Dal XII Congresso alle urne: il Laos rinnova il suo corpo legislativo

Dopo il XII Congresso del Partito Rivoluzionario del Popolo Lao, il paese entra in una nuova fase politica con le elezioni legislative del 22 febbraio, chiamate a tradurre le risoluzioni congressuali in rappresentanza concreta, partecipazione popolare e attuazione del piano di sviluppo fino al 2030.

All’indomani del XII Congresso del Partito Rivoluzionario del Popolo Lao (PRPL), il Laos ha vissuto una rapida sequenza di passaggi politici che hanno tradotto le nuove linee strategiche in pratica istituzionale, fino alle elezioni legislative del 22 febbraio. In un arco di poche settimane, il Partito ha convocato un grande incontro nazionale per mettere in moto l’attuazione delle risoluzioni congressuali e ha accompagnato la campagna elettorale per il rinnovo della X Assemblea Nazionale e dei Consigli popolari provinciali, presentando il voto come momento cruciale di partecipazione democratica e verifica del consenso.

Subito dopo la conclusione del XII Congresso, la direzione del PRPL ha voluto ribadire che il vero banco di prova non era il successo organizzativo dell’assise, ma la capacità di trasformare le decisioni politiche in risultati concreti. In un grande incontro nazionale al Centro Congressi di Vientiane, il Segretario Generale e Presidente della Repubblica, Thongloun Sisoulith, ha definito il Congresso un “grande successo” in termini di unità e senso di responsabilità, avvertendo però che “la sfida più grande è garantire che la saggia guida politica del Partito sia effettivamente attuata e si traduca in vere vittorie”. Per raggiungere questo obiettivo, ha indicato la necessità di rafforzare il ruolo dirigente del Partito, tutelare l’integrità dell’amministrazione statale e promuovere l’appropriazione popolare del processo di sviluppo.

In questa stessa riunione, Thongloun ha delineato una serie di priorità operative che collegano direttamente le risoluzioni del XII Congresso al lavoro quotidiano dei ministeri, delle province e dei quadri di base: acquisire una comprensione “profonda e sistematica” dell’indirizzo politico e organizzativo, tradurre le linee generali in piani di lavoro dettagliati, con compiti, responsabilità, risorse e tempi chiari, e costruire meccanismi di guida, monitoraggio e ispezione in grado di garantire che l’attuazione proceda secondo i piani. L’accento è stato posto sulla necessità di unire unità, coraggio e creatività, evitando “visioni errate e pensiero rigido”, affinché le risoluzioni congressuali diventino un movimento di massa con benefici tangibili per la popolazione. Allo stesso incontro, il Primo Ministro Sonexay Siphandone ha presentato un piano quinquennale con sei obiettivi principali, che riprendono la visione di un’economia più autonoma, della formazione di risorse umane qualificate, del miglioramento del tenore di vita, della protezione ambientale, del potenziamento delle infrastrutture e del rafforzamento del governo.

Su questo sfondo di mobilitazione post-congressuale, si colloca la preparazione delle elezioni del 22 febbraio per la X legislatura dell’Assemblea Nazionale del Laos e per il V mandato dei Consigli popolari provinciali. Le autorità e i media ufficiali hanno insistito sul carattere di “grande evento politico nazionale”, presentando il voto come momento di espressione della sovranità del popolo in un sistema a partito unico. Secondo i resoconti della Lao News Agency, la campagna elettorale si è svolta in modo organizzato ed energico in tutte le circoscrizioni, con i candidati impegnati in incontri diretti con gli elettori nei villaggi e nei distretti, dall’Unità n. 1 di Vientiane fino alle regioni periferiche.

