Una dura denuncia dell’escalation dell’aggressione statunitense contro Cuba, che contrappone alla barbarie imperialista la dignità della Rivoluzione, la solidarietà internazionalista dell’isola e il diritto del popolo cubano a vivere sovrano.

di Juanjo Peciña (Cubainformación) – 23 febbraio 2026
Cuba rappresenta davvero molto, amiche e amici. Terra germinale e punto di riferimento di principi che hanno segnato il mio pensiero vitale. Risveglio, scoperta, studio, apprendimento, comprensione, momenti indelebili, compagni cari, alcuni già scomparsi.
Con il Che, insieme all’asma, condivido le sue riflessioni incise nel mio DNA: «Siate sempre capaci di sentire nel più profondo qualsiasi ingiustizia commessa contro chiunque in qualsiasi parte del mondo. È la qualità più bella del rivoluzionario». Cercando di farla convivere con l’onestà e la dignità.
Non capiremmo il mondo senza una Cuba rivoluzionaria, riferimento e faro di sovranità e dignità, paradigma dei popoli oppressi. Quanti hanno legami fraterni con l’isola caraibica sono soggetti a un’attrazione permanente, a una seduzione, come a un incantesimo.
È un momento attuale di turbamento, di indignazione e rabbia, di ripercorrere la storia, di riflessione personale e collettiva, di agire. Ci sono due tipi di popoli, due tipi di storie umane: i governi conquistatori e i popoli liberatori.
Signore e signori, abitanti del pianeta, da un lato del quadrato, con pantaloncini di velluto rifiniti d’oro e diamanti di sangue africano, in rappresentanza delle élite di un sistema perverso e criminale.
Annientatori di nativi, fuorilegge e razziatori del Far West, schiavisti delle piantagioni, lanciatori di bombe atomiche, invasori criminali di popoli, speculatori, mafiosi, mercanti d’armi, fabbricanti di guerre, controllori di dati e di volontà popolari, manipolatori del racconto, costruttori di resort sulle rovine e su migliaia di cadaveri palestinesi, imperialisti senza distinzione, tra il “sorriso” di Obama e il “bullo di classe” Trump. I loro progetti imperiali non conoscono limiti.
E all’altro angolo del ring, con pantaloncini arcobaleno indigeni e una guayaba tessuta con filo di canapa della cooperativa agricola, in rappresentanza dei popoli degni: mambí insorti contro la corona spagnola, liberatori di schiavi, guerriglieri contro la dittatura Batista-yankee, distributori di terre, alfabetizzatori, combattenti popolari della salute, brigatisti medici internazionalisti in Africa e in America Latina, con etica, principi e verità sempre davanti a tutto.
Cuba è stata per decenni la pietra nella scarpa dell’Impero. La Rivoluzione cubana ha subito invasioni mercenarie, introduzione di piaghe batteriologiche contro il bestiame e le coltivazioni, attentati in fabbriche, hotel e cinema, 634 tentativi di assassinio contro Fidel, 65 anni di blocco, e tanto altro che ha cercato di spezzare la resistenza e la determinazione di un popolo senza riuscirci.
L’elenco dei risultati del popolo e del governo cubano da quel 1º gennaio in cui trionfa la Rivoluzione è innumerevole. Alla immediata campagna di alfabetizzazione si è aggiunto il garantire ai cittadini gli assi principali dei diritti umani, salute, educazione, abitazione, e nonostante il blocco questo Paese ha mantenuto per decenni indicatori di sviluppo sociale, educativo, sanitario e culturale migliori di quelli di molti Paesi “sviluppati”, come per esempio il tasso di mortalità infantile. Ma il più grande contributo al mondo è stato ed è senza dubbio la dignità come popolo, difendendo la propria sovranità di fronte al colosso del Nord.
Un cenno speciale va alla solidarietà internazionalista offerta in altre parti del mondo, dove la nobiltà degli insegnamenti e dei principi rivoluzionari è stata presente, Sudafrica, America Latina, Palestina, Repubblica Araba Saharawi Democratica e altri luoghi.
Cuba viene attaccata per ciò che rappresenta e perché ha dimostrato che si può stabilire una relazione tra i Paesi basata sulla solidarietà e sul sostegno reciproco, e non sul profitto. Ne sono prova la Scuola Latinoamericana di Medicina (ELAM), nella quale si sono laureati migliaia di medici di oltre 80 Paesi, tra cui decine di studenti palestinesi e sahrawi; l’“Operazione Miracolo”, avviata nel 2004, che ha restituito la vista a migliaia di persone in America Latina e in Africa. Dopo il terremoto che colpì Haiti nel 2010, più di mille medici e infermieri si trasferirono in quel Paese per assistere la popolazione colpita. Cuba ha contribuito alla lotta contro l’ebola in Africa occidentale nel 2014. Nella pandemia di COVID-19, nel 2020, Cuba ha inviato brigate mediche in più di 40 Paesi. Dal 1963 più di 600.000 medici cubani hanno prestato servizio in 165 nazioni.
