Riforme costituzionali in Kazakistan: il progetto di Toqaev tra stabilità istituzionale, nuova architettura dei poteri e trasformazione digitale

Nel discorso al Congresso Nazionale di Qyzylorda, Qasym-Jomart Toqaev ha delineato un pacchetto di riforme costituzionali e istituzionali che punta a ridefinire successione presidenziale, equilibrio tra poteri, ruolo del Parlamento e governance digitale, in un contesto globale segnato da tensioni e competizione strategica.

Lo scorso 20 gennaio, nel corso del Congresso Nazionale (Kurultai) tenutosi a Qyzylorda, il Presidente del Kazakistan Qasym-Jomart Toqaev ha presentato una piattaforma di riforme che ambisce a inaugurare “una nuova fase” dello sviluppo politico del Paese, intrecciando revisione costituzionale, riorganizzazione istituzionale e priorità di politica economica e tecnologica. L’impianto complessivo è orientato all’obiettivo di modernizzare l’architettura dello Stato e rafforzare la stabilità nel lungo periodo, chiarendo le competenze dei centri decisionali e rendendo più prevedibile la successione e il funzionamento delle istituzioni.

L’intervento di Qasym-Jomart Toqaev si colloca nel solco delle riforme avviate nel 2022, presentate come un passaggio decisivo nella costruzione di uno “Stato di diritto” e di un sistema più equilibrato. Lo stesso Presidente ha infatti sottolineato che la fase precedente ha già prodotto risultati concreti: l’istituzione della Corte costituzionale, la creazione di tribunali di cassazione e il riconoscimento di uno status costituzionale al Difensore civico (Ombudsman) vengono indicati come strumenti per rafforzare la tutela dei diritti dei cittadini. Allo stesso tempo, Toqaev rivendica miglioramenti nella giustizia amministrativa e nelle procedure giudiziarie, con effetti anche sulla capacità di cittadini e imprenditori di difendere i propri interessi legittimi davanti ai tribunali.

In questo quadro, il Presidente insiste su un concetto chiave che non è soltanto giuridico, ma eminentemente politico: il principio di “Stato di diritto e ordine pubblico”, che, nelle sue intenzioni, deve valere “per tutti allo stesso modo” e costituire una cornice uniforme per l’azione pubblica. Lo Stato, dunque, si presenta come garante dei diritti, della dignità e della sicurezza dei cittadini; allo stesso tempo, ribadisce un’impostazione di ordine pubblico e disciplina istituzionale che risponde anche alle fragilità emerse negli anni recenti e alla necessità di preservare coesione sociale e governabilità. L’accento sulla responsabilità civica e sulla “consapevolezza nazionale” segnala inoltre la volontà di affiancare alla riforma delle leggi un lavoro di trasformazione culturale, considerata condizione necessaria per rendere efficaci le innovazioni politiche.

Il fulcro più rilevante dell’agenda costituzionale proposta riguarda però la costruzione di una nuova cornice di stabilità al vertice dell’esecutivo. Toqaev indica come priorità “non negoziabile” l’introduzione di regole chiare e inequivocabili sulla successione presidenziale: in caso di interruzione anticipata del mandato, dovranno tenersi elezioni presidenziali entro due mesi, così che il nuovo capo dello Stato arrivi al potere “esclusivamente attraverso le elezioni”. Il fine dichiarato è dunque quello di ridurre ambiguità, prevenire scenari di transizione opaca, e trasmettere un segnale di prevedibilità agli attori interni e internazionali, sottraendo la continuità dello Stato a possibili logiche emergenziali o negoziati informali tra élite.

