia risulta in ogni caso “a gradini” e discontinua.
Essa è infatti composta da una sorta di pacchetti energetici, dato che gli elettroni in un atomo possono stare solo in specifici livelli di energia, per passare direttamente e senza gradualità da un certo livello a uno diverso. L’elettrone non si muove e scorre pertanto in modo graduale e progressivo ma, viceversa, salta da un determinato gradino e pacchetto di energia a un altro, emettendo in tale processo un fotone di energia e un quanto.
Quanti, ma anche entanglement.
L’entanglement costituisce un rapporto costante e una continuità di stato che unisce, nella meccanica quantistica, due o più particelle che diventano così profondamente connesse da formare un unico sistema, con un’influenza reciproca tra le particelle di quest’ultimo che è istantanea anche a distanze molto sensibili.
La continuità nell’entanglement si collega comunque con una dinamica di trasformazione all’interno del sistema, sia per un’endogena evoluzione delle particelle interessate descritta dall’equazione di Schrödinger che, d’altra parte, anche a causa dell’interazione con l’ambiente con il quale l’entanglement viene a contatto, in un processo di perdita di interconnessione quantistica chiamato decorrenza.
Entanglement, ma anche la forza gravitazionale.
Quest’ultima, una delle quattro interazioni o forze fondamentali che regolano l’universo, sia da Newton che da Einstein è stata considerata continua e senza interruzioni, agendo costantemente e senza sosta nello spaziotempo.
L’attrazione tra due masse sussiste dunque sempre all’interno dell’universo, indipendentemente dalla loro distanza: tuttavia proprio la forza esercitata da ciascun campo gravitazionale altresì cambia e diminuisce con il quadrato della distanza tra i corpi e gli enti naturali in oggetto.
Per quanto riguarda la forza elettromagnetica, da un lato i campi elettrici e magnetici interagiscono tra loro garantendo la continuità e la propagazione delle onde elettromagnetiche (luce) alla velocità della luce; dall’altro, secondo la legge di Lenz la corrente indotta crea altresì un proprio campo magnetico che si oppone alla causa (aumento o diminuzione) del flusso magnetico.
L’interazione forte mostra, inoltre, una sorta di continuità nel modo in cui essa lega e connette i quark, visto che più questi ultimi vengono “tirati” per spezzare la loro unità più l’interazione tra di loro diventa forte (continuità di tensione); ma anche la connessione in oggetto viene meno in condizioni estreme, creando una particolare “zuppa” di particelle libere.
A sua volta il decadimento radioattivo, l’espressione principale dell’interazione debole in campo fisico, rispetto a un grande numero di atomi costituisce un processo continuo e prevedibile nel tempo, ma tale dinamica segue simultaneamente anche la legge del decadimento esponenziale, la quale descrive la diminuzione nel corso del tempo del numero dei nuclei radioattivi.
Il nostro cosmo risulta fra l’altro contraddistinto anche da particolari e decisivi equilibri cosmici, su cui torneremo in un successivo capitolo.
Una di queste fondamentali simmetrie universali riguarda l’unità e lotta tra le tendenze contrapposte della gravità e della fusione termonucleare all’interno delle stelle, le quali a loro volta da più di 13 miliardi di anni costituiscono larga parte della materia visibile, non di natura oscura.
La forza di gravità svolge una funzione centripeta e tende a far collassare gli astri, nei casi limite trasformandoli nell’orrenda meraviglia dei buchi neri, mentre viceversa nel nucleo delle stelle i processi di fusione nucleare esercitano una costante controtendenza centrifuga, che consente loro per miliardi di anni di impedire di autodistruggersi.
Ora, tale equilibrio stellare cambia impercettibilmente ma costantemente a causa del consumo continuo di idrogeno, il componente originario principale delle stelle, che si trasforma lentamente ma senza alcuna sosta in elio durante il processo nucleare e che non può essere reintegrato: pertanto ogni millisecondo le stelle risultano sé stesse ma, simultaneamente, cambiano rispetto al loro passato più recente, per effetto della metamorfosi di una parte minimale dell’idrogeno che le compone.
Quando poi l’idrogeno si esaurisce nei diversi astri, il loro nucleo inizia a mutare a velocità sempre crescenti, contraendosi e riscaldandosi ulteriormente a causa dell’avvio dell’innesco della fusione di elementi più pesanti come il carbonio, l’ossigeno e così via, fino a raggiungere il ferro.
Quest’ultimo elemento chimico rappresenta il “mattone” finale del processo di fusione delle stelle, poiché il ferro non rilascia energia ma invece la consuma, causando pertanto il progressivo collasso gravitazionale delle stelle: in tale lunga fase il processo di trasformazione negli astri prende mano a mano il sopravvento rispetto a quello inverso della conservazione nel tempo, specialmente nelle dinamiche particolari che conducono via via alla formazione delle stelle di neutroni e dei buchi neri.
Anche l’entropia svolge un ruolo di estrema rilevanza all’interno del processo di sviluppo dell’intero cosmo: essa rappresenta una grandezza della termodinamica che misura la degradazione dell’energia, cioè quanta energia non è più in grado di compiere lavoro.
Essa si è rivelata una tendenza costante della natura che simultaneamente aumenta nell’universo senza sosta, con ancora deboli e rare controtendenze quali la vita: infatti l’entropia costituisce in un sistema fisico una tendenza naturale verso uno stato di maggiore caos e disordine energetico, dinamica materiale spiegata dalla seconda legge della termodinamica.
Anche l’entropia, quindi, è segnata allo stesso tempo da continuità e trasformazione, venendo contraddistinta simultaneamente da persistenza e cambiamento.
Si possono allargare di molto i processi di verifica empirica della quinta legge generale della dialettica, come del resto abbiamo già fatto indirettamente nel nostro libro del 2024 intitolato Logica dialettica e l’essere del nulla.
Ad esempio, il processo di riproduzione e duplicazione dell’acido desossiribonucleico risulta a sua volta di regola molto preciso, ma il DNA non si conserva esattamente e si modifica a causa di errori relativamente frequenti nelle basi duplicate: sbagli che vengono eliminati attraverso alcuni meccanismi di riparazione degli errori via via commessi nella dinamica di riproduzione del materiale genetico.
Nel corpo umano, inoltre, il fenomeno indiscutibile della neuroplasticità con la continua formazione di tutta una serie di nuove connessioni cerebrali, istante dopo istante, si collega alla simultanea e sostanziale stabilità dei rimanenti miliardi di neuroni e sinapsi.
Le nuove frontiere raggiunte durante gli ultimi anni dalle neuroscienze rientrano a loro volta nella dialettica tra simultanea continuità e mutamento in ogni ente naturale.
La “cartilagine della memoria”, ad esempio, è una metafora scientifica che descrive le reti perineuronali, ossia strutture rigide composte da molecole chiamate condroitin solfati e che avvolgono molti neuroni.
La loro funzione risulta quella del fissaggio e della conservazione delle informazioni più importanti: esse agiscono quindi come una particolare copertura che protegge e congela a lungo termine i ricordi più essenziali.
Ad esse si unisce anche l’azione della proteina SKT, da poco scoperta, fondamentale per la corretta maturazione delle spine dendritiche e quindi anche per le dinamiche di apprendimento e della memoria; un discorso analogo va effettuato altresì anche per la recente identificazione di conglomerati di sinapsi (CS-6) nell’ippocampo, che si modificano attraverso l’attività elettrica e che sono importanti sia per la memoria spaziale che per l’apprendimento.
Sul fronte della trasformazione, invece, si è avuta la scoperta dei cosiddetti “neuroni immaturi”.
Essi costituiscono neuroni collocati principalmente nella corteccia cerebrale e nati soprattutto durante lo sviluppo dell’embrione, i quali tuttavia non diventano strutture mature e adulte rimanendo viceversa in uno stato di ibernazione e di attesa: fase di latenza da cui essi escono, maturando in tempi rapidi, in risposta a stimoli esterni oppure al fine di compensare l’usura del tempo in altri neuroni.
Sempre di recente sono stati sviluppati i neuroni sintetici organici, realizzati con materiali biocompatibili e in grado di scambiare ioni e non solo elettroni.
Essi sono dotati di una plasticità sinaptica che consente loro di “ricordare” la quantità di carica che è passata attraverso essi in passato; e allo stesso tempo i neuroni sintetici organici sono in grado di ricevere segnali chimici dall’esterno e di trasformarli in impulsi elettrici, proprio come farebbe un vero neurone.
A sua volta anche l’intelligenza artificiale rappresenta un campo in continuo mutamento, che si evolve attraverso la combinazione tra sviluppo tecnologico, capacità di apprendimento dei singoli modelli e adattamento dai nuovi dati ricevuti.
L’intelligenza artificiale conserva le informazioni in suo possesso ma, allo stesso tempo, trasforma l’archiviazione da passiva a dinamica con il meccanismo del machine learning: ossia un sistema che permette ai computer di imparare senza una programmazione specifica esaminando enormi quantità di dati, individuando degli schemi (pattern) e imparando a fare previsioni e/o a prendere decisioni basandosi sulle esperienze precedenti, riuscite o fallimentari.
La struttura corporea umana vede altresì la morte di migliaia di sue cellule ogni secondo, ma nello stesso tempo e in quel brevissimo lasso di tempo si mantengono in vita altri miliardi di cellule che compongono l’essere umano.
Anche delle strutture mostruosamente compatte come i buchi neri non si conservano uguali nel corso del tempo, ma viceversa via via mutano e si trasformano a causa degli oggetti (a volte minuscoli), da essi attratti e distrutti, oltre che simultaneamente per effetto della “radiazione di Hawking”: ossia una radiazione emessa verso lo spazio esterno dagli stessi buchi neri in conseguenza di effetti e fluttuazioni quantistiche.
Trasferendosi invece all’intero universo, a causa dell’ininterrotto e costante processo di espansione di quest’ultimo il nostro cosmo risulta, secondo dopo secondo e microistante dopo microistante, sia il precedente e “vecchio” universo che uno nuovo e diverso, almeno in una parte più o meno estesa a seconda delle sue fasi di sviluppo che partono da circa 13,8 miliardi di anni fa.
Tornando invece al lato opposto di organizzazione della materia, ossia il mondo subatomico, le continue interazioni e i “colori” che contraddistinguono i quark cambiano continuamente, pur conservandosi simultaneamente la carica totale di energia di questi ultimi, che rimane costante nel tempo.