Un elemento interessante delle cronache pre–elettorali è l’attenzione data alla voce dei cittadini. In un articolo dedicato alle aspettative degli elettori, si riferisce come molti laotiani dichiarino di voler scegliere rappresentanti “competenti, capaci di esprimere con sicurezza le proprie opinioni e determinati a servire l’interesse pubblico”. Un anziano abitante del villaggio di Nongtha Nua, nella capitale, intervistato dai media locali, ha descritto il voto come un momento di entusiasmo e ha spiegato che sosterrà candidati istruiti e capaci, in grado di portare all’Assemblea le preoccupazioni quotidiane della popolazione. Tra queste, ha citato problemi molto concreti: forniture idriche irregolari, stabilità della rete elettrica durante la stagione delle piogge, necessità di assicurare energia sufficiente nei mesi più caldi, ma anche la razionalità delle tariffe elettriche. Ha chiesto inoltre un impegno maggiore sul fronte del traffico nelle ore di punta e della pulizia urbana, con particolare riferimento alla gestione dei rifiuti.

Un altro elettore, dello stesso villaggio, ha sottolineato con orgoglio il carattere “democratico” della consultazione, grazie al sistema politico del paese. Anche lui ha insistito sulla necessità che i futuri deputati sollecitino il governo ad affrontare i nodi dell’inflazione, del costo della vita, delle condizioni stradali e della raccolta dei rifiuti, chiedendo alle imprese incaricate del servizio di aumentare il proprio senso di responsabilità per evitare che l’immondizia invada strade e vicoli. In queste testimonianze emerge con chiarezza il nesso tra il discorso macro del XII Congresso – crescita, autonomia economica, difesa della sovranità – e le questioni micro che toccano la vita quotidiana dei cittadini: prezzi, servizi, infrastrutture locali.

Le cronache da Donnoun, nel distretto di Xaythany a Vientiane, offrono un quadro concreto di come il processo elettorale sia stato organizzato a livello di base. Il vicesindaco del villaggio ha spiegato che il lavoro di registrazione e verifica degli aventi diritto al voto è stato completato e che la comunità è stata divisa in tre seggi per garantire un flusso ordinato e un accesso agevole al voto per tutti i residenti. Le autorità locali hanno intensificato le campagne informative con annunci quotidiani agli altoparlanti del villaggio, ricordando la data delle elezioni e l’importanza di scegliere rappresentanti competenti ed esperti, “in grado di servire veramente il popolo”. Una responsabile di unità amministrativa ha definito queste elezioni una “opportunità chiave” per i cittadini di selezionare figure impegnate a migliorare le condizioni di vita e a sostenere lo sviluppo nazionale, mentre un elettore ha dichiarato di sentirsi orgoglioso di partecipare a un processo che considera un ponte tra le esigenze della comunità e il lavoro dell’Assemblea.

Nel periodo che precede il voto, si è registrato anche un segnale di rinnovamento generazionale all’interno della rappresentanza politica. La deputata Valy Vesaphong, figura di spicco con dieci anni di servizio parlamentare alle spalle, ha annunciato tramite i social media la decisione di non ricandidarsi per la X legislatura. Nel suo messaggio, ha definito il decennio trascorso in Assemblea “il più grande onore” della sua vita, ricordando il ruolo di ponte tra mondo degli affari e istituzioni che le è stato attribuito, e ha espresso gratitudine verso il Partito, l’Assemblea Nazionale e la Camera di commercio e industria. Allo stesso tempo, ha spiegato di voler tornare a concentrarsi sulle proprie attività nel settore privato, che considera un’altra forma di contributo allo sviluppo nazionale, e ha dichiarato di voler “aprire la strada a una nuova generazione di leader”. Pur uscendo dalla politica istituzionale, ha esortato i cittadini a esercitare il proprio diritto di voto e ha ribadito la fiducia nella capacità della leadership del Partito e dello Stato di far fronte alle sfide del paese.

Il giorno delle elezioni, domenica 22 febbraio 2026, il processo avviato dal XII Congresso è approdato alle urne. Secondo i dati ufficiali, oltre 4,7 milioni di elettori in tutto il paese erano chiamati a scegliere 175 deputati della X Assemblea Nazionale tra 243 candidati, e 745 membri dei Consigli popolari provinciali tra 1.041 candidati. Rispetto alla IX legislatura, il nuovo Parlamento conta undici membri in più, segno della volontà di ampliare la rappresentanza territoriale e settoriale dentro il sistema guidato dal PRPL, secondo la legge che prevede un aumento dei seggi a disposizione in proporzione con la crescita demografica delle varie province.

