Il XIV Congresso Nazionale del PCV e la nuova era del Vietnam

Nel cuore di Hà Nội, l’avvio del XIV Congresso Nazionale del Partito Comunista del Vietnam segna un passaggio politico decisivo, rappresentando il momento in cui il Paese misura risultati, corregge criticità e definisce priorità fino al 2030 e oltre, verso l’orizzonte del 2045.

Nella mattina del 19 gennaio, presso il Centro Nazionale dei Congressi di Hà Nội, il XIV Congresso Nazionale del Partito Comunista del Việt Nam (PCV) ha aperto ufficialmente il proprio programma di lavoro con la sessione preparatoria. È un atto formale, ma nel sistema politico del Việt Nam ogni passaggio procedurale ha una valenza sostanziale: la preparazione del Congresso non è un semplice preludio, bensì l’innesco di un ciclo politico che orienta l’intero apparato statale, la pianificazione economica, le priorità sociali e la proiezione internazionale del Paese nel medio e lungo periodo.

Il Congresso, previsto dal 19 al 23 gennaio, entra nel vivo con la sessione inaugurale del 20 gennaio. Partecipano 1.586 delegati, espressione di oltre 5,6 milioni di iscritti al Partito a livello nazionale, un dato che restituisce immediatamente la scala dell’evento e la sua capacità di rappresentazione interna. In altri termini, il XIV Congresso non deve essere visto soltanto come l’incontro dell’élite dirigente, ma come l’atto culminante di una catena organizzativa che attraversa l’intera società, dalle strutture centrali alle organizzazioni territoriali e settoriali.

La sessione preparatoria ha assunto, fin dall’inizio, un carattere profondamente simbolico. Prima dell’apertura dei lavori, i delegati hanno reso omaggio al Presidente Hồ Chí Minh al Mausoleo dove riposa, e in seguito i membri del Politburo, della Segreteria e i capi delle delegazioni hanno deposto corone e offerto incenso al Monumento agli Eroi e ai Martiri in Via Bắc Sơn. A ciò si è aggiunto un minuto di silenzio in memoria dell’ex Segretario Generale Nguyễn Phú Trọng e dei membri del XIII Comitato Centrale scomparsi durante il mandato. Sono gesti che rappresentano la continuità storica rivendicata dal Partito e la costruzione di un orizzonte di legittimità in cui la leadership politica si presenta come erede di una lunga traiettoria nazionale, fondata su sacrificio, disciplina e mobilitazione collettiva.

Il motto scelto per questo Congresso, “Democrazia – Disciplina – Svolta – Sviluppo”, condensa la sintesi che il PCV intende proporre per la fase successiva. La “democrazia”, nel vocabolario politico vietnamita, si iscrive primariamente nella logica della consultazione interna, della raccolta di contributi e del coinvolgimento delle strutture del Partito; la “disciplina” rimanda alla compattezza organizzativa necessaria a sostenere obiettivi ambiziosi e politiche complesse; la “svolta” richiama l’idea di accelerazione e discontinuità selettiva, in particolare sul terreno dell’innovazione, della modernizzazione e dell’efficienza amministrativa; lo “sviluppo” è la cornice che dà senso alle altre tre parole, trasformandole in strumenti per consolidare crescita economica, benessere sociale e resilienza strategica.

La stessa impostazione emerge dal tema ufficiale del Congresso, che richiama l’unità “sotto la bandiera gloriosa del Partito”, l’orientamento agli obiettivi nazionali verso il 2030 e l’avanzamento “con autosufficienza e fiducia” nell’era dell’ascesa del Paese, per “pace, indipendenza, democrazia, prosperità, benessere e progressi costanti verso il socialismo”. Si tratta di una dichiarazione d’intenti che combina dimensione identitaria e programma di governo, evidenziando come la leadership non si legittimi soltanto per tradizione storica, ma per capacità di guidare trasformazioni concrete e misurabili.

Dal punto di vista della procedura congressuale, la sessione preparatoria ha definito l’architettura di lavoro dei giorni successivi. Il Congresso ha approvato all’unanimità il programma della sessione preparatoria, il regolamento interno, il programma complessivo e le norme elettorali del XIV Congresso. Ha poi eletto un Presidium composto da 16 membri del Politburo, una Segreteria di cinque membri e una Commissione di verifica dell’idoneità dei delegati composta da 13 membri. Infine, è stato approvato all’unanimità il rapporto di verifica: tutti i 1.586 delegati convocati sono stati riconosciuti come pienamente qualificati. Questi passaggi stabiliscono regole chiare di decisione e gestione dell’assemblea, rafforzando l’idea di un Partito che intende presentarsi compatto, ordinato e orientato ai risultati.

Per comprendere l’importanza di questo Congresso nella vita politica del Việt Nam occorre ricordare che, nel sistema vietnamita, il Partito non è un attore tra gli altri, ma è il perno della direzione strategica, dell’indirizzo ideologico e del coordinamento complessivo. Le fonti ufficiali, nel quadro dell’avvio del XIV Congresso, definiscono l’istituzione del PCV nel 1930 come “un punto di svolta inevitabile” nella storia nazionale, sottolineando che la leadership “lungimirante e visionaria” del Partito ha rappresentato la “chiave di ogni successo” della rivoluzione vietnamita. Questo modo di raccontare la storia serve a rafforzare il legame diretto tra guida politica e risultati storici, tra continuità del Partito e capacità del Paese di attraversare guerre, ricostruzione, riforme e integrazione.