Appena sopra il misterioso livello di esistenza/inesistenza del vuoto quantistico si riproducono, dappertutto e in ogni luogo, gli innumerevoli e basilari quark, i quali in ogni caso non sussistono in modo isolato. Anche se ciascuno di questi ultimi mantiene nel tempo, ogni secondo e microsecondo, una propria continuità ontologica e identitaria, simultaneamente e senza sosta ogni quark altresì si trasforma e cambia ininterrottamente, almeno rispetto alla propria particolare carica di colore: intendendo per quest’ultima una particolare proprietà dei quark e delle particelle che essi si scambiano (denominate gluoni), le quali consentono alle particelle nucleari e subnucleari dell’atomo di legarsi tra loro nell’interazione forte, e quindi nella più intensa e potente forza fondamentale dell’universo.
“I quark e i gluoni sono particelle dotate di carica di colore. Se le particelle dotate di carica elettrica interagiscono scambiandosi fotoni, allo stesso modo le particelle dotate di carica di colore si scambiano gluoni in interazioni forti. Così facendo, le particelle con carica di colore si “incollano” tra loro – gluone deriva dall’inglese “glue“, che significa “colla”.
La differenza principale tra l’interazione forte e quella elettromagnetica è che i mediatori dell’interazione forte (i gluoni) hanno essi stessi una carica di colore; quelli dell’interazione elettromagnetica (i fotoni), invece, non hanno carica elettrica.
Due o più quark vicini tra loro si scambiano incessantemente gluoni, creando un “campo di forza di colore” molto forte che li lega. Ci sono tre cariche di colore, e tre corrispondenti cariche di colore complementari (anti-colore). Un quark cambia continuamente la sua carica di colore dato che scambia gluoni con altri quark”.
Ogni quark, dunque, “cambia continuamente” e senza sosta, senza tuttavia perdere l’identità “A” che lo compone, almeno in parte: quindi risulta e si rivela A e anche non A, in ogni dato istante.[5]
Anche gli elementi con decadimento radioattivo via via si trasformano continuamente in altri enti naturali, fino a perdere a un certo punto critico la loro precedente identità fisica.
Infatti, l’instabile nucleo atomico degli elementi con decadimento radioattivo cambia spontaneamente in un nucleo di tipo diverso, a volte stabile e a volte invece instabile-radioattivo, all’interno di dinamiche variegate che possono richiedere tempi molto lunghi, a volte addirittura equivalenti a miliardi di anni.
A sua volta la radiazione di fondo, che permea e avvolge l’intero universo, non risulta altro che la simultanea conservazione (minimale) e trasformazione (spostamento verso il rosso) proprio della luce primordiale del cosmo, rilasciata circa 380.000 anni dopo la sua nascita con il Big Bang.
Ma non solo.
Anche gli elettroni per così dire invecchiano: la loro energia e il loro stato risultano di regola iperstabili, ma viaggiando nello spazio durante periodi lunghissimi e per miliardi di anni gli elettroni cambiano e perdono energia, a causa delle loro interazioni con la massa interstellare/intergalattica e i campi magnetici.
Le pulsar, a loro volta, costituiscono dei residui di zone interne di supernove divenute stelle di neutroni che ruotano ad alta velocità, emettendo enormi fasci di radiazioni: anche se possono continuare ad agire nello spaziotempo per miliardi di anni, con il passare delle epoche la loro velocità di rotazione via via si riduce e diminuisce a catena anche l’intensità degli impulsi di radiazione, fino ad arrivare a un punto critico che porta allo “spegnimento” e alla fine delle stesse pulsar.
Scoperte solo nel 2010, le bolle di Fermi sono strutture gigantesche formatesi alcuni milioni di anni fa e che si estendono per ben 25000 anni luce, sopra e sotto il centro della nostra galassia: esse sono costituite da immense nubi di gas ed energia che vengono trasportate dal centro della galassia, influenzate dal “vento nucleare” creato costantemente dal buco nero supermassiccio posto al centro della Via Lattea.
Le bolle di Fermi fanno parte di un costante e continuo ciclo galattico, che include la formazione di stelle e di sistemi planetari: ciclo e sistema, tuttavia, simultaneamente in continua evoluzione e sviluppo, essendo inserite nella mutevole e proteiforme dinamica di riciclo della massa/energia su scala galattica.
Focalizziamo ora l’attenzione su alcuni enti particolarmente resilienti del nostro pianeta.
Le formazioni rocciose denominate stalattiti sono da un lato oggetti estremamente stabili e duraturi a livello endogeno, capaci di durare persino milioni di anni; ma simultaneamente esse si formano lentamente, goccia per goccia, crescendo in media di un centimetro ogni cento anni, oltre a risultare estremamente fragili nella loro struttura e nel loro processo di sviluppo rispetto a impatti provenienti dall’esterno.
A sua volta l’albero più longevo sulla Terra si è rivelato il Pino di Bristlecone, che vanta esemplari come il famoso albero Matusalemme con circa 4900 anni di età: quasi cinque millenni segnati da un lato dalla dinamica di conservazione dell’identità genetica del bioma in oggetto, ma simultaneamente anche da suoi continui processi di trasformazione, a volte anche minimali, fin dal suo primo giorno di vita.
Per quanto riguarda le barriere coralline, quelle più antiche e ancora viventi risalgono a circa seimila anni fa e si trovano nel Mar Rosso: barriere coralline che, è risaputo, alla continuità uniscono anche processi costanti e multiformi di trasformazione, per ragioni sia endogeno ed esogene.
Creata invece attorno al 3200 a.C. e con più di cinque millenni di esistenza, la tomba rituale di Newgrange in Irlanda costituisce la struttura più antica e resiliente finora conosciuta dal genere umano: essa ha avuto sicuramente una sua stabilità plurimillenaria, ma simultaneamente ha anche subito via via una serie di carsiche modifiche, a volte quasi insignificanti e minimali, provocate soprattutto dagli agenti atmosferici e naturali che l’hanno logorata parzialmente nel corso della sua lunga esistenza.
La ruggine non dorme mai…
Sempre rimanendo in ambito terrestre assumono un carattere generale e verificabile empiricamente proprio le microtrasformazioni che avvengono ogni istante in ciascun oggetto del nostro pianeta.
Limitandoci ad esempio alla quantità di polvere stellare che entra ogni secondo nell’orbita terrestre, essa risulta in media pari a circa 580 chilogrammi di materiale cosmico, quindi 580 grammi ogni millesimo di secondo. Certo si tratta solo di un cambiamento insignificante rispetto all’intera massa terrestre ma, allo stesso tempo, esso costituisce un reale, concreto e continuo processo di microtrasformazione della Terra, dinamica osservabile per cause diverse in innumerevoli altri enti naturali posizionati sul nostro pianeta.
Anche gli attuali processi di fotosintesi cambiano continuamente e ad ogni istante il nostro pianeta, seppur in modo quasi insensibile: tuttavia nel passato lo trasformarono parzialmente ma in modo radicale e irreversibile, raggiunta una determinata soglia critica.
Stiamo riferendoci a quel processo continuo di fotosintesi con produzione di ossigeno allo stato libero, e di simultanea sottrazione dell’anidride carbonica dal nostro pianeta: iniziato circa 2,5 miliardi di anni or sono da parte dei cianobatteri marini, ossia alghe verdi-azzurre, si trattò di un evento di lunghissima durata che cambiò, secondo per secondo ma per sempre, la composizione dell’atmosfera terrestre e allo stesso tempo sterminò dopo più di un miliardo di anni larga parte dei batteri anaerobici, abituati in precedenza a riprodursi in un ecosistema composto solo in minima parte di ossigeno.
Istante dopo istante, per milioni di anni e senza alcuna sosta avvenne dunque quella che è nota come la “catastrofe dell’ossigeno”.
La Terra in quell’epoca era ancora sé stessa, sotto svariati aspetti, come in precedenza (=A), ma risultava anche e simultaneamente un non A sempre più ricco di ossigeno e sempre più velenosamente mortale per gli archeobatteri anaerobici, indifesi di fronte alla gigantesca diffusione del nuovo elemento chimico.
A sua volta il processo di inspirazione ed espirazione dell’aria, che avviene sotto forme diverse in tutti gli esseri viventi a partire dai batteri, muta e modifica seppur in modo quasi insignificante la struttura corporea degli esseri viventi, ogni volta che si verifica in loro la dinamica materiale in via di esame.
Inoltre, l’autorganizzazione costituisce un fenomeno diffuso in numerose e multiformi strutture complesse di natura fisica, biologica e sociale, le quali sviluppano spontaneamente ordine e strutture dal basso senza alcun controllo esterno centralizzato e attraverso il processo d’interazione delle diverse componenti degli enti complessi.
Si forma pertanto una dinamica nella quale la continuità ontologica e la costante interconnessione delle varie parti degli oggetti complessi provoca e produce via via la comparsa di nuove forme di organizzazione endogena, come ad esempio nelle celle di Benard, nelle oscillazioni chimiche o nel cervello: organo nel quale i collegamenti tra i neuroni creano via via una struttura globale più complessa, oltre che dotata di plasticità e capacità di autotrasformazione.
A loro volta le strutture caotiche, quali ad esempio la miscela di fluidi colorati e la turbolenza dei liquidi, esprimono un elevato livello di casualità empirica nella loro dinamica di evoluzione; ma visto che proprio una variazione infinitesimale nelle condizioni iniziali comporta importanti variazioni del loro comportamento futuro, anche le strutture caotiche esprimono quella che la scienza descrive come una dipendenza sensibile dal punto e momento d’inizio, e quindi hanno alcuni elementi di continuità con le condizioni di partenza all’interno del loro processo di sviluppo.
Avvocato del diavolo: “Ma come la mettete con il formidabile livello di autoconservazione e la stabilità eonica del protone?”.
Innanzitutto, il protone è composto anche da un flusso costante di coppie virtuali di quark e antiquark (ossia antimateria) che in tempi estremamente rapidi appaiono e scompaiono come fluttuazioni quantistiche: e cioè esse costituiscono una marea di trasformazione continue, anche se virtuali all’interno di qualunque protone.
Ma non solo.
Qualunque protone fa parte di un universo in espansione continua e ininterrotta, microsecondo per microsecondo la quale cambia e trasforma ogni nanosecondo una qualità come minimo importante quale la posizione nello spazio di qualunque protone; e conseguenze analoghe sulla particella elementare in via di esame, oltre che ovviamente su qualsiasi altro ente naturale, le inducono anche le variegate dinamiche di rotazione su sé stesse delle galassie, delle stelle e dei pianeti.
Il movimento consiste sempre nello stazionamento di un ente naturale in un dato posto fisico e, simultaneamente, nel passare di quest’ultimo in un altro spazio trasformando così il proprio posizionamento, qualunque sia la velocità del vettore.