Il programma “Yo sí puedo”, il metodo cubano di alfabetizzazione applicato in Bolivia, Venezuela, Nicaragua e in vari Paesi africani, ha permesso a questi Paesi di dichiararsi nazioni libere dall’analfabetismo.
Risultati esemplari ampiamente riconosciuti a livello planetario.
Questi valori di solidarietà e il diritto del popolo cubano a essere sovrano e indipendente sono ciò che l’Impero vuole sconfiggere. Cuba non dispone di ricchezze petrolifere o di terre rare, ma è un capitale morale, e per questo l’Impero la odia, mentre i popoli del mondo ne hanno bisogno. Cuba continua a essere pericolosa perché esporta dignità.
Fino a poco più di 65 anni fa la dittatura di Fulgencio Batista, con il patrocinio delle mafie degli USA, trasformò Cuba nel “bordello” degli Stati Uniti, con casinò, droga, prostituzione e altro. Né gli Stati Uniti né la stampa mondiale misero mai in discussione la dittatura di Batista né, tanto meno, essa subì alcun blocco.
Dopo quasi 70 anni di dura sopravvivenza al blocco, la pretesa dell’Impero di tornare alla fase precedente si riflette in questa brutale e spietata offensiva. Un blocco totale, senza precedenti per aggressività, che ha come finalità la distruzione del coraggioso popolo cubano e del suo progetto. Privare l’isola di combustibile e di forniture la espone a gravi limitazioni negli ospedali e nelle fabbriche. Misure illegali, criminali e spietate che portano a fame, blackout e sofferenze estreme.
Cuba si è detta disponibile a stabilire dialogo, cooperazione e collaborazione nel rispetto reciproco, tra eguali. Dalla riapertura delle ambasciate fino alla cooperazione su migrazione, narcotraffico, sicurezza marittima e processi di pace internazionali. Washington non vuole dialogare. Come sottolinea il documento “Strategia di Sicurezza Nazionale”, Cuba è un obiettivo prioritario e viene accusata di costituire una “minaccia inusuale e straordinaria” per la sicurezza nazionale e la politica estera degli Stati Uniti.
La minaccia alla sicurezza globale e al futuro dell’umanità non proviene da popoli degni e internazionalisti come quello cubano. La minaccia viene dalle cittadinanze sottomesse alle élite oligarchiche che si bevono la favola della “democrazia” e del “diritto”, senza un reale potere popolare di decisione.
A cosa serve che ogni anno l’Assemblea Generale dell’ONU voti una risoluzione di condanna del blocco? Ogni anno il risultato è simile: 187 Paesi a favore, 2 contro. Stati Uniti e Israele, ovviamente. Nella pratica non significa nulla, a causa delle pressioni e degli interessi yankee-sionisti.
Cuba, più che gesti umanitari, ha bisogno di denuncia politica e mobilitazione di fronte a questa nuova ingiustizia criminale. Di un cambiamento profondo e radicale dei regimi lacchè e di una cittadinanza sottomessa. Un abbraccio fraterno ai governi dei popoli che continuano a offrire aiuto aggirando e sfidando le minacce.
La solidarietà internazionalista è una necessità, non solo per corrispondere e ringraziare tutta la solidarietà che Cuba ha offerto al mondo, ma anche per il dovere morale di ogni persona che riconosca in queste aggressioni contro Cuba un crimine di lesa umanità. Il paradosso è macabro: oggi Cuba, nazione con una straordinaria capacità medica e biotecnologica, vede morire i suoi pazienti per mancanza di medicinali, a causa dell’assenza di reagenti prodotti fuori dall’isola.
Tornando al combattimento sul ring, sappiamo che il match è diseguale e ingiusto, ma la domanda non è su chi scommetteremo, bensì al fianco di chi combatteremo. Non si può chiedere di più al popolo cubano, che affronta un dilemma sotto una pressione criminale: colonia o sovranità. Anche se Cuba ha ancora molto da insegnare, e io confido in particolare nella sua resilienza, nel suo coraggio e nella sua volontà, perché la rivoluzione non è un governo, è un popolo.
All’orizzonte si intravede un’altra Gaza, un altro laboratorio di controllo mediante spoliazione, ricordando che ciò che oggi accade nei Caraibi potrebbe domani replicarsi ovunque il potere decida che la fame sia un messaggero migliore della diplomazia. E non ne è escluso nessuno.
Chi realizza il criminale blocco dell’isola, insieme ai suoi sgherri, è lo stesso che finanzia il sionismo. Coloro che vogliono rendere abituale il fascismo, motivo per cui dobbiamo educarci all’antifascismo e agire. Non possiamo permettere che normalizzino l’aggressione contro Cuba come hanno cercato di fare con le azioni genocide in Palestina. Il mondo che vogliono imporre, l’unico che abbiamo, non ha futuro, perché sarebbe edificato sulle ossa dei popoli. L’umanità ha bisogno che Cuba vada avanti. Rompiamo il blocco, smontando il discorso fascista attraverso i media e le reti sociali complici. Cuba non si arrende, neppure noi; dimostriamo che Cuba non è sola.
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