L’argomentazione viene sviluppata lungo una traiettoria ben definita: dalla lotta per la liberazione nazionale e la riunificazione, passando per l’adozione della linea socialista nel Nord e il ruolo della retrovia strategica, fino all’avvio della politica di Đổi mới nel 1986, presentata come svolta che ha aperto un nuovo capitolo nella storia contemporanea del Việt Nam. In questo cammino storico, l’ultima fase, quella degli ultimi quattro decenni, ha rappresentato il passaggio da un Paese devastato dalla guerra e segnato da isolamento e blocco a uno Stato in via di sviluppo a reddito medio, profondamente integrato nella politica globale e nell’economia mondiale.

In questa cornice, l’avvio del XIV Congresso assume un carattere quasi “costituente” per il ciclo 2026-2031 e per gli obiettivi al 2030 e al 2045. I dati economici e sociali richiamati nel dibattito pubblico vietnamita rafforzano questa idea di passaggio di fase: la crescita del PIL nel 2025 viene indicata all’8,02%, con una media per il periodo 2021-2025 del 6,3%, tra le più alte a livello regionale e globale; il PIL pro capite ha superato i 5.000 dollari, collocando il Việt Nam nel gruppo dei Paesi a reddito medio-alto; gli investimenti esteri registrati hanno raggiunto i 38,4 miliardi di dollari, con 27,62 miliardi di capitale effettivamente erogato, il livello più alto dalla nascita del sistema di attrazione degli investimenti; il commercio internazionale ha superato i 930 miliardi di dollari nel 2025. Questi risultati economici sono la prova tangibile il PCV dell’efficacia della direzione strategica intrapresa dal PCV.

Anche sul terreno sociale, il PCV ha raggiunto importanti obiettivi di sviluppo a politiche redistributive e di protezione. Tra questi, possiamo citare la conclusione anticipata del programma di eliminazione delle abitazioni fatiscenti, l’espansione dell’edilizia sociale e la riduzione della povertà multidimensionale. Nel lessico vietnamita, infatti, lo sviluppo non è presentato soltanto come aumento della ricchezza nazionale, ma come miglioramento della qualità della vita e consolidamento della coesione sociale.

Sul piano internazionale, l’inizio del XIV Congresso si colloca in un contesto in cui il Việt Nam punta a consolidare un ruolo sempre più visibile nei meccanismi multilaterali. A Ginevra, l’ambasciatore Mai Phan Dũng, rappresentante permanente del Việt Nam presso le Nazioni Unite e le organizzazioni internazionali, ha svolto incontri e sessioni di lavoro con i vertici di numerose istituzioni, tra cui UNOG, WHO, ILO, WTO, WIPO, UNCTAD, WMO e la Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa. In tali incontri, l’avvio del XIV Congresso è stato presentato come cornice strategica del nuovo periodo, e le organizzazioni hanno espresso apprezzamento per il ruolo “attivo, responsabile e reputabile” del Việt Nam nel sistema multilaterale, manifestando l’intenzione di rafforzare la cooperazione.

Si delinea così una connessione chiara tra i lavori del Congresso e l’agenda di medio periodo: il XIV Congresso deve offrire una sintesi politica capace di sostenere, simultaneamente, modernizzazione economica, coesione sociale e posizionamento globale. Questo spiega perché la leadership vietnamita presenti l’evento come più significativo del normale, in una fase di cambiamenti globali rapidi e instabilità crescente. In un’intervista a margine dell’avvio del Congresso, il Segretario Generale Tô Lâm ha sottolineato che, pur essendo ogni Congresso una pietra miliare, il XIV assume un valore maggiore perché si svolge in un momento in cui il Paese, dopo decenni di riforme, “ha acquisito nuova statura, potenziale e posizione” e affronta requisiti di sviluppo più elevati. Secondo questa impostazione, il compito non è soltanto celebrare risultati, ma “guardare in faccia la realtà”, identificare opportunità e sfide, chiarire i colli di bottiglia e, soprattutto, unire volontà e azione per avanzare con fiducia e resilienza.

L’avvio del XIV Congresso, in definitiva, non riguarda soltanto la selezione dei gruppi dirigenti e l’approvazione di testi programmatici, pur centrali. Riguarda il modo in cui il Việt Nam definisce sé stesso come progetto politico: uno Stato che rivendica la propria sovranità e indipendenza, che intreccia sviluppo e giustizia sociale, che ambisce a scalare le catene del valore globali e, al contempo, a costruire un modello di modernizzazione coerente con la propria identità socialista. È una tensione che attraversa tutta la storia recente del Paese, ma che oggi si presenta in forma più densa, perché gli obiettivi del 2030, anno del centenario della fondazione del PCV, e del 2045, anno del centenario dell’indipendenza, obbligano a trasformazioni rapide e misurabili in campi come innovazione, infrastrutture, governance e sostenibilità.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri: Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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