Ogni oggetto materiale dell’universo attraversa questa situazione dialettica durante ogni istante e nanosecondo anche a causa dei “quattro treni cosmici”, come descritto nel libro intitolato Logica dialettica e l’essere del nulla.
La pratica scientifica ha infatti dimostrato, senza lasciare spazio a dubbi di sorta, che la nostra piccola ma meravigliosa Terra innanzitutto ruota attorno a sé stessa, muovendosi nello spazio cosmico come un’inesauribile trottola alla velocità oraria di circa 1670 chilometri all’equatore e di 1580 chilometri orari al 45° parallelo di latitudine nell’emisfero settentrionale, collocato molto vicino alla città francese di Bordeaux.
Visto che l’ora è composta da 3600 secondi, ogni abitante (chiamiamolo “A”) di Bordeaux (e di Milano, Roma e Palermo, seppur con piccole variazioni e accelerazioni) ruota quindi attorno a sé stesso e nello spazio alla velocità di circa 438 metri al secondo.
Sorge subito un problema: dove si trova l’abitante “A” di Bordeaux che ruota attorno a sé nello spazio, in ogni singolo secondo? In quale dei 438 metri che “A” percorre nello spazio, a sua insaputa?
E se poi si utilizza come parametro invece un decimo di secondo, in quale dei 43,8 metri in esame sarà quindi collocato l’abitante “A” di Bordeaux, in tale lasso di tempo?
E in un centesimo di secondo?
Imitando Zenone di Elea si può, e anzi si deve continuare all’infinito in tale processo inesauribile di misurazione, basato sulla particolarissima ma costante danza rotatoria nello spazio del nostro pianeta.
Con Copernico e Galilei la praxis scientifica umana ha altresì dimostrato anche la rotazione attorno al Sole del nostro pianeta, esseri umani ovviamente inclusi in tale ininterrotta odissea nello spazio.
La velocità di tale movimento orbitante della Terra risulta, senza distinzioni di luoghi fisici sul nostro pianeta, pari a circa 107.000 chilometri all’ora.
Ossia equivalente a circa 29,72 chilometri al secondo.
Quindi il soggetto “A”, collocato a Bordeaux o a Milano, all’equatore o in Nuova Zelanda, sia esso un ente umano o extraumano si sposta e si muove, senza quasi accorgersene, attorno al nostro Sole all’impressionante ma costante velocità di quasi 30 chilometri al secondo: pertanto procedendo, senza saperlo, in modo più veloce della più rapida astronave finora progettata e costruita dall’Homo sapiens sapiens.
Ripetiamo in modo lievemente modificato la precedente domanda: dunque dove si trova “A”, ossia qualunque ente terrestre esso sia, durante ogni singolo secondo nel 29,72 chilometri che esso percorre costantemente in un solo attimo assieme alla Terra?
In quale spazio esso si colloca, durante tale particolare e brevissima fase temporale?
“A” dove poi si posiziona durante ogni singolo decimo di secondo, nei 2,972 chilometri che esso attraversa orbitando attorno al Sole in tale microistante?
E dove si trova “A”, nei 297 metri da esso solcati nello spazio in un rapidissimo centesimo di secondo?
Qual è poi l’esatta posizione di “A” nei 29,72 metri da esso attraversati, mentre esso ruota attorno alla nostra stella di riferimento durante un ipercelere millesimo di secondo?
Si può e anzi si deve continuare all’infinito, in questa analisi del particolarissimo tango “di Zenone” ballato attorno al Sole.
Ma non solo: sempre la scienza ha dimostrato senza ombra di dubbio che il Sole e l’intero sistema solare, ivi compresa la Terra, ruotano a loro volta intorno al centro della Via Lattea, ossia alla galassia a cui apparteniamo.
A quale velocità di rotazione? Secondo l’università statunitense di Stanford, il nostro sistema solare e qualunque “A” in esso contenuta (a Bordeaux, su Mercurio o su Plutone, ecc.) si muove attorno al centro della Via Lattea alla formidabile velocità di 720.000 chilometri orari, ossia alla velocità di circa 200 chilometri al secondo.
Dove si trova dunque “A”, questa volta inteso come qualunque oggetto del sistema solare, rispetto ai circa duecento chilometri che ogni ente e oggetto terrestre percorre in modo costante nello spazio, girando come una trottola infaticabile attorno all’asse della nostra galassia?
E dove si trova “A”, nei venti chilometri che sempre esso percorre durante ogni decimo di secondo?
E nei due lunghi chilometri, che sempre “A” attraversa durante la sua marcia spaziale ogni brevissimo centesimo di secondo?
Si può continuare all’infinito nel processo di misurazione di questo particolarissimo e costante “tango galattico”, sintetizzabile rimandando semplicemente ai principi relativistici di Einstein.
Passiamo ora al “quarto treno” di matrice cosmica.
La dialettica universale di continuità e trasformazione spaziale vale anche per l’universo nel suo insieme, definibile sul piano logico-teorico come “Super-A”, e quindi a cascata per qualunque ente che lo compone, anche fuori dal sistema solare. Basta infatti a tal fine analizzare il fenomeno dell’espansione accelerata dell’intero spazio cosmico, movimento spaziale (come un palloncino che si gonfia a dismisura) scoperto attorno al 1930: la velocità attuale di tale espansione è stata calcolata, nel 2005, come pari a 73,2 chilometri al secondo per ogni 3,26 milioni di anni luce.[6]
Anche per tali 73,2 chilometri al secondo, ora in esame, valgono i quesiti sopra esposti.
“Come si concilia la quinta legge della dialettica con l’altra legge fondamentale, secondo la quale tutto si trasforma?”
Tutto si trasforma, certo, ma non ogni elemento, tendenza e componente particolare dei diversi enti e oggetti naturali: al loro interno, in ogni istante, una parte – più o meno grande – muta e cambia, mentre un’altra loro sezione nello stesso tempo si conserva come in passato.
“Non è il caso di comprendere e inserire la quinta legge fondamentale della dialettica all’interno dell’unità e lotta tra tendenze opposte in tutti gli enti naturali?”
La risposta a tale interrogativo è negativa a causa del carattere speciale che assume a livello cosmico, per tutti i diversi livelli di organizzazione della materia, la formidabile resilienza e capacità di autoconservazione dei cosiddetti ” mattoni” del cosmo.
La resilienza dei quark.
La resilienza dei protoni.
La resilienza dei neutroni.
La resilienza della luce che, a differenza del messaggero descritto da Franz Kafka in un suo splendido racconto, riesce da quasi 13,8 miliardi di anni a superare infiniti muri e barriere naturali per giungere e arrivare anche sul nostro pianeta, superando distanze spaziali immense.
I diversi processi e oggetti naturali si trasformano e hanno scontri continui tra tendenze e controtendenze endogene proprio perché, loro come condizione preliminare e indispensabile, essi conservano nel tempo una parte di sé stessi; invece, cessando di riprodursi come entità distinte quando viene loro a mancare proprio il processo di mantenimento almeno di una loro parziale e limitata continuità nel tempo.
L’identità di qualunque ente naturale, quindi, parte dal presupposto basilare e indispensabile che sussista anche (e non solo, certo: serve anche il processo simultaneo di mutamento) il presupposto ontologico della presenza della tendenza all’autoconservazione rispetto al passato: una regola generale che vale sia per l’universo preso nel suo insieme che, andando via via a scalare, per le connessioni tra quark.
“Ma allora qual è la ragione, il perché e la causa dell’esistenza delle cinque leggi fondamentali della dialettica?”.
L’esperienza scientifica dimostra e insegna che la matrice fondamentale dell’universo è quella di essere scissa e sdoppiata in poli e tendenze opposte: il vuoto quantistico è composto dal nulla ma anche da coppie di particelle-antiparticelle virtuali che si annullano a vicenda in tempi infinitesimali, mentre fin dai suoi primissimi istanti il cosmo primordiale del Big Bang era costituito da un lato da energia ma anche dalla massa, ossia quark e gluoni.
Tale matrice generale permea e invade a sua volta anche l’importantissimo campo dell’identità del cosmo e dei suoi innumerevoli componenti, identità scissa e sdoppiata tra una tendenza alla conservazione (protoni, ecc.) e la simultanea controtendenza alla trasformazione: continuo mutamento della posizione spaziale dell’universo e dei suoi diversi enti naturali che lo compongono, e così via.
“Allora andiamo ancora più in profondità: perché esiste la (per voi) fondamentale e basilare legge dell’unità e lotta tra opposti?”.
Perché senza di essa l’universo non potrebbe muoversi, né trasformarsi né esistere: la legge universale in via di esame risulta pertanto l’inevitabile e necessario modo di esistenza e di riproduzione dell’intera natura, inorganica e organica.
Si passa invece a questo punto sul piano della logica scientifica e dialettica.
Le analisi dei concretissimi oggetti e processi materiali in via di esame producono altresì la regola generale secondo la quale (a differenza della logica metafisica, di derivazione aristotelica) “A” (ossia qualunque oggetto) “= A” e “non A”.
In sostanza ogni entità naturale risulta allo stesso tempo sé stessa ma anche altro rispetto al passato, anche quello calcolabile in termine di nanosecondi.
“Come la mettiamo con la ancora misteriosa materia oscura ed energia oscura, le quali compongono circa il 90% dell’intera materia (massa ed energia) del cosmo?”.
Da un lato materia ed energia oscura cambiano ogni secondo e senza sosta in una loro qualità come minimo importante, ossia la loro dislocazione spaziale, per effetto della continua e ininterrotta dinamica di espansione dell’universo; dall’altro lato, i due particolari “ingredienti” del cosmo in via di esame hanno simultaneamente conservato la loro capacità di interagire da miliardi di anni con la materia ordinaria, normale e osservabile.
Tale fenomeno è stato dimostrato concretamente da una marea di studi astrofisici avvenuti a mano a mano nel corso degli ultimi anni e a partire dagli Settanta, con le osservazioni effettuate sulle stelle poste ai bordi della galassia di Andromeda, lontana più di due milioni di anni luce dal nostro pianeta.
“Ma dove si ritrovano gli elementi di continuità tra il pre-Big Bang e la fase del post-Big Bang?”.
Il vuoto quantistico esisteva prima della genesi del nostro universo, con i suoi continui annientamenti reciproci di particelle e antiparticelle virtuali; esiste tuttora (effetto Casimir, ecc.) nel nostro universo ed esisterà anche nel futuro più lontano.
Il nulla quantistico non si crea e non si distrugge.
“E il tempo?”.
Dal 1916 e col la teoria generale della relatività, Einstein non solo ha unificato le tre dimensioni spaziali con quella temporale, ma ha altresì mostrato come da un lato il tempo costituisca un tessuto continuo, ma che esso non sia un’entità immutabile dato che la massa e l’energia ne trasformano il ritmo di scorrimento, dilatandolo o contraendolo.
