Il chavismo è “maduro” e come tale agisce. Analisi della situazione attuale in Venezuela

In questo saggio, David Gómez Rodríguez sostiene che il rapimento di Nicolás Maduro da parte degli Stati Uniti segna una fase nuova del conflitto con l’imperialismo: il chavismo ha risposto con disciplina, unità e riorganizzazione istituzionale, mentre Washington riafferma una dottrina Monroe aggiornata alla logica MAGA.

Il presidente Nicolás Maduro è stato rapito dall’esercito statunitense e dalla CIA in un atto criminale che viola la Carta delle Nazioni Unite e tutta la legalità internazionale. Dopo un bombardamento in Venezuela, lo hanno trasferito a New York, dove lo si è sentito dire con voce serena e sicura “Happy new year” ai suoi rapitori. Non si è trattato di un semplice saluto: con quel gesto e la simbologia impiegata il presidente Maduro ha detto: “Non siamo sconfitti, comincia una nuova tappa, un nuovo anno nella nostra lotta. Noi vinceremo!”. La sua postura, nel mezzo della situazione più dura, è di sicurezza, dignità e leadership. Sa che il suo popolo è in piedi e in lotta e che la rivoluzione non cadrà.

Maduro è l’uomo, ma ciò che rappresenta è molto più grande di lui come individuo. Dunque, al di là dell’infame rapimento, il chavismo è il fenomeno da studiare, perché per comprendere lo scenario attuale, in cui il Venezuela è stato aggredito in modo brutale e criminale dall’imperialismo nordamericano e ciononostante ha mantenuto l’ordine e ha costituito immediatamente una forma di governo, bisogna studiare e riconoscere la maturità suprema del popolo e del processo rivoluzionario di fronte alla storia. Non sono passate nemmeno 48 ore e, con la Costituzione alla mano, il chavismo ha riorganizzato il governo, ha garantito la pace sociale e ha mobilitato il popolo in difesa della rivoluzione e attorno alla richiesta del ritorno del presidente. Il chavismo ha scelto la via in cui la pace si mantiene senza rinunciare al progetto storico rappresentato dalla Rivoluzione Bolivariana. Il Paese resta in piedi e, nonostante l’aggressione, non smetterà di esercitare la propria sovranità.

È importante stabilire e rivendicare il fatto che, malgrado il duro colpo che l’imperialismo ha inferto alla Rivoluzione Bolivariana il 3 gennaio, nel popolo venezuelano la difesa della Patria e della Repubblica costituisce una questione centrale per lo sviluppo del progetto politico bolivariano. Non è possibile costruire il socialismo, né sviluppare una politica energetica sovrana, né promuovere un progetto di integrazione latinoamericana senza Patria e senza Repubblica. Hanno rapito il presidente Nicolás Maduro, ma non potranno mai rapire ciò che quel presidente, in quanto chavista, ha seminato in noi come popolo. Non potranno rapire la Patria.

Noi venezuelani e venezuelane esigiamo dal governo yankee che restituisca il presidente Nicolás Maduro e sua moglie, la nostra compagna Cilia Flores, e lo facciamo innanzitutto garantendo l’ordine della Repubblica ed esercitando il potere del sovrano, utilizzando la forza dello Stato per riaffermare la nostra volontà di patria, libertà, giustizia e sovranità. Le loro bombe non sono riuscite a piegarci, siamo qui con nervi d’acciaio, cavalcando, come Bolívar, sopra le difficoltà.

E l’opposizione venezuelana? Dove sono i cipayos [1]? L’opposizione venezuelana è oggi sbiadita, frammentata, senza programma, senza leadership, senza credibilità. Non vi è alcuna loro manifestazione all’interno del Paese: non sono più di un mormorio codardo e smilzo, perché sanno che la loro posizione è un’abominazione storica. Trump è stato chiaro al riguardo quando si è riferito a María Corina Machado, che ha letteralmente gettato nella spazzatura dal punto di vista politico. La presidenza viene assunta dalla vicepresidente indicata da Nicolás Maduro e con l’avallo del Tribunale Supremo di Giustizia. Il chavismo ha l’egemonia, il potere e la legittimità nel Paese come forza politica; è presente in tutto il territorio nazionale attraverso le comuni e i movimenti sociali; mobilita tramite le sue strutture di partito con suprema efficienza e disciplina; governa in tutte le dimensioni dello Stato; determina le relazioni economiche internazionali e mantiene il controllo delle forze di sicurezza, tanto militari quanto di polizia. Insomma, non esiste modo di governare il Venezuela senza il chavismo, per cui l’unica cosa che il governo di Donald Trump ha potuto fare, nel tentativo di destabilizzare il Paese e procurarsi un nuovo scenario per cercare di impadronirsi del petrolio venezuelano, è stata rapire il presidente nella speranza di smembrare lo Stato e provocare la frammentazione delle forze rivoluzionarie. La risposta del chavismo è stata contundente: nervi d’acciaio, lealtà assoluta, unità monolitica, organizzazione, mobilitazione popolare e lavoro. Questo è ciò che si vede attualmente in tutto il Venezuela.