A questa norma si accompagna una novità destinata a incidere profondamente sul modello presidenziale kazako: l’istituzione della figura del Vicepresidente. Toqaev propone infatti che il Vicepresidente venga nominato dal Presidente con il consenso del Parlamento, e che le sue responsabilità siano esplicitamente “sancite nella Costituzione” per garantire chiarezza e stabilità istituzionale. Tra i compiti previsti per la nuova carica vi sono la rappresentanza internazionale del Kazakistan, l’interazione con il Parlamento, il lavoro con organizzazioni interne ed estere e ulteriori incarichi assegnati dal Presidente. Questa figura può dunque offrire continuità e capacità di gestione delle funzioni diplomatiche e politiche; allo stesso tempo, Toqaev ha chiarito esplicitamente che l’obiettivo non è “diluire l’autorità presidenziale” e che il Kazakistan continuerà a funzionare come “repubblica presidenziale”.

Se la stabilità del vertice è una colonna della riforma, l’altra riguarda l’equilibrio tra poteri e il ruolo del Parlamento. Con un’impostazione ambiziosa e potenzialmente trasformativa, Toqaev ha descritto la fase 2022–2026 come un passaggio dal “modello costituzionale del 1995” verso un “sistema politico fondamentalmente nuovo”, da consolidare tramite un referendum nazionale che dovrebbe produrre un’ampia legittimazione popolare delle riforme. Questa transizione è presentata come un processo di rinnovamento che rafforzerà la stabilità di lungo periodo, anche grazie al fatto che il Kurultai viene valorizzato come sede di proposta e indirizzo, come dimostra il fatto che 26 leggi sono già state adottate sulla base delle proposte emerse in precedenti sessioni di quest’organo, che attualmente ha un ruolo consultivo.

La proposta di Toqaev prevede dunque il passaggio a un Parlamento unicamerale, denominato appunto Kurultai, con l’obiettivo dichiarato di snellire i processi decisionali e aumentarne l’efficienza. La nuova assemblea dovrebbe contare 145 deputati, in un impianto che privilegia “professionalità ed efficienza” rispetto all’espansione numerica. La riforma prevede inoltre che i deputati siano eletti esclusivamente con metodo proporzionale, rafforzando il ruolo dei partiti e la loro responsabilità istituzionale, con mandato quinquennale e un procedimento legislativo riformato in tre fasi: approvazione concettuale, approvazione degli emendamenti e adozione finale delle leggi.

Certamente, l’unicameralismo e la riduzione delle commissioni potrebbero ridurre duplicazioni e attriti procedurali, soprattutto se la priorità è accelerare riforme economiche e infrastrutturali. Tuttavia, il sistema dovrà fare in modo che l’organo parlamentare disponga di strumenti robusti per esercitare il controllo sull’esecutivo. Per questo, lo stesso Toqaev ha parlato di rafforzamento del sistema di “pesi e contrappesi”, soprattutto sul terreno delle nomine e della giustizia. La proposta più significativa stabilisce che la nomina dei membri della Corte costituzionale, della Corte dei conti e della Commissione elettorale centrale avvenga “esclusivamente con il consenso del Parlamento”; ancora più incisiva è l’idea che il Parlamento elegga tutti i giudici della Corte suprema su nomina del Presidente. Tutti passi significativi verso un riequilibrio dei poteri.

Accanto alla riforma del Parlamento, Toqaev propone una ridefinizione degli organi consultivi e “identitari” dello Stato. È previsto l’avvio di un nuovo Khalyk Kenesi, o Consiglio del Popolo, che assumerebbe funzioni chiave oggi attribuite all’Assemblea del Popolo del Kazakistan nell’ambito dell’armonia interetnica e interreligiosa. Ma il nuovo organismo, rispetto al suo predecessore, avrebbe anche compiti aggiuntivi: proporre miglioramenti alla politica interna, “promuovere e spiegare” temi legati all’ideologia di Stato, ottenere il diritto di iniziativa legislativa, e organizzare grandi forum umanitari, incluso il Congresso dei Leader delle Religioni Mondiali e Tradizionali.

