Nel pieno della crisi aperta dall’aggressione statunitense e dal sequestro del Presidente Maduro, Caracas porta il caso alla CELAC: Yván Gil ribadisce la continuità costituzionale e istituzionale del Paese, denuncia la militarizzazione del Caribe e chiede il ripristino della legalità internazionale.

Il Ministro degli Esteri del Venezuela, Yván Gil, ha ribadito questa domenica davanti alla Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici (CELAC) che Nicolás Maduro continua a essere il Presidente del Paese sudamericano «nel pieno esercizio del suo mandato», pur trovandosi illegalmente sequestrato dagli Stati Uniti dopo l’attacco militare dello scorso 2 gennaio.
«In Venezuela esiste un Presidente costituzionale, Nicolás Maduro Moros, il quale, sebbene oggi si trovi illegalmente sequestrato, continua a essere il capo dello Stato nel pieno esercizio del suo mandato», ha dichiarato Gil durante il suo intervento al vertice straordinario convocato dal Brasile per affrontare la crisi scatenata dall’aggressione statunitense.
Il capo della diplomazia bolivariana ha sottolineato che «oggi il Venezuela, nonostante l’attacco, è in pace e in calma, le sue istituzioni funzionano pienamente». Tale affermazione mira a smentire qualsiasi narrazione di caos o di vuoto di potere che potrebbe giustificare una maggiore ingerenza straniera, dimostrando la solidità del sistema istituzionale venezuelano di fronte all’avversità.
Popolo unito, istituzioni rafforzate
Gil ha evidenziato che il popolo venezuelano «è unito» e che tutte le strutture dello Stato operano normalmente, dopo l’attivazione dei meccanismi costituzionali previsti per questa contingenza. La Vicepresidente esecutiva Delcy Rodríguez esercita le funzioni da Caracas dopo aver convocato un Consiglio di Difesa della Nazione che integra tutti i poteri pubblici.
Il Ministro è stato chiaro nel sottolineare che, sebbene il suo Paese punti «fermamente sulla via diplomatica e del dialogo», il Venezuela non accetterà «l’umiliazione né l’imposizione» di Washington. Questa posizione riafferma la volontà negoziale espressa da Maduro appena due giorni prima del bombardamento, pur respingendo qualsiasi capitolazione di fronte alla pressione militare.
La Forza Armata Nazionale Bolivariana (FANB) resta dispiegata su tutto il territorio nazionale, rispondendo all’appello all’unità nazionale per difendere la sovranità e l’integrità territoriale di fronte a quella che il governo definisce una guerra coloniale destinata al saccheggio delle risorse.
Richiesta di ritiro militare dal Caribe
Nel corso del suo intervento, Gil ha chiesto che la CELAC esiga «in modo immediato il ripristino della legalità internazionale, che passa per il ritiro immediato di tutte le forze militari nel Caribe che minacciano la pace nella regione».
«Devo segnalare, alla luce delle recenti dichiarazioni del segretario di Stato degli Stati Uniti, Marco Rubio, che è importante che questa comunità prenda atto che il Venezuela resta sotto minaccia, resta sotto assedio», ha avvertito il diplomatico venezuelano davanti ai ministri degli Esteri riuniti a Brasilia.
L’appello è presentato come urgente alla luce del dispiegamento bellico statunitense che, da agosto, include cacciatorpediniere, un sottomarino nucleare, la portaerei USS Gerald R. Ford e oltre 4.000 effettivi militari. Lo scorso 16 dicembre, l’amministrazione Trump avrebbe inoltre annunciato un blocco navale che ha completato l’assedio precedente all’aggressione armata.
L’iniziativa riflette la preoccupazione del Presidente Luiz Inácio Lula da Silva, che ha definito i bombardamenti una «gravissima offesa alla sovranità» venezuelana e ha avvertito che attaccare i Paesi costituisce una flagrante violazione del diritto internazionale, conducendo a un mondo in cui prevale «la legge del più forte» sul multilateralismo.
Il Messico aveva già condannato le azioni come una violazione dell’articolo 2 della Carta dell’ONU, sottolineando che l’America Latina e il Caribe costituiscono una zona di pace dove deve prevalere la soluzione pacifica delle controversie.
Il Ministero degli Esteri della Russia ha confermato la presenza di Maduro e Cilia Flores sul territorio statunitense, chiedendone la liberazione immediata e qualificandoli come «Presidente legittimamente eletto» e sua moglie. Il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha espresso «ferma solidarietà» al Venezuela in una conversazione telefonica con la Vicepresidente Delcy Rodríguez.
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[…] si aspettavano una reazione disperata e incontrollata che non c’è stata. Yván Gil, intervenendo anche in sede CELAC, ha ribadito che Maduro resta “in pieno esercizio del suo mandato” pur essendo illegalmente […]
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