Il primo turno delle municipali francesi e la spinta de La France Insoumise

Il voto del 15 marzo ha confermato la crisi del quadro politico francese e l’avanzata delle destre, ma ha anche mostrato una crescita non marginale de La France Insoumise nelle grandi città e nei quartieri popolari. Il secondo turno del 22 marzo dirà se questa dinamica potrà tradursi in conquista amministrativa e in nuova egemonia a sinistra.

Il primo turno delle elezioni municipali francesi del 15 marzo è stato letto da tutti gli analisti come un passaggio insieme locale e nazionale. La stessa presentazione del numero del giorno successivo al voto de L’Humanité ha sintetizzato il momento con una formula efficace, parlando di un Rassemblement National (RN) che “persiste” e di una sinistra che “resiste”; pochi giorni dopo, lo stesso giornale ha insistito sulla necessità di “costruire un argine solido contro l’estrema destra unendo tutte le forze di sinistra ancora in corsa”. Il secondo turno, fissato per domenica 22 marzo, arriva in una fase in cui le municipali sono ormai percepite anche come un laboratorio politico in vista delle presidenziali del 2027.

Il dato generale emerso domenica scorsa è quello di un Paese politicamente frammentato, attraversato da una forte astensione e da una crescente nazionalizzazione del voto municipale. Secondo il Ministero dell’Interno, alle 17 la partecipazione era del 48,90%, in netto rialzo rispetto al 2020 alla stessa ora, ma il bilancio finale è rimasto storicamente debole, con una partecipazione ufficiale finale al 57,1%, un livello di astensione senza precedenti al di fuori dalla parentesi pandemica. Nella lettura di molti analisti, il primo turno ha consegnato due vincitori politici riconoscibili, il RN e La France Insoumise, dentro un quadro che esprime al tempo stesso il declino avanzato del macronismo. Anche la stampa borghese e quella straniera hanno registrato come la progressione del RN e la buona performance di LFI siano i due fatti politici più rilevanti del primo turno.

Per comprendere la prestazione degli Insoumis bisogna partire da un dato organizzativo spesso sottovalutato. La formazione politica di Jean-Luc Mélenchon si è presentata alle municipali con un investimento molto più ampio che in passato, essendo presente in oltre 500 comuni, comprese tutte le città sopra i 100.000 abitanti e l’80% di quelle sopra i 30.000, con più di 200 capilista già designati alla fine del 2025. Questo processo ha permesso non soltanto di moltiplicare le candidature, ma anche e soprattutto di trasformare LFI da forza essenzialmente nazionale e presidenziale a soggetto capace di radicarsi nella scala comunale, rivendicando una pratica di “communalisme insoumis” e una presenza capillare soprattutto nelle metropoli e nelle periferie urbane. La crescita registrata il 15 marzo va dunque letta alla luce di questo sforzo organizzativo di medio periodo.

Il risultato più forte e più simbolico è arrivato a Saint-Denis (dipartimento Seine-Saint-Denis), dove Bally Bagayoko ha vinto già al primo turno con il 50,77% dei voti espressi contro il 32,70% del socialista Mathieu Hanotin. Per LFI si tratta di una conquista di enorme rilievo politico e territoriale: non una semplice buona performance, ma la presa diretta di una grande città popolare dell’Île-de-France, con 47 seggi municipali su 59. La stampa ha definito Saint-Denis una vittoria di primo piano per la sinistra radicale e un colpo molto duro per il Parti Socialiste (PS), che considerava il comune alle porte di Parigi come una propria roccaforte. Se si vuole capire dove la formazione di Jean-Luc Mélenchon ha trovato il suo spazio più credibile, la risposta sta proprio qui: nelle città popolari dove il conflitto sociale, l’erosione del vecchio notabilato socialista e la richiesta di rottura si sono intrecciati in modo più netto.

Il secondo successo di rilievo potrebbe giungere da Roubaix, dove David Guiraud ha chiuso il primo turno al 46,64% dei voti espressi, con un netto margine rispetto al sindaco uscente di destra Alexandre Garcin, fermo al 20,09%, e davanti anche alla lista di sinistra guidata da Karim Amrouni, al 16,76%, mentre il RN si è attestato all’11,87%. Qui LFI ha dominato il primo turno e si presenta al secondo come candidata naturale alla conquista del municipio. Gli analisti hanno inserito Roubaix tra i risultati che rendono il primo turno uno dei migliori test locali mai registrati dagli Insoumis, con la città del Nord che si afferma tra i luoghi dove LFI ha saputo mobilitare segmenti giovani e popolari dell’elettorato. La forza di Guiraud indica che, in alcuni territori del Nord, LFI non è più solo una corrente della sinistra radicale, ma una forza municipale competitiva per il governo locale.