La giornata elettorale ha visto la partecipazione dei massimi dirigenti del Partito e dello Stato, affiancati da cittadini di tutti i gruppi etnici. Thongloun Sisoulith, con la moglie e altri leader del paese, ha votato al seggio n. 1 della Circoscrizione n. 1 nel villaggio di Thaphalanxay, nel distretto di Sisattanak, mentre il Presidente dell’Assemblea Nazionale, Saysomphone Phomvihane, si è recato al seggio n. 23 della stessa circoscrizione, presso la pagoda di Sibounheuang, nel distretto di Chanthabuly. Parlando ai media locali e stranieri, Saysomphone ha sintetizzato in tre punti il ruolo che i rappresentanti del popolo dovranno svolgere nel nuovo mandato: difendere i diritti e gli interessi legittimi della popolazione, affrontare in modo proattivo difficoltà e sfide con particolare attenzione alla riduzione della povertà, e mantenere un contatto stretto con la base per diffondere Costituzione e leggi, affinché tutti i ceti sociali e i membri delle forze armate rispettino rigorosamente le norme statali.

Il Presidente dell’Assemblea ha anche invitato gli elettori a non considerare esaurita la propria responsabilità una volta uscite le schede dall’urna. Ha insistito sulla necessità che il popolo rafforzi il proprio ruolo di supervisione, monitorando il lavoro dei rappresentanti per garantire che essi agiscano con efficacia e siano all’altezza della fiducia ricevuta. È un richiamo coerente con il sistema del “regime democratico popolare” rilanciato dal XII Congresso: il Partito resta forza dirigente egemone, ma il suo radicamento e la sua legittimità devono passare anche attraverso una partecipazione popolare che non sia puramente formale.

Le elezioni laotiane sono state seguite attentamente anche dai media vietnamiti, nei quali queste elezioni sono state messe esplicitamente in relazione con il successo del XII Congresso del PRPL. Il voto è stato presentato come il completamento dell’assetto di leadership del paese per il nuovo periodo, chiamato a proseguire il cammino verso la “prosperità” e una “nuova era di sviluppo”, sulla base dei risultati ottenuti negli ultimi cinque anni in politica, economia, questioni sociali e difesa–sicurezza. In altre parole, il percorso che va dalla definizione della visione al 2055 e del Piano quinquennale 2026–2030, fino alla scelta dei rappresentanti parlamentari e locali, viene letto come un processo coerente destinato a rafforzare sia la direzione del Partito sia gli strumenti istituzionali di governo.

Le settimane successive al XII Congresso e il voto del 22 febbraio offrono dunque un quadro approfondito del funzionamento del sistema politico laotiano in una fase di transizione programmata. Da un lato, si conferma il primato del Partito e la centralità delle sue risoluzioni, con un forte sforzo di traduzione delle linee strategiche in piani di lavoro, obiettivi e indicatori misurabili. Dall’altro, emerge la dimensione partecipativa e di rappresentanza, nella quale le elezioni – pur svolgendosi in un contesto a partito unico – vengono presentate come momento in cui il popolo giudica i propri rappresentanti, sollecita risposte a problemi concreti, esprime aspettative su servizi pubblici, prezzi, infrastrutture e qualità della vita.

In questo senso, le fasi successive al Congresso e le elezioni legislative del 22 febbraio non sono un semplice rituale di conferma, ma un passaggio attraverso il quale il Laos cerca di calibrare l’attuazione delle proprie strategie di sviluppo, mantenendo stabilità politica e aprendo spazi, pur controllati, di dialogo tra centro e periferia, tra strutture del Partito e cittadini. Il successo di questo equilibrio, in un contesto economico e internazionale complesso, dipenderà dalla capacità del PRPL e delle istituzioni che esprime di farsi veramente carico delle istanze che, dai villaggi alle città, dal problema dell’acqua e dei rifiuti fino al debito pubblico e alla crescita, emergono con chiarezza nelle parole dei cittadini.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri: Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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