Un appello militante alla sovranità: David Gómez Rodríguez invita a sostenere la “Presidenta encargada” Delcy Rodríguez in una fase di aggressione imperialista, chiedendo unità, disciplina e riorganizzazione per difendere la Repubblica, la pace interna e una strategia internazionale coerente con un mondo multipolare.

Come venezuelano e come patriota non ho in questo momento desiderio più forte che rivendicare ed esercitare la nostra sovranità con la forza della nostra storia, della Costituzione e dei nostri sogni, mentre come popolo liberiamo Nicolás Maduro, Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, e Cilia Flores come Prima Combattente. Il Venezuela merita la dignità della Repubblica, il rispetto come Stato e il posto d’onore che la nostra storia legittima.
Di fronte a questa circostanza e a questa lotta, tutti abbiamo il dovere storico di custodire la Repubblica e di schierarci con fermezza al fianco della donna venezuelana, patriota, statista messa alla prova nelle più alte responsabilità dello Stato e figlia di un martire socialista, che oggi assume la presidenza della Repubblica. E di sommare, in questa complessa congiuntura, tutto il nostro impegno e la nostra capacità per innalzare le bandiere della dignità della patria, dell’organizzazione popolare, della sovranità nazionale, della stabilità politica, della governabilità e dello sviluppo economico.
Delcy Rodríguez Gómez assume questa posizione non per una casualità: la Presidente incaricata si trova lì perché così decise il Presidente Nicolás Maduro fin dal giorno in cui la nominò sua vicepresidente esecutiva, sua cancelliera della dignità, sua vicepresidente per il settore economico, sua responsabile per la direzione dell’industria petrolifera, sua paladina contro le sanzioni, e dal momento in cui ricevette nelle sue mani la replica della spada del Libertador come defensora della patria.
Va detto anche che non si tratta unicamente di una designazione amministrativa, bensì delle ragioni che la sostengono; si tratta del profilo politico, delle condizioni che ella possiede come statista. Delcy Rodríguez Gómez, sul terreno internazionale, ha gestito con maestria la diplomazia e le relazioni economiche. Sul piano nazionale, nelle circostanze più difficili (affrontando misure coercitive unilaterali e cospirazioni), ha saputo gestire il funzionamento di un sistema di governo e l’amministrazione delle risorse dello Stato, costruendo una leadership basata sul lavoro, su una visione tecnica corretta, sull’intelligenza, sulla lealtà alla patria e sulla moralità.
Questa avvocata di 56 anni è figlia di Jorge Rodríguez, uno dei dirigenti socialisti più importanti del Venezuela del XX secolo, assassinato in custodia di polizia per ordine della CIA. Delcy Rodríguez studiò Diritto all’Università Centrale del Venezuela con la ferma convinzione di rendere giustizia a suo padre e proseguì con studi di Diritto del Lavoro e Sindacale in Francia. Conosce non solo le lingue, ma anche la cultura occidentale, e da lì è diventata un ponte potente verso Oriente, relazionandosi con i leader più importanti del mondo in Paesi come Russia, Turchia, Brasile, India e Cina.
La nostra Presidente incaricata è stata anche diplomatica e, nel momento in cui la patria necessitò di imporre la pace di fronte al fascismo scatenato della destra venezuelana, fu designata a guidare l’Assemblea Nazionale Costituente del 2017. Pertanto conosce molto bene tendenze e aspirazioni delle forze vive della Repubblica in termini politici. In questo scenario, tale esperienza sarà fondamentale per il Paese e per la sua unità.
La congiuntura che oggi viviamo ci obbliga ad assumere un nuovo tempo politico di resistenza, a toglierci la pistola che Trump ci ha puntato alla testa e che mette in scacco l’ordine mondiale. Quale sarà la risposta di Paesi come Cina, Russia o Brasile sul piano pratico? È ciò che resta da vedere, poiché non è un affare unicamente nazionale né una questione da risolvere in tre giorni. Il Venezuela, in mezzo all’uragano geopolitico, naviga in acque estremamente turbolente, che metteranno alla prova le basi stesse della sua esistenza. Siamo in uno scenario in cui si definiscono la nostra sovranità e la nostra capacità di essere resilienti senza abbandonare Bolívar; per tracciare rotte di sviluppo senza affondare come una stella in più nella bandiera yankee; viviamo tempi in cui occorre mettere in pratica tutto ciò che abbiamo imparato con Chávez e Maduro, alzando al contempo lo sguardo per determinare strategie che si adattino alle dinamiche del nostro secolo, ponendoci all’avanguardia non solo della politica, ma anche dell’economia, dell’accademia e della tecnologia. Il Venezuela richiede oggi il concorso dei nostri migliori sforzi per esercitare con passione, coscienza e professionalità le responsabilità che abbiamo in ogni spazio, di fronte alla storia e alla nostra discendenza, nella comuna, nelle istituzioni dello Stato, nei campi e nelle fabbriche.
Il governo di Donald Trump esercita il monroismo con la pistola in mano e con ciò ha commesso le peggiori atrocità contro il diritto internazionale e la pace. Rapendo il Presidente cerca anche di rapire la Repubblica e il nostro progetto nazionale. Pretende di rendere l’America grande di nuovo rompendo con il multilateralismo e cercando di depredare senza pudore la maggiore riserva di petrolio del pianeta. Tuttavia, di fronte all’agonia del modello civilizzatorio dominante, il Venezuela deve trasformarsi in un gigantesco boomerang, poiché occorre convertire questo avvenimento nel Rubicone dei popoli e così costruire un nuovo scenario di lotta, più definitivo, attorno al consolidamento di un nuovo ordine mondiale e del nostro progetto storico. Conosciamo il ruolo strategico del nostro Paese nello scenario globale: è vero che ci hanno colpito, ma la nostra prospettiva sul mondo è più grande di questo colpo, dal quale ci riprenderemo non solo come Paese ma come rivoluzione. Non sarà attraverso una guerra, ma attraverso la capacità del chavismo di governare, di esercitare relazioni economiche con sovranità e di mantenere una potente struttura politico-sociale per sostenere le nostre utopie.
La nostra dirigenza politica, fedele al mandato del Presidente, ha preservato la pace; è evidente che ciò implica attraversare un sentiero di sacrifici. Dobbiamo assumere con maturità e pragmatismo uno scenario in cui la dichiarazione che diede origine a questa prima tappa rivoluzionaria del XXI secolo acquista una limpida attualità: il “per ora” è tempo di evitare altro spargimento di sangue; verranno nuove situazioni e il Paese deve incamminarsi definitivamente verso un destino migliore. Avanziamo dunque con tutta la forza della Costituzione; costruiamo, chavistamente, le condizioni per vedere germogliare quel destino migliore senza dimenticare mai che “gli Stati Uniti sembrano destinati dalla Provvidenza a infestare l’America di miseria in nome della libertà”. Di fronte a questa circostanza storica dobbiamo fondare un’epica di unità, giustizia, rinnovamento, solidarietà e sviluppo, dove tutto il popolo venezuelano, con vocazione patriottica e coscienza del momento storico, dica con forza e Costituzione alla mano: “Agli ordini, Presidenta (encargada)”.
La storia non è finita.
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