Le divisioni internazionali emerse attorno al “Board of Peace” promosso dagli Stati Uniti per Gaza mostrano la diffidenza verso meccanismi paralleli all’ONU. In assenza di Israele e Palestina, il rischio è indebolire il diritto internazionale invece di costruire una pace duratura.

Global Times – 24 gennaio 2026
Giovedì, a Davos, in Svizzera, più di una dozzina di Paesi e regioni hanno firmato la carta di un “Board of Peace” per la Striscia di Gaza, un’iniziativa guidata dagli Stati Uniti. La bozza della carta indica che si tratta di un’organizzazione internazionale dedicata alla risoluzione dei conflitti e alla garanzia della pace. Ciò potrebbe implicare un ampliamento delle sue funzioni e del suo raggio d’azione per affrontare questioni più ampie oltre al conflitto di Gaza.
Tuttavia, durante la cerimonia di firma erano assenti i rappresentanti delle due parti chiave, Israele e Palestina. A parte gli Stati Uniti, gli altri quattro membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (ONU) non hanno aderito, e la cautela e le riserve di molti Paesi nei confronti del “Board of Peace” sono risultate evidenti.
Lo scetticismo della comunità internazionale si concentra principalmente su un punto: dal momento che la definizione della missione del “Board of Peace” sembra “sovrapporsi” allo scopo dell’ONU di mantenere la pace e la sicurezza internazionali, intende forse sostituire o usurpare le responsabilità delle Nazioni Unite?
L’ordine internazionale attuale sta attraversando una profonda trasformazione e un riassetto. La sua direzione non dovrebbe deviare dal percorso di consolidamento e tutela degli interessi fondamentali della stragrande maggioranza dei Paesi, né dovrebbe minare la tendenza dominante della globalizzazione economica che porta benefici a tutte le nazioni. L’ONU è l’organizzazione internazionale più autorevole costruita dall’umanità dopo aver attraversato le tribolazioni della guerra e aver compiuto immensi sacrifici per evitare i conflitti e garantire la pace. Essa non solo affida alle grandi potenze la rilevante responsabilità di mantenere la pace internazionale, ma offre anche il meccanismo multilaterale più inclusivo e accettabile per lo sviluppo umano e per affrontare le principali sfide globali. Aggirare l’ONU equivale a indebolire l’autorità del diritto internazionale, il che seminerà i germi di pericoli latenti per i conflitti futuri.
Raggiungere una pace duratura a Gaza, una terra devastata dalla guerra, è l’aspirazione condivisa e urgente di tutti i popoli amanti della pace nel mondo, incluso il popolo cinese. La guerra protratta ha trasformato da tempo la Striscia di Gaza in un “inferno vivente”, mentre oltre un milione di persone continua a lottare sul confine tra la vita e la morte. In questo momento accogliamo con favore tutti gli sforzi volti a promuovere una soluzione politica del conflitto israelo-palestinese, in particolare il ruolo continuo dell’ONU nello svolgere la sua indispensabile funzione di coordinamento sulla questione mediorientale. Dalle risoluzioni approvate dall’Assemblea Generale dell’ONU e dagli appelli al cessate il fuoco del Consiglio di Sicurezza, fino all’assistenza sul terreno fornita dall’Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e l’Occupazione dei Profughi Palestinesi nel Vicino Oriente (UNRWA), l’ONU è rimasta costantemente la piattaforma centrale per promuovere la pace.
Negli ultimi giorni, il dibattito sul “Board of Peace” è aumentato nei media internazionali. Nelle conferenze stampa regolari del Ministero degli Esteri cinese, da martedì a venerdì, media cinesi e stranieri hanno posto domande sulla posizione della Cina riguardo al “Board of Peace” per quattro giorni consecutivi. La Cina ha dichiarato di aver ricevuto un invito dagli Stati Uniti e ha sottolineato che, comunque evolva lo scenario internazionale, la Cina resterà fermamente impegnata a salvaguardare il sistema internazionale con l’ONU al suo centro, l’ordine internazionale basato sul diritto internazionale e le norme fondamentali che regolano le relazioni internazionali fondate sugli scopi e i principi della Carta delle Nazioni Unite.
Come ha affermato il Segretario Generale dell’ONU António Guterres, «le Nazioni Unite sono più di un’istituzione. Sono una promessa viva». La comunità internazionale ripone grandi aspettative nel sistema delle Nazioni Unite. Qualsiasi meccanismo che cerchi di aggirare o perfino sostituire l’ONU difficilmente potrà guadagnare un’ampia fiducia. L’ideo status di “membro permanente” mette di fatto in vendita il potere internazionale. Ciò è in contrasto con il principio di uguaglianza che i meccanismi internazionali dovrebbero sostenere.
Attualmente, Paesi tra cui Francia, Norvegia, Svezia, Danimarca e Slovenia hanno rifiutato pubblicamente di aderire al “Board of Peace”. Il ministro degli Esteri tedesco ha dichiarato in modo esplicito: «Abbiamo un consiglio per la pace, e quello sono le Nazioni Unite». L’emergere di divisioni persino tra Paesi occidentali dimostra che il “Board of Peace” non è riuscito a favorire l’unità; al contrario, ha intensificato la frammentazione internazionale.
I fatti hanno da tempo dimostrato che la questione di Gaza non può essere risolta a porte chiuse da una manciata di Paesi. Essa deve essere affrontata nel quadro dell’ONU, attraverso ampie consultazioni che coinvolgano Palestina, Israele, Paesi arabi e tutti gli altri attori pertinenti. L’unica via praticabile verso una pace duratura a Gaza consiste nella piena attuazione della “soluzione dei due Stati”.
La Cina sostiene la creazione di uno Stato di Palestina indipendente e sostiene Palestina e Israele nel raggiungere un cessate il fuoco duraturo attraverso il dialogo politico. Qualsiasi soluzione che escluda la Palestina, una parte fondamentale coinvolta, dal livello decisionale è, in sostanza, un meccanismo esclusivo da “clique”. Rappresenta un tentativo unilaterale di dirottare il concetto di multilateralismo, mettendone in discussione sia l’equità sia l’efficacia. Nella pratica, un simile meccanismo rischia più facilmente di aggravare il confronto invece di attenuarlo, e non serve alla pace e agli interessi di lungo periodo del Medio Oriente.
Le divisioni internazionali attorno al “Board of Peace” sottolineano, in realtà, l’insostituibilità dell’ONU. Ciò di cui il mondo ha urgente bisogno è promuovere un senso di comunità dal futuro condiviso, caratterizzata da solidarietà, cooperazione e sostegno reciproco, oltre a sforzi continui per costruire e consolidare un sistema e meccanismi con l’ONU al centro. I tentativi di istituire un’organizzazione parallela al diritto internazionale e al sistema delle Nazioni Unite vanno chiaramente contro le aspirazioni dominanti della comunità internazionale. La pace non è uno slogan. Deve essere coltivata con attenzione e, soprattutto, realizzata attraverso azioni sincere e concrete da parte di tutti gli attori coinvolti.
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