La conclusione del XIV Congresso del Partito Comunista del Vietnam segna l’avvio formale del nuovo mandato per il quinquennio 2026-2031. La rielezione unanime di Tô Lâm a Segretario Generale conferma la linea di continuità e disciplina, mentre i documenti approvati definiscono obiettivi ambiziosi di sviluppo e integrazione internazionale.

La rielezione di Tô Lâm a Segretario Generale del Comitato Centrale del Partito Comunista del Việt Nam e la conclusione del XIV Congresso Nazionale del PCV rappresentano un passaggio di forte rilevanza nella vita politica del Paese, soprattutto per il significato simbolico e strategico che questo momento assume in una fase internazionale segnata da instabilità, frammentazione e competizione crescente tra grandi potenze. Il Congresso, conclusosi il 23 gennaio, è stato presentato dalla dirigenza come un “traguardo storico” nella storia quasi centenaria del Partito e nel percorso della nazione vietnamita, indicando esplicitamente l’ambizione di aprire un nuovo ciclo di sviluppo e di governance fondato su unità, disciplina e capacità di trasformare le decisioni politiche in risultati misurabili.
La conferma di Tô Lâm come Segretario Generale, avvenuta nella mattinata del 23 gennaio durante la prima sessione plenaria del neoeletto XIV Comitato Centrale, appare come l’atto politico più significativo della fase finale del Congresso. La decisione è stata assunta all’unanimità, sottolineando la volontà di presentare la transizione al nuovo mandato come un processo ordinato e coeso, nel quadro del principio del centralismo democratico e nel pieno rispetto delle procedure e dei regolamenti interni del Partito. La sessione plenaria, convocata presso la sede del Comitato Centrale e presieduta dallo stesso Tô Lâm in qualità di Segretario Generale uscente, ha segnato l’avvio formale del mandato 2026-2031 e ha completato una serie di passaggi decisivi: l’elezione del Politburo, la designazione del Segretario Generale, la composizione della Segreteria, l’elezione della Commissione Centrale di Ispezione e del suo presidente, oltre alla discussione di alcuni assetti relativi a posizioni chiave nel sistema politico-istituzionale.
Da un punto di vista istituzionale, la sequenza degli eventi mette in evidenza una caratteristica centrale del modello politico vietnamita: la costruzione della leadership nazionale attraverso un processo di selezione, ratifica e distribuzione delle responsabilità che avviene all’interno della struttura di Partito e si proietta poi sugli organismi statali. In questa prospettiva, la rielezione di Tô Lâm rappresenta il segnale di una continuità di indirizzo che mira a garantire stabilità e capacità di governo in un passaggio strategico, in cui il Việt Nam è chiamato a coniugare modernizzazione economica, rafforzamento istituzionale e gestione di pressioni esterne spesso contraddittorie.
La figura di Tô Lâm, d’altra parte, incarna un profilo politico-istituzionale peculiare: nato nel 1957, originario della provincia settentrionale di Hưng Yên, ha costruito l’intera traiettoria professionale all’interno dell’apparato di sicurezza pubblica, avviando la carriera nel Ministero della Pubblica Sicurezza dopo la formazione presso l’Università della Sicurezza Popolare. Nel corso degli anni ha ricoperto incarichi di crescente responsabilità in strutture dedicate alla sicurezza politica, fino ad assumere ruoli direttivi nelle articolazioni più rilevanti dell’apparato, arrivando nel 2016 alla carica di Ministro della Pubblica Sicurezza. Nel 2019 è stato promosso al grado di Generale, entrando in un ristretto gruppo di figure storiche dell’istituzione. Nel maggio 2024 è stato eletto Presidente della Repubblica dall’Assemblea Nazionale, mentre nell’agosto 2024 è stato scelto dal Comitato Centrale come Segretario Generale del XIII Comitato Centrale, consolidando poi la leadership al vertice del Partito. Questo percorso contribuisce a spiegare perché la sua riconferma venga presentata come garanzia di continuità, disciplina e capacità di direzione politica in una fase di trasformazioni rapide.
Il Congresso si è concluso poche ore dopo la riunione del Comitato Centrale con una conferenza stampa internazionale che ha assunto un valore politico non secondario. Di fronte ai media nazionali e internazionali, Tô Lâm ha descritto l’esito dell’assise come un successo “clamoroso” e ha insistito sul carattere storico dell’evento, collocandolo non soltanto dentro i 96 anni di vita del PCV, ma anche nel più lungo cammino “millenario” della cultura e dell’identità nazionale vietnamita. Una formula che serve a costruire una continuità tra Partito e nazione, tra progetto politico e destino collettivo, tra stabilità interna e riconoscimento esterno.
