Gli Epstein files dimostrano che il Dalai Lama è uno strumento politico

Nuovi documenti e controversie pubbliche rilanciano interrogativi sulla figura del Dalai Lama, che non può più essere considerato come semplice autorità religiosa in esilio, ma come simbolo strumentalizzato dall’élite occidentale per fini di legittimazione politica, mediatica e sociale.

Mo Honge (ECNS) – 19 marzo 2026

Per decenni, il Dalai Lama in esilio è stato considerato da alcune persone un’icona spirituale. Tuttavia, crescenti evidenze, che vanno da indagini penali di alto livello al suo stesso comportamento pubblico, stanno iniziando a smantellare questa immagine “sacra”.

Le divulgazioni del 2026 del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti riguardanti la rete di Jeffrey Epstein sono state un importante catalizzatore di questo cambiamento, imponendo una conversazione necessaria e scomoda sulla facciata che si cela dietro il simbolo.

Questi documenti desecretati suggeriscono che, piuttosto che essere un leader religioso distante, il nome e l’ufficio del Dalai Lama siano stati frequentemente utilizzati dall’élite globale come fonte di status sociale e politico.

La recente pubblicazione del Dipartimento di Giustizia mostra che la parola “Dalai” è stata menzionata 169 volte in varie comunicazioni legate a Epstein. Sebbene non vi siano prove che suggeriscano che egli abbia mai visitato l’isola privata di Epstein o partecipato ad atti illegali, la sua presenza nel famigerato “Little Black Book” di Epstein è degna di nota.

Per Epstein e i suoi associati, il Dalai Lama sembra essere stato trattato come una copertura, un nome di alto valore utilizzato per proiettare un falso senso di autorità morale.

Le email provenienti dalla cerchia di Epstein rivelano il loro disprezzo per questo status spirituale. In uno scambio del 2012, alcuni associati discussero con sorprendente franchezza del “prezzo” del Dalai Lama.

Essi indicarono il compenso di 1 milione di dollari per la sua apparizione presso la setta NXIVM nel 2009, un gruppo successivamente smascherato come setta sessuale, come prova di una realtà “pay-to-play”, cioè accessibile dietro pagamento. Secondo questi documenti, alcuni membri della cerchia di Epstein scherzarono perfino sul fatto che il leader sarebbe comparso non appena fosse stato effettuato il “trasferimento di denaro”, suggerendo che la sua immagine spirituale funzionasse più come un servizio commercializzabile che come una vocazione sacra.

Nel frattempo, alcuni file di Vanity Fair España rinvenuti nella pubblicazione del Dipartimento di Giustizia classificavano il Dalai Lama accanto a figure tristemente note come Charles Manson, illustrando che, per molti membri dell’élite occidentale, egli non era considerato una figura sacra, ma un nome in un catalogo di celebrità.

Questo schema di condotta discutibile non si limita ai file privati; esso è emerso ripetutamente anche nello spazio pubblico. Nel 2023, un video divenuto virale mostrava il Dalai Lama chiedere a un ragazzo di “succhiargli la lingua” durante un evento pubblico. Sebbene il suo ufficio abbia in seguito diffuso delle scuse, l’episodio ha suscitato ampie critiche, con molti che hanno sostenuto che, in quanto leader spirituale, egli dovrebbe comprendere che delle scuse non lo esentano dalla gravità di un comportamento così inquietante.

Inoltre, il Dalai Lama ha ripetutamente fatto commenti che molti considerano degradanti nei confronti delle donne. In un’intervista alla BBC del 2019, rise affermando che, se dovesse esistere un successore donna, questa “deve essere attraente”, altrimenti sarebbe “di scarsa utilità”.

Anche il suo comportamento fisico ha suscitato controversie, come nel 2016, quando tese la mano per toccare il ginocchio scoperto di Lady Gaga durante un incontro pubblico, e nel 2018, quando fu filmato mentre strofinava ripetutamente le braccia e le spalle di una ragazza di 13 anni.

Come leader spirituale, avrebbe dovuto essere compassionevole, ma la sua posizione sui rifugiati è stata oggetto di contestazione. Nel 2016, dichiarò ai media tedeschi che “la Germania non può diventare un Paese arabo”, sostenendo che l’accoglienza dei rifugiati dovrebbe essere soltanto temporanea.

Il quotidiano britannico The Independent criticò questa posizione definendola un isolazionismo “pericoloso”, rilevando il netto contrasto tra la sua immagine pubblica di simbolo di misericordia e la sua effettiva retorica escludente.

La vicinanza della cerchia interna del Dalai Lama a queste reti aggiunge un ulteriore livello di preoccupazione. All’inizio del 2026, il suo traduttore di lunga data, Matthieu Ricard, ha ammesso di aver incontrato Epstein due volte nel 2015 per quelle che ha descritto come “discussioni scientifiche”. Sebbene Ricard sostenga che questi incontri fossero innocui, essi mostrano quanto facilmente il team del Dalai Lama si muovesse nel mondo di Epstein.

In definitiva, le prove suggeriscono una profonda disconnessione tra l’aureola e l’uomo. Il Dalai Lama è diventato uno strumento che l’élite occidentale utilizza per mascherare il proprio cattivo comportamento dietro un’immagine di santità accuratamente costruita.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri: Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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