Più velocemente ci si muove, infatti, più i secondi passano lentamente rispetto a un osservatore fermo, fenomeno di dilatazione del tempo che diventa molto significativo a velocità vicine a quella della luce.
“Alcuni scienziati ed epistemologi hanno negato l’esistenza di reali ed effettive leggi scientifiche: se ciò fosse vero, perderebbero qualunque valore anche le leggi generali della dialettica che si basano e si fondano sulle prime.
In passato filosofi e fisici come David Hume e Henry Poincarè avevano valutato le leggi scientifiche solo in qualità di semplici generalizzazioni, senza una reale capacità di effettuare valide previsioni per il futuro; e tale tesi vale ancora di più per le presunte leggi generali della dialettica”.
La scoperta del bosone di Higgs ha riconfermato ancora una volta la validità del modello standard della fisica, mentre l’osservazione a partire dal 2015 delle onde gravitazionali ha confermato per l’ennesima volta le previsioni contenute nella teoria della relatività di Einstein.
Con buona pace di scettici alla Hume e Poincaré, l’equazione E = mc2 non rappresenta certo una semplice generalizzazione, tra l’altro senza capacità di previsione per il futuro degli eventi del cosmo.
La pratica sociale si rivela, ancora una volta, il criterio generale per l’accertamento della verità: e la scoperta concreta in campo astrofisico delle nane brune, avvenuta nel 1995, fa parte a pieno titolo di questa praxis cognitiva che, nel caso in via di esame, conferma e attesta la veridicità della legge della conservazione e trasformazione dell’energia/massa e, a cascata, anche la quinta legge generale della dialettica.
Le nane brune costituiscono una tipologia particolare avendo una massa più grande di quella di un pianeta, ma altresì più piccola di quella della massa del Sole, corrispondente a circa 80 masse gioviane: siamo dunque sotto al punto critico e alla massa minima necessaria perché si sviluppi quella fusione termonucleare dell’idrogeno che contraddistingue tutte le stelle.
Anche se non risultano vere e proprie stelle, durante i primi milioni di anni della loro esistenza le nane brune riescono tuttavia a generare energia attraverso il processo di fusione del litio e del deuterio, mentre un’altra fonte endogena della loro energia è formata dalla lenta dinamica di contrazione delle stesse nane brune, le quali in tal modo si riscaldano emettendo luce ed energia.
In ogni caso, il particolare processo di sviluppo degli oggetti celesti in via di esame avvalora per l’ennesima volta, dal 1995 e dalla data del loro ritrovamento, la legge della conservazione e trasformazione dell’energia.
Infatti, le nane brune rappresentano degli oggetti caldi che si sono formati al momento del collasso gravitazionale dei gas stellari, mentre a sua volta la loro energia termica interna viene lentamente ma costantemente irradiata nello spazio: e tale dinamica di continuo raffreddamento risulta perfettamente in linea con il sopracitato principio della simultanea conservazione e cambiamento della massa/energia.
“Molti marxisti occidentali negano l’adesione di Marx alla dialettica della natura e alle leggi generali della dialettica”.
Sono solo dei pessimi marxisti, che spesso si trasformano in utili idioti della borghesia delle metropoli imperialiste.
Forse essi ignorano che Marx, dal 1843 fino alla sua morte, pose l’accento e focalizzò l’attenzione su quel particolare ma importantissimo caso concreto di unità e lotta di opposti costituito dal multiforme scontro tra borghesia e operai, tra la classe operaia e quella capitalista.
Forse essi fanno finta di dimenticare che Marx citò sia esplicitamente che con evidente approvazione la legge generale dei salti di qualità.
Basta leggere il nono capitolo del primo libro del Capitale, dove Marx affermò che “qui” (ossia in campo produttivo e nei rapporti sociali di produzione) “come nelle scienze naturali, si rivela la validità della legge scoperta da Hegel nella sua Logica, che mutamenti puramente quantitativi si risolvono a un certo punto in differenze qualitative”.
Per quanto riguarda poi la legge della trasformazione universale e la quinta legge della dialettica, è sufficiente rileggere il sopracitato poscritto di Marx al Capitale, datato 24 gennaio 1873.
In esso il genio di Treviri diede a Hegel il merito di avere esposto “le forme generali del movimento della dialettica”, con il loro “nocciolo razionale”; inoltre Marx sottolineò che la dialettica “concepisce ogni forma divenuta nel fluire del movimento”, ossia che ogni cosa è ogni “forma divenuta” si trasforma; infine sempre il grande scienziato tedesco espose parzialmente proprio la quinta legge generale della dialettica, mostrando che la dialettica esprime sia “la comprensione positiva dello stato di cose presente”, e cioè la comprensione positiva del lato della conservazione dell’identità, sia “il fluire del movimento” per “ogni forma divenuta”, per ogni ente e processo materiale.
Il fatto fondamentale è che la filosofia costituisce la prosecuzione con altri mezzi sia della scienza che della politica.
Non risulta pertanto casuale che il socialdemocratico arciopportunista E. Bernstein, secondo cui nel socialismo “il movimento è tutto, il fine ultimo è nulla”, sostenne inoltre alla fine dell’Ottocento che bisognava depurare dalla mistica e perniciosa dialettica hegeliana il pensiero, comunista e rivoluzionario, di Karl Marx.
Il socialdemocratico e teorico austriaco Max Adler volle a sua volta sostituire la dialettica con la filosofia di Kant, seppur rivista e corretta; l’ex bolscevico A. Bogdanov invece trovò il sostituto teorico di Marx ed Engels nell’empiriocriticismo di E. Mach, in base al quale si sosteneva che non poteva esserci “nessun oggetto senza soggetto umano”; la corrente operaista e postoperaista degli ultimi sei decenni, che al suo interno comprese anche Antonio Negri, scelse e selezionò quasi subito come suoi principali filosofi contemporanei di riferimento due acerrimi nemici del materialismo dialettico quali Gilles Deleuze e Félix Guattari.
Chi avesse qualche dubbio sull’abissale distanza dalla filosofia marxista del “pensiero critico” occidentale degli ultimi decenni può leggere Antonio Negri che, nel 2003 e nel suo libro Il ritorno (pag. 53), aderì a un pallido panteismo affermando che “siamo nella sostanza di Dio, ma la cosa più meravigliosa è che creiamo Dio ogni giorno. Tutto quello che facciamo è una creazione di Dio. Creare nuovo essere, qualcosa che, contrariamente a noi, non morirà mai”.
“Ma a cosa servono concretamente le leggi generali della dialettica?”.
In un universo in costante trasformazione, esse ci regalano il senso delle novità ancora tutte da scoprire facendo simultaneamente a pezzi la cosmovisione biblica, e non solo, del “niente di nuovo sotto il Sole”.
In un cosmo regolato altresì dal gioco tra forze e controforze, tra tendenze e controtendenze, ci regalano sia il gusto della lotta su scala universale che il nostro posto come specie umana al suo interno: a partire dal conflitto, che dura ormai da più di tre miliardi di anni, tra entropia e antientropia, tra materia vivente e quella inorganica.
Le leggi generali della dialettica contribuiscono quindi ad ammirare e avere piena autocoscienza collettiva dello smisurato valore e della rarità su scala cosmica del complesso e multiforme bioma terrestre, seppur fragile e attraversato da molteplici contraddizioni endogene (piante/erbivori, carnivori/erbivori, ecc.), anche e soprattutto nell’epoca potenzialmente autodistruttiva delle armi di sterminio atomiche, chimiche e batteriologiche.
Ci aiutano inoltre a comprendere il cosmo.
A conoscere il mondo.
A capire il battito del cuore dell’universo nei suoi innumerevoli componenti.
La sopracitata radiazione cosmica di fondo costituisce ad esempio una radiazione che permea tutto il cosmo, conservando parzialmente anche ai nostri giorni alcune caratteristiche di quella che circa 13 miliardi di anni fa era la luce primordiale dell’universo, modificatasi via via in tempi eonici.
Ma non solo.
A loro volta i superammassi galattici, stando a tutte le osservazioni astrofisiche, tendono a mantenere la loro struttura nel tempo ma, simultaneamente, quest’ultima viene parzialmente ma costantemente modificata dall’azione della gravità, come avviene anche per il più grande superammasso galattico, la Grande Muraglia di Ercole-Corona Boreale con una dimensione stimata attorno ai 10 miliardi di anni luce.
Ma non solo.
Sussiste altresì una dialettica di conservazione e trasformazione anche nella struttura generale a groviera (a rete tridimensionale, a spugna) del cosmo.
Già al suo inizio esso era da un lato quasi omogeneo, ma conteneva altresì piccole fluttuazioni di densità della materia: vi erano quindi già allora regioni e zone più o meno dense di massa ed energia, con una leggera asimmetria di valore generale per il cosmo ai suoi inizi.
L’azione della gravità in miliardi di anni ha conservato in piccola parte l’iniziale dialettica tra zone diverse con molta o minore materia, ma ha altresì modificato via via in larga parte la struttura dell’universo.
Ormai il nostro cosmo è formato da un lato da vuoti immensi quasi privi di galassie al loro interno, il cui diametro può superare addirittura i 300 milioni di anni luce (come nel caso del vuoto di Boote) che occupano circa 80% dell’intero spazio. Dall’altro lato si riproducono cambiando mano a mano nel tempo dei filamenti e muri cosmici di smisurata larghezza e lunghezza, che si intersecano tra loro in punti conosciuti come nodi: tali filamenti costituiscono le regioni dell’universo ad alta densità di materia normale e oscura, dove si concentrano la maggior parte delle galassie oltre che degli ammassi e superammassi di galassie, muri cosmici circondati da ogni parte dai sopracitati e immensi vuoti che rendono il nostro universo simile a una groviera.
Ma non solo.
La pulsazione del cosmo passa a ogni nanosecondo anche attraverso l’interdipendenza generale tra tutti gli enti materiali, oltre che tra i diversi livelli di organizzazione della massa/energia, costituendo un fenomeno innegabile e riconosciuto in tutti i campi scientifici.
Ora, tale dinamica di interconnessione universale non può che favorire la dialettica tra persistenza e trasformazione dell’identità, attraverso l’azione determinata dai cambiamenti di enti naturali che modificano anche, seppur spesso in misura infinitesimale, gli oggetti con cui sono in contatto e in relazione, mutando pertanto il rapporto tra costanza e cambiamento dell’identità all’interno di questi ultimi.
