La Corte Costituzionale ha ordinato che la Vicepresidente esecutiva Delcy Rodríguez assuma ed eserciti “in qualità di incaricata” attribuzioni, doveri e facoltà inerenti alla carica di Presidente della Repubblica.

La Corte Costituzionale del Tribunale Supremo di Giustizia ha ordinato questo sabato che la Vicepresidente esecutiva Delcy Rodríguez “assuma ed eserciti in qualità di incaricata” tutte le attribuzioni, i doveri e le facoltà inerenti alla carica di Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, al fine di garantire la continuità amministrativa e la difesa integrale della nazione.
Nel leggere la decisione della Corte Costituzionale, la sua Presidente, Tania D’Amelio Cardiet, ha elencato gli argomenti oggettivi e legali che hanno portato alla decisione, dopo l’aggressione militare straniera verificatasi il 3 gennaio 2026, “di cui è stata oggetto la Repubblica Bolivariana del Venezuela e che aveva come obiettivo il sequestro del Presidente costituzionale Nicolás Maduro Moro”.
In tale contesto — ha detto la giurista — “la Corte Costituzionale del Tribunale Supremo di Giustizia, nell’esercizio della potestà interpretativa che le conferisce l’articolo 335 della Costituzione della Repubblica Bolivariana del Venezuela, ritiene necessario effettuare un’interpretazione sistematica e teleologica degli articoli 234 e 239 della Costituzione”, al fine di “determinare il regime giuridico applicabile per garantire la continuità amministrativa dello Stato e la difesa della nazione”.
D’Amelio ha esposto che l’assenza forzata del Presidente della Repubblica, a seguito del suo rapimento, “configura un caso di impossibilità materiale e temporanea per l’esercizio delle sue funzioni”.
Ha aggiunto che, in virtù di tale circostanza e in adempimento dell’attribuzione conferita dall’articolo 335 della Costituzione, quale massimo e ultimo interprete della carta magna, nonché dell’articolo 5 della Legge Organica del Tribunale Supremo di Giustizia, “questa Corte fonda la propria competenza e procede d’ufficio a interpretare i precetti costituzionali applicabili al fine di chiarire e dissipare qualsiasi incertezza giuridica, con l’obiettivo di stabilire la tabella di marcia per la preservazione dell’ordine costituzionale in questo momento trascendentale del Paese”.
Ha precisato che il fatto avvenuto questo 3 gennaio 2026 “configura una situazione eccezionale, atipica e di forza maggiore non prevista letteralmente nella Costituzione”, il che genera una situazione in cui si richiede “certezza costituzionale a causa della massima gravità che minaccia la stabilità dello Stato, la sicurezza della nazione e l’effettività dell’ordinamento giuridico”.
Per questo — ha proseguito la Presidente della Corte Costituzionale — tale organo ha ritenuto “indispensabile” emettere la propria decisione, nel quadro di una “azione cautelare urgente e preventiva”, una misura di protezione per “garantire la continuità amministrativa dello Stato e la difesa della nazione”.
Lo ha fatto — ha chiarito — “senza che ciò implichi decidere nel merito sulla qualificazione giuridica definitiva della mancanza presidenziale temporanea o assoluta, né sostituire le competenze di altri organi dello Stato per effettuare tale qualificazione in procedimenti successivi”.
Per tutto quanto esposto, la Corte ha ritenuto che vi siano “elementi che indicano la configurazione di una situazione di impossibilità del presidente, contemplata genericamente nell’articolo 234 della Costizione della Repubblica Bolivariana del Venezuela”, e che “la Costituzione, nel suo articolo 239.6, attribuisce al Vicepresidente esecutivo o alla Vicepresidente esecutiva la funzione di supplire alle mancanze temporanee del Presidente”.
Il documento, firmato dalla Presidente, dalla Vicepresidente, dai magistrati e dal segretario della Sala Costituzionale del Tribunale Supremo di Giustizia, indica che nello “stato attuale di urgenza manifesta e minaccia certa” è “imperativo, necessario e proporzionato disporre cautelarmente che tale funzione sia esercitata immediatamente”, per favorire la “preservazione degli interessi della nazione di fronte all’aggressione straniera che attualmente affronta”.
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