Per quanto riguarda lo scenario internazionale, è necessario chiarire che non si tratta solo del Venezuela: si tratta del convulso ordine mondiale. Gli Stati Uniti chiariscono che imporranno la guerra per controllare Paesi con risorse o posizioni strategiche per i loro interessi, violando qualsiasi principio o precetto del diritto internazionale e persino la propria legge. In questo senso Trump rappresenta una rottura con il liberalismo politico illuminista degli Stati Uniti, assumendo un autoritarismo feroce, come avvertì Hannah Arendt parlando del collasso della democrazia e della banalizzazione del male, un male che contribuisce al ritorno del fascismo. La tensione tra i valori fondativi degli Stati Uniti e la realtà attuale riflette una crisi della democrazia liberale nordamericana, in cui il capitalismo oligarchico e la polarizzazione facilitano agli estremisti avventure di carattere antidemocratico e persino fascista, spingendo azioni che generano terrore e incertezza per il mondo. Trump è qualcosa di peggio del COVID-19.

In questo contesto, la dottrina Monroe si adatta a una nuova premessa: non è più soltanto “L’America agli americani”, ma “Make America Great Again”. Questo significa che la Casa Bianca imporrà il potere militare dell’imperialismo in funzione del recupero della propria egemonia. Come si esprime nella nuova Strategia di Sicurezza Nazionale, pubblicata dalla Casa Bianca il 4 dicembre 2025: “Dopo anni di abbandono, gli Stati Uniti riaffermeranno e applicheranno la dottrina Monroe per restaurare la preminenza statunitense nell’emisfero occidentale”, anche se è chiaro che si tratta solo di un eufemismo, poiché la NATO continua a operare nel mondo e la sua pressione è costante.

Attaccare il Venezuela è dunque un primo passo nella loro strategia globale di sicurezza. Si tratta dell’energia, lo hanno detto chiaramente. Cercano di indebolire la posizione di Russia e Cina nel riordino del sistema-mondo, imponendo il controllo del commercio nei Caraibi, controllando il Canale di Panama e limitando le relazioni strategiche con il Paese che detiene le maggiori riserve provate di petrolio del pianeta. Il bombardamento in Venezuela non combatte il narcotraffico, difende l’egemonia del dollaro. Il rapimento di Maduro non ha a che vedere con la difesa della democrazia, bensì con la sua alleanza con i Paesi che guidano i BRICS. La loro ossessione per il Venezuela non si fonda sulle mafie, ma, al contrario, sull’immenso potere morale che esso ha accumulato attraverso il bolivarianismo (chavismo). Che giudizio faranno contro Maduro se hanno già svelato la loro carogna?

Di fronte a questo scenario, i popoli del mondo sono coloro che possono giudicare il governo degli Stati Uniti nelle piazze, e i governi devono assumere posizioni ferme contro il colonialismo e il fascismo: solo così fermeremo chi pretende di trasformare il mondo in Gaza per proclamarsi, in modo blasfemo, la “Nuova Gerusalemme”, assumendo il Destino Manifesto come fondamento. Se vogliamo sopravvivere come umanità agli assalti disperati e sfrenati di un impero in decadenza, dobbiamo far nostra la premessa del Libertador, Simón Bolívar: “Per fortuna si è visto spesso un pugno di uomini liberi vincere potenti imperi” e, con maturità, affrontare la bestia, scavarle la tomba in Venezuela e alzare le nostre bandiere con coraggio per costruire una nuova egemonia.


NOTE

[1] I “cipayos” erano i soldati coloniali al servizio della Compagnia delle Indie e della Corona britannica. Nel linguaggio politico latinoamericano contemporaneo è un insulto: indica i collaborazionisti dell’imperialismo — élite locali, politici, media o gruppi che appoggiano interessi di potenze straniere contro quelli nazionali.

CLICCA QUI PER LA PAGINA FACEBOOK

Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte e del link originale.

Avatar di Sconosciuto

About David Gómez Rodríguez

David Gómez Rodríguez (1990) è uno scrittore, internazionalista e politologo venezuelano. Laureato in Sviluppo Umano (UCLA), è Magister in Gestione Politica presso l’Università Lobachevsky (Russia) e Dottore in Sviluppo Umano presso l’Universidad Popular del Ambiente «Fruto Vivas» (UPAFV). Fa parte della Vicepresidenza di Formazione e Ideologia del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV), è analista politico di Telesur e articolista per altri media, tra cui la rivista Todas adentro e RedRadioVe (Venezuela), Ahora el pueblo (Bolivia) e La jiribilla (Cuba). Dal 2011 è insignito dell’Ordine Presidenziale “José Félix Ribas” per meriti culturali, ambito nel quale ha fondato e coordinato diversi collettivi e piattaforme di promozione culturale. È autore del libro di poesia bilingue «Puentes de miel sobre la grieta», del saggio «Organizar el vendaval: La juventud en la nueva etapa de transición al socialismo» e del romanzo «Del naufragio intuyo el alba».

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.