Ad esempio, la quantità di raggi solari che arriva sulla Terra si trasforma costantemente anche a causa della mutevole distanza tra il nostro pianeta e il Sole, oltre che per effetto dei cicli solari che la nostra stella attraversa ogni undici anni, modificando pertanto in lieve misura il clima e la temperatura terrestre.
Gli astrofisici inoltre stimano che quasi la metà delle stelle presenti nella Via Lattea faccia parte di un sistema binario o anche multiplo e composto da più di due stelle, strutture celesti rese celebri in tutto il mondo dal capolavoro di Liu Cixin intitolato Il problema dei tre corpi: specialmente gli astri di maggiore massa rientrano nelle categorie sopracitate.
Se da un lato ciascuna stella binaria costituisce un’entità autonoma rispetto al suo vicino stellare, entrambe si influenzano e si trasformano a vicenda: questa interconnessione siderale modifica significativamente la loro evoluzione rispetto alle stelle isolate, mediante l’influenza gravitazionale e la creazione di particolari regioni di spazio che circondano gli astri in oggetto, zone denominate i lobi di Roche.
A loro volta la Via Lattea e la galassia di Andromeda sono collegate tra loro da un’attrazione gravitazionale tanto forte da vincere persino la forza centrifuga provocata dalla continua espansione dell’universo: fra l’altro il gigantesco e concretissimo fenomeno costituito dal processo di avvicinamento reciproco tra Andromeda e la nostra galassia, che avviene alla velocità impressionante di circa 110 chilometri al secondo, aumenterà gradualmente ma senza sosta nel futuro la portata e l’intensità dell’interconnessione cosmica in esame: fino ad arrivare tra circa 4,5 miliardi di anni al punto critico della fusione tra i due giganteschi corpi stellari in via di analisi, creando in tal modo una sorta di sempre mutevole, eonica e immensa danza gravitazionale tra esse.
“Ma potete fornire degli esempi concreti di utilizzo della quinta legge in via di esame per risolvere almeno alcuni problemi strettamente filosofici?”.
Lo schema teorico in via di esame serve altresì a dissolvere, con la sua stessa presenza nell’arena teoretica, draghi filosofici quali il diavolo cartesiano con il suo ossessivo e paranoico dubbio sulla stessa realtà, ivi compreso ovviamente la sua simultanea continuità e trasformazione.
Si impone anche nel compito di demolire alla radice la teoria dell’eterno ritorno, con l’infinita ripetizione in eterno senza soluzione di continuità di tutti i possibili tipi di azioni e di eventi: tesi filosofica delineata dal grande – ma ormai disperato – rivoluzionario francese Auguste Blanqui nel suo libro del 1872 intitolato L’eternità attraverso gli astri, teoria copiata in seguito dal plagiario Nietzsche e invece ricordata nel modo corretto dal geniale Walter Benjamin.[7]
Essa serve altresì ad annientare le scuole di matrice buddista e i particolari “filosofi del nulla” che nel ventesimo secolo e nel Giappone imperialista, negavano proprio lo stesso essere e gli stessi enti: certo basandosi, in modo estremamente unilaterale, sul processo concreto e innegabile di trasformazione della realtà, ma non prendendo invece in considerazione il polo dialettico della resilienza e della continuità del cosmo e dell’essere, sia nel suo insieme che nei suoi innumerevoli componenti.[8]
L’ignoranza di matrice ontologica rispetto alla quinta legge generale della dialettica contribuì inoltre a un fenomeno storicamente importante quale l’incomprensione teorica della scoperta di nuovi enti celesti, come i satelliti medicei di Galileo Galilei, da parte delle autorità vaticane nel Seicento e del suo più raffinato intellettuale, il gesuita e futuro papa Roberto Belllarmino; a ciò si aggiunse, tre secoli dopo, il rifiuto sempre di natura filosofica da parte del geniale Einstein rispetto alla dinamica di espansione del cosmo, avendo il grande scienziato tedesco giustamente in mente il polo dialettico della conservazione dell’ente-universo ma non la sua controtendenza, e cioè il suo processo simultaneo di trasformazione.[9]
“E i salti di qualità?”.
Proprio la continuità nell’accumulazione di graduali mutamenti quantitativi porta e conduce, a un certo livello e soglia critica, ai sopracitati salti di qualità, e a trasformazione radicali e profonde in determinati enti e processi naturali.
“Come spiegate la distruzione e la morte, per gli esseri biologici?”.
Distruzione e morte conseguono e derivano proprio dalla fine, dalla cessazione e dalla scomparsa della sopracitata dialettica tra conservazione e trasformazione dell’identità dei singoli enti naturali.
Ad esempio in una stella massiccia che sta per esplodere diventando una supernova, durante gli ultimi suoi secondi di esistenza si assiste all’esaurimento di tutto il suo combustibile nucleare e alla fine del processo termonucleare, facendo sì che la pressione centripeta esercitata dalla forza di gravità non più compensata produca una delle esplosioni più potenti dell’universo, oltre a onde d’urto gigantesche e allo spargimento nello spazio di miliardi di tonnellate di elementi chimici pesanti, ivi compreso oro, argento e nichel (a volte la regione interna delle supernove si trasforma in pulsar).
Mentre le altre stelle stanno a guardare, coltelli di luce all’inizio di color blu e, in seguito, di tonalità rossa penetrano la matrice materiale del cosmo: il gas e le polveri restanti della supernova possono essere altresì osservati per molti anni dopo l’esplosione iniziale, formando in ogni caso un nuovo ente naturale in via di espansione nella vastità cosmica.
Sono le particolari “ceneri infuocate” dell’ormai scomparso corpo celeste in via di esame.
A loro volta i quasar, fase iperluminosa di buchi neri immensi, cessano di agire quando il buco nero supermassiccio al loro centro esaurisce i gas e la polvere cosmica che lo circonda e da cui trae energia, in un processo denominato “spegnimento”.
“La legge della simultanea continuità e trasformazione deve valere e poter essere applicata anche alla storia umana, oppure essa smette subito di essere una legge universale”.
Prendiamo due esempi estremi, ma opposti, rispetto alla tematica in esame.
I plurimillenari Veda innanzitutto.
La rivoluzione bolscevica, in secondo luogo.
I Veda, ossia i testi sacri della religione induista, hanno da un lato mostrato un elevato livello di continuità storica.
Infatti, il loro primo nucleo fondamentale è composto dai RigVeda, formati da 1028 inni raccolti in dieci libri denominati mandala: tali testi sono stati elaborati in un periodo compreso tra il 1900 e il 1400 a.C. e formano la base fondamentale per gli altri libri sacri dei Veda.
Da un lato i RigVeda sono arrivati ai nostri giorni immutati e invariati, come erano stati tramandati oralmente mediante sofisticate tecniche collettive di memorizzazione fino al IX secolo a.C., quando essi vennero finalmente messi per iscritto.
Siamo in presenza di un elevatissimo livello di persistenza, dunque, per una religione che ha coinvolto per circa quattro millenni almeno un essere umano su otto.
Ma se passiamo al versante e al lato opposto della trasformazione, va subito notato come tutti gli storici ormai concordino sul fatto innegabile che persino gli antichissimi RigVega non vennero alla luce in una sola ora o in un solo istante, ma viceversa che essi comparvero sul nostro pianeta durante un lungo periodo di circa cinque secoli, in un plurisecolare processo di accumulazione di inni e testi di natura religiosa che mutò e cambiò inevitabilmente, almeno in parte, la matrice originaria dei primissimi RigVeda.
E non solo.
La religione vedica viene composta anche da testi importantissimi denominati a loro volta Yajurveda, Samhita, Samaveda e Atharvaveda Samhita: libri che hanno cambiato come minimo alcune parti secondarie dell’intero complesso dei Veda, allargando dunque il processo di trasformazione dell’intero corpo della religione induista.
Ancora una volta e su scala plurimillenaria, stiamo esaminando la dialettica tra simultanea identità e trasformazione in uno stesso ente, questa volta di natura religioso-culturale: e un ragionamento analogo va fatto, mutatis mutandis, anche per la plurimillenaria dinamica di sviluppo sia dell’Antico che del Nuovo Testamento.
Proprio quest’ultima si rivela da un lato costante nel tempo, come schema generale di riproduzione del pensiero rispetto al cosmo e alla sua dinamica interna, ma simultaneamente essa cambia e si vede trasformata nel suo ruolo di inquadramento dell’universo in conseguenza e a causa delle nuove scoperte tecniche e scientifiche.
Ad esempio, l’identificazione indiscutibile del processo di espansione dell’universo ha imposto di utilizzare in un senso più ampio che, nel gennaio del 1873, periodo in cui apparve il sopracitato poscritto di Marx, la legge generale della simultanea continuità e trasformazione dell’identità di ogni ente naturale. Quando in futuro verranno poi finalmente scoperte la natura e le proprietà fondamentali dell’energia e della materia oscura, questa vittoria scientifica modificherà inevitabilmente sia il raggio d’azione che la funzione della quinta legge generale della dialettica, oltre all’interconnessione di quest’ultima con gli altri tratti fondamentali (Stalin, 1938) della filosofia marxista in via di trasformazione.
Un secondo criterio di verifica rispetto alla legge universale della dialettica in via di esame consiste nell’analizzare se quest’ultima riproduca, con un elevato livello di precisione, la dinamica di fenomeni storici sia importanti che considerati giustamente come dotati di particolare resilienza, stabilità e continuità, come nel caso sopracitato dei Veda induisti.
Specularmente un altro canone generale, utile sempre per testare la reale applicabilità della quinta legge al processo storico e alla teoria marxista del materialismo storico, si ritrova nell’individuazione di seri e consistenti elementi di continuità persino all’interno di dinamiche rivoluzionarie di particolare importanza, valenza mondiale e soprattutto radicalità sul piano economico e politico-sociale.
Tra di esse spicca ovviamente quella rivoluzione bolscevica che, dall’Ottobre Rosso del 1917, sradicò e distrusse in larga parte i rapporti sociali di produzione, di distribuzione e di potere sussistenti in precedenza all’interno del gigantesco impero zarista.
Il testimone d’eccezione a favore della quinta legge generale è rappresentato oggettivamente dal geniale rivoluzionario e scienziato V. I. Lenin, quando anche nel marzo del 1923 quest’ultimo affrontò la questione dell’ingombrante peso e influenza che conservava la burocrazia statale ex- zarista nel nuovo potere sovietico, il quale dal dicembre del 1922 aveva assunto la denominazione di Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS).