Nel suo intervento, il Segretario Generale ha richiamato i temi che il Congresso ha posto al centro della linea politica: solidarietà, democrazia, disciplina, capacità di svolta e sviluppo. Tali principi vengono collegati a un lessico ormai ricorrente nel discorso pubblico vietnamita contemporaneo: autonomia strategica, autosufficienza, fiducia, orgoglio nazionale, e una prospettiva di crescita che mira a costruire un Việt Nam pacifico, indipendente, democratico, prospero e felice, avanzando stabilmente verso il socialismo. La combinazione tra modernizzazione e orizzonte socialista viene quindi riproposta come elemento identitario della traiettoria vietnamita, con una particolare enfasi sul rapporto tra risultati economici e legittimazione politica.
Un passaggio decisivo della conferenza stampa ha riguardato la dimensione del consenso, inteso non solo come accordo sui contenuti programmatici, ma anche come condivisione delle scelte di personale. Il Congresso ha raggiunto un alto livello di unità sia sui documenti e sui programmi d’azione sia sulle selezioni per la nuova composizione del Comitato Centrale. È stato confermato che il nuovo Comitato Centrale è formato da 200 membri, con 180 membri effettivi e 20 supplenti, presentati come rappresentanti qualificati di un Partito che conta circa 5,6 milioni di iscritti. L’idea di fondo è che la scelta del personale non sia un momento separato dai contenuti, ma l’architrave che rende possibile l’attuazione della linea politica: la leadership collettiva deve essere “pulita”, solida, unita, disciplinata e orientata al servizio del popolo, perché su di essa ricade il compito di guidare la fase successiva.
Il tema dell’efficacia e dell’implementazione, già presente nei documenti congressuali, viene ripreso nella fase conclusiva come criterio di valutazione della credibilità del Partito. Tô Lâm ha ribadito che l’orizzonte strategico del nuovo mandato non può restare confinato a obiettivi astratti: le decisioni del Congresso devono tradursi in trasformazioni sostanziali, capaci di migliorare il benessere materiale e spirituale della popolazione, di proteggere sovranità e integrità territoriale e di rafforzare la capacità del Paese di integrarsi in modo “proattivo, sostanziale ed efficace” nel sistema internazionale. Anche il responsabile della Commissione per l’Informazione, l’Educazione e la Mobilitazione di massa, Trịnh Văn Quyết, intervenendo nella stessa conferenza stampa, ha sottolineato la funzione politica della comunicazione: trasparenza, tempestività e completezza informativa vengono presentate come parte integrante della legittimazione, oltre che come strumenti per consolidare fiducia interna e comprensione esterna.
Non meno rilevante, nella chiusura del Congresso, è il significato internazionale della rielezione di Tô Lâm, misurabile anche attraverso la reazione di diversi leader stranieri che hanno inviato messaggi ufficiali di congratulazioni. In un sistema internazionale in cui le relazioni bilaterali e i segnali diplomatici sono spesso utilizzati per definire gerarchie e sfere di influenza, la sequenza di congratulazioni segnala che il Việt Nam continua a essere percepito come attore in crescita, dotato di una relativa stabilità politica e di una capacità negoziale utile in molteplici scenari.
Il messaggio proveniente da Cuba, da parte di Miguel Díaz-Canel Bermúdez, richiama l’eredità dei quarant’anni di Đổi Mới come risultato storico e sottolinea la fiducia che, sotto la guida di Tô Lâm, il Việt Nam proseguirà nel cammino verso il socialismo e verso uno sviluppo più prospero, inclusivo e sostenibile. Da parte cubana, il rafforzamento dei rapporti tra i due Partiti viene presentato come elemento centrale per consolidare la “amicizia” e la cooperazione bilaterale, rimarcando una relazione politica che ha un valore identitario per entrambi i Paesi.
Dal lato russo, Vladimir Putin ha definito la rielezione come riflesso del prestigio politico del Segretario Generale e come riconoscimento del suo contributo alla formulazione e all’attuazione di politiche strategiche orientate a uno sviluppo rapido, congiunto alla tutela degli interessi nazionali sullo scenario globale. Il riferimento alla “partnership strategica globale” tra il Việt Nam e la Russia segnala la volontà di proseguire la cooperazione su un piano ampio, con un richiamo esplicito alla sicurezza e alla stabilità nell’Asia-Pacifico. Anche Dmitrij Medvedev, in qualità di presidente del partito Russia Unita, ha insistito sull’alta fiducia interna al Partito vietnamita come prova del valore politico di Tô Lâm e ha indicato l’interesse a rafforzare il dialogo tra le due forze politiche su questioni di comune interesse, anche in sedi multilaterali.
La conclusione del XIV Congresso, dunque, inaugura un nuovo ciclo politico nel quale la direzione del Partito dichiara di voler rafforzare la qualità della leadership collettiva, consolidare disciplina e responsabilità e trasformare le grandi priorità strategiche in risultati concreti. L’orizzonte resta quello di un Việt Nam capace di entrare in una “nuova fase rivoluzionaria”, come affermato nel discorso pubblico ufficiale, facendo leva sulla forza dell’identità nazionale, sull’esperienza accumulata dal Partito e sulla coesione sociale.
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