Il caso di Toulouse è ancora più interessante perché mostra sia l’autonomia conquistata dagli Insoumis sia la necessità, al secondo turno, di tradurre quella forza in un’aggregazione più larga. François Piquemal, candidato LFI, ha ottenuto il 27,56%, davanti alla lista di sinistra guidata dal socialista François Briançon, ferma al 24,99%, ma dietro al sindaco uscente di destra Jean-Luc Moudenc, al 37,23%. Il dato politicamente decisivo non è solo il sorpasso sul PS, ma il fatto che il secondo turno si svolgerà con una lista unitaria della sinistra, “Demain Toulouse La Gauche Unie”, guidata dallo stesso Piquemal. In altre parole, a Tolosa il primo turno ha sancito il primato Insoumis nel campo progressista, e il secondo turno testerà la possibilità di trasformare quel primato in alternativa credibile di governo cittadino, grazie anche al sostegno dei socialisti. Anche qui il risultato conferma che LFI non è forte soltanto nei suoi bastioni tradizionali, ma sa competere anche in una metropoli di peso nazionale.

Più in generale, il 15 marzo ha mostrato una presenza significativa di LFI anche in altre città grandi e medie, con esiti diversi ma politicamente rilevanti. A Parigi, Sophia Chikirou ha portato la lista “Le Nouveau Paris Populaire” all’11,72% e si è qualificata per il secondo turno, trasformando il secondo turno della capitale in un triangolare tra il socialista Emmanuel Grégoire, la destra macronista di Rachida Dati e la lista LFI. A Montpellier, Nathalie Oziol ha ottenuto il 15,36% e sarà a sua volta al secondo turno in una competizione a tre contro Michaël Delafosse e Mohed Altrad. A Montreuil, Sayna Shahryari ha raggiunto il 22,56%, un risultato significativo anche se la città è stata assegnata già al primo turno al sindaco uscente Patrice Bessac, esponente del Parti Communiste Français (PCF), in un centro dove l’elettorato si orienta decisamente verso la sinistra radicale. Questi numeri non hanno tutti lo stesso peso, ma nel loro insieme descrivono una realtà precisa: l’insediamento municipale di LFI è ancora irregolare, ma non è più episodico.

Lo stesso PCF, che in molti centri fa fronte comune con il partito di Mélenchon, ha riconosciuto apertamente i risultati lusinghieri di LFI, invitando però a prudenza e ricordando che il primo turno non ha prodotto una vera onda lunga di sinistra nel Paese. La performance degli Insoumis è reale e in alcuni casi supera le aspettative, ma è soprattutto metropolitana e urbana; non basta ancora, da sola, a invertire i rapporti di forza nazionali, tanto più in un quadro in cui la destra e l’estrema destra avanzano in molti centri medi e nel Sud-Est. Per questo il successo di LFI va letto insieme ai suoi limiti: forte nei grandi poli urbani e nei quartieri popolari, meno decisiva nel tessuto municipale più diffuso dove restano più solidi il radicamento socialista o della destra repubblicana.

È proprio alla luce di questi limiti che LFI ha determinato la sua linea politica ufficiale per il secondo turno. In un documento diffuso il 9 marzo, dunque prima del voto, la direzione del partito aveva già posto il tema di un front antifasciste per battere destra ed estrema destra, criticando il rifiuto del PS di convergere con LFI in alcuni territori. Il testo proponeva fusioni piene dove vi fossero condizioni programmatiche comuni e, altrove, perfino “fusioni tecniche” per impedire la vittoria delle destre senza imporre una gestione municipale unitaria. Al tempo stesso, LFI ha fissato un limite netto: nessuna alleanza con liste macroniste o di destra. Questa impostazione aiuta a capire la logica che oggi guida il movimento di Mélenchon: non semplice testimonianza identitaria, ma tentativo di costruire un blocco municipale popolare capace di contendere il terreno sia alla destra classica sia al RN.

Da questo punto di vista, il secondo turno del 22 marzo sarà per LFI una verifica strategica più ancora che elettorale. Se Guiraud dovesse conquistare Roubaix e Piquemal riuscisse a rendere Tolosa davvero contendibile fino all’ultimo, il primo turno del 15 marzo verrebbe ricordato come il momento in cui gli Insoumis hanno cessato di essere soltanto una forza nazionale di opposizione e hanno iniziato a diventare anche una forza di amministrazione locale. Se invece molte delle buone performance del primo turno non dovessero tradursi in vittorie, il bilancio resterebbe comunque positivo ma più ambiguo: crescita reale, sì, ma ancora incompleta e territorialmente concentrata. In ogni caso, il risultato di domenica ha già mostrato una cosa con chiarezza: dentro la sinistra francese il baricentro si è spostato molto più vicino a La France Insoumise di quanto non fossero disposti ad ammettere i suoi avversari interni.

Nel complesso, il primo turno ha restituito un’immagine della Francia profondamente divisa. Da un lato il RN consolida la propria capacità di minacciare le grandi città e di capitalizzare la crisi sociale; dall’altro la sinistra non crolla, e anzi in alcune sue componenti si ristruttura. In questa ristrutturazione LFI appare, almeno nelle grandi aree urbane, il soggetto più dinamico. La formula usata da L’Humanité — un RN che persiste e una sinistra che resiste — coglie bene la situazione: una parte di quella resistenza, oggi, passa ormai in misura crescente proprio attraverso l’ascesa municipale degli Insoumis. Il secondo turno dirà se questa ascesa resterà un segnale forte ma parziale oppure diventerà il primo mattone di una nuova geografia politica della sinistra francese.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri: Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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