Lenin rilevò senza mezzi termini, nel marzo del 1923 e nel suo scritto Meglio meno ma meglio, che “nell’apparato statale la situazione è a tal punto deplorevole, per non dire vergognosa, che dobbiamo innanzi tutto pensare seriamente al modo di combatterne i difetti, ricordando che questi difetti hanno le loro radici nel passato, che, sebbene abbattuto, non è stato superato, non è ancora una fase della cultura appartenente a un passato ormai remoto. Pongo qui il problema della cultura, proprio perché in questi problemi bisogna considerare come acquisito soltanto ciò che è entrato a far parte della cultura, della vita, ciò che è diventato un abito. E da noi si può dire che quanto di buono esiste nell’organizzazione sociale non è oggetto di profonda riflessione, non è compreso, sentito; è stato afferrato in fretta, non è stato messo alla prova e confermato dalla esperienza, non è stato consolidato, ecc. E non poteva certo essere altrimenti nel periodo della rivoluzione, e con un ritmo di sviluppo così vertiginoso che ci ha condotti in cinque anni dallo zarismo al regime sovietico.
Bisogna riflettere quando si è ancora in tempo. Bisogna compenetrarsi di salutare diffidenza verso ogni progresso troppo rapido, verso qualsiasi millanteria, ecc., bisogna pensare a controllare quei passi in avanti che proclamiamo ogni ora, che facciamo ogni minuto, e che poi ad ogni secondo si rivelano instabili, precari e non compresi. La cosa più nociva sarebbe qui la fretta. La cosa più nociva sarebbe partire dal presupposto che sappiamo pur qualcosa, oppure che disponiamo di un numero più o meno rilevante di elementi per costruire un apparato veramente nuovo che meriti veramente il nome di socialista, di sovietico, ecc.
Questo apparato da noi non esiste, e perfino gli elementi che abbiamo sono ridicolmente pochi; non dobbiamo dimenticare che per costruire questo apparato non bisogna risparmiare il tempo e che occorrono molti, moltissimi anni.
Di quali elementi disponiamo per costruire un tale apparato? Di due soltanto. In primo luogo, degli operai, impegnati nella lotta per il socialismo. Questi elementi non sono abbastanza istruiti. Essi vorrebbero darci un apparato migliore, ma non sanno come farlo, non possono farlo; non hanno finora potuto acquisire la cultura che è indispensabile per farlo. E la cultura è quel che occorre. L’irruenza, l’impeto, l’audacia o l’energia, o in generale qualità umane anche migliori non servono a nulla. In secondo luogo, gli uomini che sanno, che sono istruiti e che sanno insegnare, sono da noi, in confronto a tutti gli altri Stati, in numero piccolo sino al ridicolo”.
Oltre che la questione relativa alla burocrazia statale ereditata dall’impero zarista da parte del nuovo potere sovietico, Lenin pose altresì l’accento con forza anche sul “problema della cultura ” del popolo russo: cultura il cui basso livello generale costituiva un altro tratto di continuità tra la Russia prerivoluzionaria e quella invece di matrice bolscevica e comunista.
Il mondo ideale, che comprende al suo interno anche concetti, simboli, ideali, descrizioni e teorie del cosmo, leggi e teorie scientifiche, ha assunto un ruolo importante all’interno del processo di sviluppo della filosofia marxista: nel suo sopracitato poscritto del gennaio 1873 Marx aveva evidenziato, infatti, che “l’elemento ideale non è altro che l’elemento materiale trasferito e tradotto nel cervello degli uomini”.
Tesi di valore generale allo stesso tempo corretta e geniale, la quale fa comprendere come anche qualsiasi legge scientifica e ogni legge dialettica non siano, in primo luogo, altro che la forma di una cosa o insieme di cose del mondo, forma che esiste al di fuori della cosa nel cervello umano e nelle oggettivazioni di quest’ultimo, come nel caso della carta su cui ad esempio sia stata scritta l’equazione E = mc2.
Ilienkov rilevò giustamente, nella sua opera intitolata Logica dialettica (pag. 265), che le leggi scientifiche e quelle dialettiche non costituiscano altro che la forma generale e socialmente determinata dell’attività umana, della creatività prometeica del genere umano che si trasforma, in tutta una serie di casi, in un “elemento ideale” (Marx), prendendo spunto da enti e processi materiali e venendo enucleate dall’organo materiale denominato cervello umano.
Le teorie e le leggi scientifiche rappresentano quindi una sorta di “tesoro collettivo” e una struttura universale della nostra specie, al pari dell’arte secondo la definizione fornita su quest’ultima dall’originale e poliedrico pittore Victor Vasarely.
La legge scientifica (e quella dialettica) rappresenta inoltre un rapporto necessario e una relazione costante dei fenomeni o aspetti di uno stesso fenomeno, legge che sintetizza le regolarità osservate in tali avvenimenti: viene prodotta e generata da ipotesi verificate e controllate attraverso esperimenti riproducibili, oppure mediante osservazioni replicabili da qualunque soggetto.
Una caratteristica fondamentale della legge scientifica viene costituita dalla sua generalità: essa descrive un fenomeno o una successione di eventi in termini generali, non limitati a un caso specifico.
Inoltre, la legge scientifica consente da un lato di descrivere la natura e il suo “come accade”, dall’altro permette anche di trarre da essa delle previsioni basate su dati empirici, valide finché le condizioni in cui si svolgono i fenomeni interessati rimangono le stesse.
Dai tempi di Galileo Galilei e dell’Accademia dei Lincei, alcuni secoli di pratiche teoriche e concrete hanno permesso ormai di accumulare una serie di certezze riguardo alle leggi scientifiche che superano i tentativi di seminare dubbi e scetticismi su di esse.
La tendenza creativa e antidogmatica del materialismo dialettico, a cui avevamo già accennato, nell’ultimo decennio è riuscita ad acquisire alcuni successi di notevole valore.
Nel libro Pitagora, Marx e i filosofi rossi, ritrovabile gratuitamente su internet, si è individuata la faglia e la separazione tra la sezione di filosofi che hanno via via selezionato una scelta di campo cooperativa e comunista, partendo da Pitagora e passando per Gioachino da Fiore e Meslier fino ad arrivare al marxismo, e un altro segmento che ha invece difeso sul piano teorico i rapporti sociali di produzione e distribuzione delle diverse epoche classiste, dalla legge del più forte di Crizia e dal sostegno allo schiavismo di Aristotele per giungere al transumanesimo ipercapitalista di Y. Harari.
Inoltre il prometeismo, inteso come autosuperamento sensibile e concreto dei limiti endogeni ed esogeni del genere umano, è ormai entrato a far parte del materialismo dialettico marxiano fin dal saggio – anch’esso ritrovabile gratuitamente in rete – intitolato Marx, Nietzsche e il prometeismo sdoppiato, opera nella quale si evidenzia anche il solco plurimillenario apertosi tra il prometeismo cooperativo (Pitagora, Giordano Bruno, Marx e così via) e quello invece di matrice classista ed elitaria, che trovò il suo fulcro principale nel superuomo e nella “belva bionda” di Nietzsche.
In terzo luogo, inoltre, l’introduzione degli algoritmi ontologici e della datazione nel libro Cento miliardi di galassie (La Città del Sole, 2021) ha permesso di portare un colpo mortale alle diverse forme di idealismo soggettivo secondo le quali non esiste oggetto senza soggetto umano, utilizzando a tal fine le innumerevoli scoperte di oggetti (di almeno cento miliardi di galassie, dal 1917) che escludono qualunque forma di dipendenza ontologica tra i nuovi enti naturali ritrovati e la presenza nel cosmo della nostra specie.
Ad esempio, il celebre fisico e pessimo filosofo Max Planck aveva affermato che “io considero la coscienza come fondamentale e la materia un derivato della coscienza”. Attraverso l’uso dell’algoritmo ontologico ciascuno di noi può obiettare al Planck di turno: “La limitata coscienza umana ha derivato e creato da sola almeno cento miliardi di galassie, a partire dal 1917? Se è così potente, perché non riesce a risolvere almeno il problema della fame nel mondo?”.
Ulteriore tappa di questa fase di sviluppo dinamico del materialismo dialettico viene rappresentata dalla sostituzione rivoluzionaria del vecchio principio di identità aristotelico, per cui A=A, con il nuovo assioma logico-dialettico secondo il quale A=A e simultaneamente non A, elemento teorico a cui abbiamo già accennato in precedenza.
E del resto abbiamo indicato in questo scritto, poche pagine sopra, che nel 2024 sono state riportate alla luce e all’attenzione dei filosofi di tutto il mondo le due leggi generali della dialettica individuate da Stalin nel 1938, e cioè le leggi della trasformazione e dell’interdipendenza di tutte le cose e gli oggetti naturali: tratti fondamentali della filosofia marxista che, dopo il 1956, erano caduti in un oblio praticamente totale.
Seguendo le orme del Marx del gennaio 1873, con il suo poscritto al Capitale, è stata ora anche enunciata la quinta legge generale della dialettica, che valuta e illumina il processo identitario in qualità di un perenne fluire e simultaneamente di una duratura resilienza in tutti gli enti naturali, anche nei singoli esseri umani fin dal momento del loro compimento.
Abbiamo già trattato altre scoperte concrete, tratte dalle scienze naturali, che confermano e “corroborano” (Popper) sia l’esistenza che l’estensione cosmica della quinta legge generale della dialettica, delineata embrionalmente da Marx, nel gennaio del 1873, nel nostro libro Logica dialettica e l’essere del nulla.
Ma il processo di produzione teorica di novità corrispondenti al reale in questo campo specifico della scienza filosofica risulta appena agli inizi, ancora ai suoi esordi.
A partire dalla necessità di avviare un’analisi di quella lotta costante ed estesa sul piano universale tra vecchio e nuovo (nuovo inteso in senso ristretto, quindi non come salti di qualità e nuove proprietà emergenti) che costituisce la conseguenza diretta e inevitabile della quinta legge generale della dialettica; oppure un esame rispetto alle diverse modalità con le quali, a seconda dei vari livelli di organizzazione della materia, avviene la fine e la cessazione dell’indispensabile processo di simultanea continuità e trasformazione, che porta alla distruzione, annullamento e annichilimento dell’identità dei diversi enti naturali; o ancora un’analisi relativa al rapporto tra la velocità di trasformazione (rapidità e livelli massimi ai tempi del primo istante del Big Bang, oltre che in una fusione termonucleare) e il grado invece di estensione della stabilità dei diversi oggetti materiali; oppure la focalizzazione sull’unità e lotta tra la costante tendenza generale all’entropia e la sua limitata controtendenza costituita dall’emergere della vita almeno sulla Terra, come notò il geniale fisico Erwin Schrödinger all’inizio del 1943 e con il mondo in guerra.[10]
L’importanza e la funzione svolta dalla quinta legge fondamentale risiede innanzitutto nell’aver creato nuovi orizzonti per la filosofia marxista, attirando l’attenzione sulla derivata lotta tra il vecchio e il nuovo e così via, demolendo quindi limiti e barriere cerebrali e utilizzando a tale scopo una categoria teorica ancora embrionale forgiata dal formidabile Karl Marx nel sopracitato poscritto del gennaio 1873.