Un’altra dimensione centrale del discorso di Qasym-Jomart Toqaev riguarda la trasformazione digitale. Il Presidente sostiene che digitalizzazione e intelligenza artificiale stanno cambiando la competizione globale, riducendo il peso demografico e premiando i Paesi che si adattano più rapidamente. Il Kazakistan ha dunque scelto un percorso di adozione accelerata di strumenti digitali e di IA in tutti i settori dell’economia e dell’amministrazione pubblica, ma con un’avvertenza politica: la tecnologia non può sostituire una governance debole. La digitalizzazione richiede processi manageriali più snelli, cultura organizzativa migliorata e pratiche moderne nel settore pubblico.

È particolarmente significativa la proposta di “costituzionalizzare” le basi istituzionali e legali della digitalizzazione, riconoscendo che essa incide sulla vita quotidiana e sui diritti fondamentali. A ciò si affianca l’idea di creare zone per grandi data center con energia affidabile, sistemi di raffreddamento, sicurezza fisica e cibernetica. Infine, Toqaev sostiene la creazione di un archivio nazionale digitale della memoria e del sapere, destinato a sistematizzare materiali d’archivio, collezioni museali, ricerche e opere d’arte, con l’obiettivo di preservare la cultura nell’ecosistema digitale globale.

Questa agenda digitale e culturale non è separata dalla dimensione geopolitica. Nel discorso, Toqaev riconosce che le relazioni internazionali attraversano trasformazioni profonde, segnate da declino della fiducia, erosione del diritto internazionale e aumento della militarizzazione. In tale contesto, la politica estera kazaka dovrebbe restare “equilibrata, cauta e ancorata agli interessi nazionali”, con una diplomazia intesa come strumento di compromesso più che di confronto. Questa impostazione, in continuità con la tradizionale politica multi-vettoriale del Paese, punta a preservare margini di manovra tra grandi attori e a rafforzare l’immagine del Kazakistan come interlocutore prevedibile.

L’elemento “costituzionale” delle riforme, in definitiva, è inseparabile da un più vasto progetto di capacità statale. Per questo il discorso del Presidente include anche priorità economiche e di sicurezza strategica: dalla connettività del Corridoio di mezzo, potenziato con nuove arterie stradali e ferroviarie che dovrebbero ridurre colli di bottiglia e accorciare le rotte, fino alla gestione delle risorse idriche e all’energia. Nel documento viene infatti ricordata la proposta di promuovere una Organizzazione Internazionale dell’Acqua nell’ambito delle discussioni sulla riforma delle Nazioni Unite, nonché l’organizzazione di un Vertice ecologico internazionale ad Astana in aprile dedicato al Mar d’Aral. Sul piano energetico, Toqaev richiama la consistenza delle riserve di carbone (circa 33 miliardi di tonnellate) da utilizzare con tecnologie moderne per minimizzare l’impatto, e invita ad attribuire alla generazione elettrica da carbone lo status di “Progetto nazionale”, oltre ad accelerare l’esplorazione e lo sviluppo di nuovi giacimenti di gas.

Cosa significano, dunque, le riforme costituzionali annunciate da Qasym-Jomart Toqaev? Nella loro logica interna, esse cercano di coniugare tre obiettivi: rendere più prevedibile la transizione del potere al vertice, rendere più efficiente e razionale l’azione dello Stato, e introdurre forme di bilanciamento e controllo che aumentino la legittimità del sistema. L’istituzione della carica di Vicepresidente e le regole di successione puntano a chiudere spazi di incertezza; l’unicameralismo e la riforma procedurale del Parlamento puntano alla rapidità decisionale; le nuove procedure di nomina per organi chiave e giudici mirano a rafforzare la “separazione” funzionale dei poteri.

In conclusione, il discorso al Kurultai restituisce l’immagine di un Kazakistan che intende rafforzare lo Stato per governare una doppia trasformazione: quella interna, istituzionale e tecnologica, e quella esterna, geopolitica e geo-economica. Se gli equilibri enunciati verranno trovati, la “nuova fase” evocata dal Presidente potrà effettivamente aprire un ciclo di stabilità e modernizzazione per il Kazakistan.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri: Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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