La dialettica costante di conservazione e trasformazione costituisce, in seconda battuta, il settore generale e l’oggetto più importante della sopracitata legge universale dell’unità e lotta tra opposti: ossia di quello “sdoppiamento dell’uno” in due parti interconnesse ma in scontro costante, descritto brevemente da Lenin all’interno dei suoi splendidi Quaderni filosofici.
Siamo dei particolari Giano bifronte divisi e sdoppiati al nostro interno anche perché dentro di noi si confrontano e, carsicamente si scontrano, la tendenza alla ripetizione abitudinaria delle azioni-reazioni, e degli schemi di pensiero con la controtendenza rivolta invece alla dinamica di mutamento di questi ultimi.
Proprio analizzando tale segmento della scienza sociale il marxista francese L. Sève valutò, nel suo libro intitolato Marxismo e la teoria della personalità, che a un primo grado di approssimazione l’attività totale degli esseri umani risulta divisa in un primo settore, contraddistinto dalla riproduzione semplice e sostanzialmente immutata dei bisogni, delle conoscenze e delle capacità umane, e un secondo settore, segnato invece dal processo di allargamento dei desideri, delle attitudini multilaterali e delle cognizioni degli esseri umani: siamo in presenza di osservazioni interessanti, da riprendere e sviluppare.[11]
In conclusione, si può affermare con sicurezza che tutto si trasforma mantenendo variabili elementi di continuità con il passato, e ovviamente anche la filosofia marxista segue un ormai bisecolare dinamica di persistenza e di mutamento.
Da quando Marx ed Engels hanno trasformato la filosofia in una scienza, collegando dialetticamente tra loro il criterio di verità della praxis con la dialettica, il materialismo e il prometeismo cooperativo, la forza principale del materialismo dialettico nei suoi momenti e nelle sue fasi migliori è consistita nella capacità di generalizzare e connettere tra loro le nuove scoperte compiute via via dalle diverse scienze naturali, nel corso degli ultimi due secoli.
Dopo il periodo di decadenza del 1980-2010 si è ormai giunti da alcuni anni a un periodo di ripresa della filosofia di matrice marxista. Processo di risveglio e rigenerazione che trova nella riscoperta di due leggi della dialettica già individuate in precedenza da Stalin (interconnessione e movimento-trasformazione su scala universale) e nell’acquisizione della quinta legge generale della dialettica alcuni dei suoi nuovi tasselli di un particolare e formidabile mosaico di conoscenze che, seppur con periodi di regresso, come tendenza generale sta crescendo e arricchendosi di valore teorico e gnoseologico ormai da quasi due secoli.[12]
Circa due millenni fa emerse una domanda filosofica sotto forma di indovinello tramandata senza soluzione di continuità nei secoli, e cioè quella posta dalla spietata Sfinge ai passanti e a Edipo: “Qual è quell’animale che al mattino cammina su quattro zampe, di giorno su due, e alla sera su tre?”.
Se la risposta concreta è l’uomo, quella filosofica si ritrova invece nella chiave d’accesso fornita dalla costante dialettica tra continuità e simultanea trasformazione in ogni ente naturale, dinamica operante su scala cosmica a tutti i livelli della materia.
Si tratta di un altro monolite nero, alla Kubrick, che si è riusciti ad “aprire” e a comprendere: come del resto si è verificato nel caso della risposta fornita invece (attraverso gli algoritmi ontologici e della datazione) alla Medusa paralizzante dell’idealismo soggettivo e del suo figlio legittimo, quel solipsismo per il quale solamente io esisto e l’illusorio mondo esterno risulta solo una mia creazione mentale.[13]
L’importanza e la funzione svolta sul piano culturale, ideale e politico della quinta legge fondamentale risiede anche nell’aver creato nuovi orizzonti per la filosofia marxista, attirando l’attenzione sulla derivata lotta tra il vecchio e il nuovo e così via, demolendo quindi limiti e barriere celebrali e utilizzando a tale scopo una categorie teorica ancora embrionale forgiata dal formidabile Karl Marx nel sopracitato poscritto del gennaio 1873.
Infine la quinta legge fondamentale della dialettica serve altresì al genere umano per alzare e sviluppare il suo livello nel processo di autocoscienza, collettivo e individuale.
A tal proposito va sottolineato come la particolare e feconda connessione esistente nella filosofia marxista tra materialismo, dialettica, praxis e prometeismo, collegamento inaccessibile anche a menti geniali quali Eraclito e Hegel, abbia permesso via via di ottenere ciò che lo scrittore Norman Mailer nel 1969 definì, con il suo libro Un fuoco sulla luna, sia lo “sventramento” della superstizione e del misticismo che l’innalzamento della ragione dialettica fino alle altezze dell’Everest filosofico costituito dal processo di produzione di leggi generali: valide per la natura oltre che per la dinamica del genere umano, seppur con le specificità che contraddistinguono i diversi livelli di organizzazione della materia partendo dal vuoto quantistico.
La limpida e inventiva stella rossa della filosofia marxista costituisce l’erede e la sintesi a un livello superiore delle teorie e delle analisi più avanzate via via prodotte dal plurimillenario pensiero teoretico, ivi comprese quelle aventi per oggetto il posto acquisito dall’uomo nel cosmo e il prometeismo: quest’ultimo espresso sotto forme leggendarie anche dai miti di Icaro in Europa e dalla narrazione cinese su Chang’e, la donna che volò e visse sulla Luna.
La continuità e il simultaneo processo di trasformazione della limpida e creativa stella rossa del materialismo dialettico avvengono attraverso le ulteriori conferme di verità già acquisite con fatti concreti prima sconosciuti, oltre che mediante la dinamica di accumulazione di sempre nuove conoscenze e risultati teorici, costituendo un serio e arduo impegno plurisecolare che si rivela altresì una gioiosa opera di “traduzione” (Marx, gennaio 1873) del mondo materiale nel pensiero umano.
La filosofia è diventato finalmente un’efficace filo di Arianna per uscire dai labirinti dell’ignoranza e una scienza, che aiuta in modo sensibile e costante a trasformare il mondo cambiando e plasmando le idee e le cosmovisioni di milioni di esseri umani, grazie alla pratica teoretica di Marx ed Engels ma anche attraverso la capacità di riflettere, con cura e attenzione, rispetto alle nuove scoperte scientifiche verificatesi mano a mano dopo la morte dei due grandi rivoluzionari e scienziati tedeschi: ritrovamenti che hanno fra l’altro dimostrato il ruolo di portata cosmica (seppur con il suo connesso carico di orrori, di guerre, di Guernica, di Auschwitz, di Hiroshima, di Gaza ottobre 2023-2026, ecc.) ormai svolto da tempo dalla nostra specie.
Mediante l’ispirato libro pubblicato dal geniale scienziato E. Schrödinger nel 1943, la vita è stata infatti valutata correttamente come una controtendenza organizzatrice contro il caos provocato, senza sosta e su scala universale, dalla sopracitata entropia e dalla seconda legge della termodinamica: una controtendenza, quella umana, la quale pur con i suoi innegabili limiti e lati negativi risulta dotata già ora non solo di autocoscienza ma anche, tra l’altro, della conoscenza delle leggi della fisica e delle altre scienze, oltre che in grado di enucleare le cinque leggi generali della dialettica.
I gradi più elevati dell’autocoscienza, connessi e affiancati dall’intelligenza tecnologica e tecnologico-spaziale che ci contraddistingue, soli e unici tra almeno cinque miliardi di specie finora vissute/estinte nel nostro pianeta, costituiscono una meravigliosa ed eccezionale rarità all’interno del bioma terrestre sviluppatosi da quattro miliardi di anni, e quindi per un quarto dell’intera esistenza del cosmo.
Aveva pertanto ragione il prometeico Engels quando, nel suo AntiDühring, indicò che il pensiero umano, e quindi la nostra specie, si rivelano allo stesso tempo finiti e infiniti.
“In questo senso il pensiero è, nella stessa misura, sovrano e non sovrano e la sua capacità cognitiva è, nella stessa misura, limitata e illimitata.
Sovrano e illimitato per la sua disposizione, la sua vocazione, la sua possibilità, la sua meta finale nella storia; non sovrano e limitato nella sua espressione singola e nella sua realtà di ogni momento”.
La teoria della relatività generale di Einstein, la geometria non lineare di Lobachevsky, la tavola periodica di Mendeleev, le Piramidi di Giza, l’Acropoli di Atene, la Grande Muraglia cinese, la città di Petra, l’Alahambra e il Taj Mahal, la Gioconda di Leonardo da Vinci, il David di Michelangelo, le poesie di Li Bai e la Divina Commedia, la Nona sinfonia di Beethoven e il Dark Side of the moon dei Pink Floyd costituiscono solo una piccola parte delle vette finora raggiunte dal processo di oggettivazione del pensiero, della creatività e della progettualità del genere umano, indiscutibile avanguardia cerebrale da centinaia di migliaia di anni del mondo organico terrestre.
Già ora l’autocoscienza collettiva e la ragione dialettica hanno compreso, grazie anche alla categoria filosofica di “Natura matrigna” forgiata da Giacomo Leopardi, il rapporto generale di unità e lotta esistente sulla Terra da circa 3,5 miliardi di anni tra materia inorganica (ivi compresi asteroidi e superasteroidi via via piombati sul nostro pianeta) e materia organica vivente: dinamica eonica che produce una carsica guerra cosmica fra i due elementi in via di esame.
Da un lato del campo via via troviamo:
– l’interminabile era glaciale che per circa 100 milioni di anni colpì la Terra, ottocento milioni di anni or sono, quasi distruggendo i nascenti germogli di vita complessa e pluricellulare sul nostro pianeta;
– le cinque ondate di sterminio di massa che hanno colpito la materia organica negli ultimi 444 milioni di anni in totale assenza del genere umano, distruggendo il 99% delle specie finora comparse sulla Terra;
– l’eruzione catastrofica del vulcano di Toba che, 74000 anni fa, ridusse l’Homo sapiens sapiens a poche migliaia di unità molto vicine all’estinzione.
La squadra variegata della materia organica e aerobica, invece, nel corso degli ultimi tre miliardi di anni ha generato alcuni enormi salti di qualità quali:
– la stessa comparsa della vita e della capacità di autoreplicazione del materiale genetico, avvenuta approssimativamente 3,6 miliardi di anni or sono;
– i cianobatteri hanno senza sosta prodotto energia e rilasciato ossigeno come derivato, spianando la strada in tre miliardi di anni agli organismi aerobici e quindi alle forme di vita più complesse che usano ossigeno, portando simultaneamente alla prima grande estinzione di massa per le forme di vita anaerobiche;
– l’esplosione del Cambriano, datata più di cinquecento milioni di anni fa, vide il rapidissimo (su scala biologica) processo di comparsa di quasi tutti i phila e i regni viventi;
– durante gli ultimi dodicimila anni la nostra specie ha prodotto molteplici e sempre crescenti attività, che sono diventate ormai la forza principale nella dinamica di modifica del clima e della geomorfologia terrestre (era dell’Antropocene);
– l’inizio dell’era spaziale nel 1957-61, con lo Sputnik e il volo di Gagarin, ha permesso finalmente a una specie terrestre, dopo più di tre miliardi anni, di viaggiare nello spazio e di poter potenzialmente terraformare altri pianeti quali Marte, seppur in un futuro ancora lontano.
La grande partita cosmica tra entropia e antientropia, tra l’immane forza distruttiva della materia inorganica e le fenomenali proprietà emergenti di quella invece di matrice organica risulta per il momento ancora aperta a molteplici e spesso opposte soluzioni.
Si può solo sottolineare che la formidabile rivoluzione antientropica ha finora avuto come suoi tasselli principali la spettacolare comparsa dell’autoreplicazione genetica, la fotosintesi clorofilliana che trasforma luce e minerali nell’energia organica degli zuccheri e in ossigeno e la trasformazione della massa in energia attraverso l’utilizzo umano del vapore, dell’elettricità, del carbone-idrocarburi e della fissione-fusione nucleare.
Risultati eccezionali, come minimo.
Forse non è casuale che l’uomo rappresenti anche l’ente naturale nel quale la polarità dialettica di simultanea continuità e trasformazione raggiunge il vertice e l’apogeo qualitativo.
Come tutti i primati superiori, anche l’Homo habilis di circa due milioni e mezzo di anni or sono possedeva infatti una memoria sviluppata sia a breve che a lungo termine; ma tale dote di persistenza era affiancata, fin da quell’epoca remota, dalla capacità progettuale acquisita in quel periodo sempre dall’Homo habilis, che lo rendeva in grado di immaginare e prevedere nel suo presente la futura e successiva costruzione di chopper scheggiati in selce, trasformazione di portata radicale così come la domesticazione del fuoco attuata dall’Homo erectus circa un milione e mezzo di anni fa.[14]
Proprio lo sviluppo delle conoscenze tecnologico-scientifiche ha del resto portato la polarità di simultanea continuità e trasformazione all’interno dello stesso corpo umano.
Illustra questo processo cognitivo e pratico anche l’esempio dei xenotrapianti, ossia i trapianti di tessuti e cellule da specie animali all’uomo, come i recenti casi dei reni di maiale geneticamente modificati (un’ennesima forma di continuità-trasformazione, tra l’altro) che hanno funzionato per più di otto mesi in pazienti con insufficienza renale; i casi concreti possono essere ampliati se si fa mente locale anche ai pacemaker, alle retine artificiali, alla carne sintetica, ai visori 3d, agli interfaccia neurali e così via.
Mediante molteplici e variegati stimoli, che includono anche quelli sopracitati di matrice tecnologica, il processo di riflessione è diventato negli ultimi millenni anche di natura ontologica e ha via via prodotto, allargando la sfera d’azione delineata da Sergio Leone per il finale del suo capolavoro del 1966, un particolare duello esagonale rispetto alla struttura e alla dinamica del cosmo.
La visione della distruzione finale e della rinascita immediata dell’universo rappresenta il tratto distintivo della fase kalpa della religione vedica, di durata di 4,3 miliardi di anni con la dissoluzione finale del cosmo e la sua regressione allo stato iniziale con una nuova ripartenza, oltre che delle diverse forme di apocalisse di derivazione cristiana.
Lato positivo di questa concezione: l’universo è realmente sorto da un repentino Big Bang iniziale.
Il secondo antagonista in via di esame è costituito dalle concezioni che attribuiscono il primato alla conservazione dell’essere, inteso come ente eterno, immutabile e immobile, introdotte dal presocratico Parmenide e riprodottesi fino a Emanuele Severino: secondo esse l’essere: è e non può non essere: e, in effetti, anche solo scrivendo o leggendo il breve testo in via di esame si è esistiti (anche se simultaneamente ci si è trasformati, seppur in minima parte).
Il primato della trasformazione di tutti i diversi oggetti e processi è stato invece proposto fin da Eraclito e dal taoismo di Lao Tzu, arrivando via via a Hegel.
Aspetto positivo: il mutamento esiste realmente, agendo senza sosta e ovunque.
Il dominio del nulla e del non essere è fiorito invece attraverso le concezioni esposte dal sofista Gorgia di Lentini, da una sezione del buddismo zen che metteva al suo centro la categoria ontologica di “vacuità” e dalla sopracitata scuola filosofica di Kyoto.
Lato positivo: realmente ogni cosa ed ente naturale è destinato a finire e a sparire, anche se trasformandosi in un altro processo e oggetto materiale.
Seguendo a modo suo la linea dell’eterno e infinito ritorno, tracciata dal grande rivoluzionario Auguste Blanqui nel 1872 e copiata in seguito da Nietzsche, un altro incomodo è costituito dalla teoria del multiverso proposta da H. Everett lll nel 1957.
Essa suggerisce che qualunque evento quantistico innesca e determina la divisione dell’universo in molteplici mondi paralleli, ciascuno dei quali corrispondenti a uno dei possibili esiti dell’evento scatenante: eliminando quindi il collasso della funzione d’onda, tale tesi sostiene che tutti i risultati possibili di un evento coesistono in infiniti rami separati.
L’ultimo ospite dell’arena ontologica in via di esame viene costituito dalla categoria teorica della continuità dialettica, termine che ormai possiamo utilizzare al fine di sintetizzare la simultanea unità e lotta tra persistenza e mutamento in ogni ente e durante ogni nanosecondo: polarità su cui ci siamo soffermati a lungo nelle pagine precedenti.
La sua forza teorica principale consiste nel fatto che, oltre che a rispecchiare gli sviluppi scientifici degli ultimi 130 anni, essa riesce altresì a sintetizzare e connettere gli spunti migliori contenuti in quasi tutte le altre matrici ontologiche (non certo quelle, allucinati e allucinanti, che derivano dalla teoria di L. Susskind relative all’universo bidimensionale, oppure dalla tesi su un cosmo inteso come una simulazione artificiale creata al computer).
La continuità dialettica, intesa come connessione tra persistenza e discontinuità, permette di comprendere sia la struttura che la dinamica della realtà, senza dimenticare e anzi tenendo sempre gli elementi di continuità dei vari enti (e dello stesso universo), oltre alla polarità di lati opposti esistente tra vuoto (quantistico) e realtà, già intravista dal grande materialista Democrito.
Si supera quindi sul piano teorico sia Parmenide, che negava il non-essere, che Aristotele (con il suo “orrore del vuoto”) e la scuola filosofica di Kyoto, la quale poneva invece il nulla e la vacuità al centro della sua elaborazione teorica.[15]
Cosmovisioni, certo, ma anche categorie logico-dialettiche via via apparse attraverso il processo di costruzione prima da Hegel e poi dai maestri del materialismo dialettico.
Le diverse polarità di concetti logico dialettici quali universale e particolare, reale e potenziale, finito e infinito, azione e reazione, quantità e qualità, materia e vuoto, necessità e libertà, avere ed essere trovano una matrice comune nella loro dinamica di continuità e discontinuità sia rispetto al loro valore ontologico, connesso alla struttura dell’essere, che alla loro valenza logica, intesa come modalità di analisi delle diverse proposizioni cognitive.
NOTE
[1] V. I. Lenin, “Quaderni filosofici”, ed. Feltrinelli; E. Ilienkov, “Logica dialettica”, pp. 267, 268, ed. Progress.
[2] G. Melia e A. Pascale “Stalin e le quattro leggi generali della dialettica”, in http://www.mondorosso.wordpress.org.
[3] D. Burgio, M. Leoni e R. Sidoli, “Logica dialettica e l’essere del nulla”, l’AD Edizioni.
[4] “E = mc2“, in wikipedia.it.
[5] D. Burgio, M. Leoni, R. Sidoli, “Logica dialettica e l’essere del nulla”.
[6] “Tendenze scientifiche: scienziati annunciano che l’universo si sta espandendo molto più velocemente di quanto si pensasse finora”, 9 giugno 2016, in cordis.europa.eu.
[7] E. Zeppollari Perale, “Arrendersi alle stelle”; F. Scafi, “L’eroe dai mille corpi: Blanqui e la politica cosmica”, in quadernidaltritempi.eu.
[8] J. W. Heisig, “I filosofi del nulla” p. 45 e 83, ed Feltrinelli.
[9] “Universo statico”, in it.wikipedia.org; L. Capovero Varinelli, “Galileo, il cosmo, l’uomo”, 15 febbraio 2023, in storiedistoria.com
[10] E. Schrödinger, “Cos’è la vita?”, ed Adelphi.
[11] L. Seve, “Marxismo e teoria della personalità umana”, pp. 349, 386, 387 ed Einaudi.
[12] M. M. Rosenthal, “Il metodo dialettico marxista”, ed. Vitoria, 1951; Mao Zedong, “Sulla contraddizione”, ed. Casa Editrice in Lingue Estere, 1968
[13] D. Burgio, M. Leoni e R. Sidoli, “Cento miliardi di galassie”, in http://www.mondorosso.wordpress.org; M. De Iaco, “Solipsismo e alterità. Wittgenstein e il mito dell’interiorità”, ed. PLAT
[14] C. Perles, “Preistoria del fuoco”, ed. Einaudi.
[15] M. Mariucci, “Parmenide di Elea: il razionalista che negò il movimento e la molteplicità”, in utopiarazionale.blogspot.it; “Horror vacui? L’orrore del vuoto”, in imms.fi.it; J. Heisig, op. cit.;
R. Radice, “Democrito”, ed. Pelago; G. Boccali e C. Pieruccini, “Induismo”, ed Electa;
“Non viviamo in una simulazione, un astrofisico italiano lo ha dimostrato”, 13 giugno 2025, wired.it;
C. Rustica, “Enigmi astrofisici. Dal Big bang al multiverso”, ed. Macro; B. Moroncini,”Finché dura il lutto. Walter Benjamin e la rivoluzione”, 24 aprile 2011, in sinistrainrete.info.
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