Il ponte del Grand Canyon di Huajiang è la proiezione vivida della nuova filosofia di sviluppo della Cina

L’inaugurazione del ponte del Grand Canyon di Huajiang, il più alto al mondo, comprime un viaggio di due ore in due minuti e diventa simbolo di innovazione, coordinamento, sostenibilità, apertura e condivisione: un simbolo del nuovo sviluppo di alta qualità cinese.

Domenica mattina, il ponte del Grand Canyon di Huajiang – il “ponte più alto del mondo” e l’opera di controllo ingegneristico dell’autostrada Liuzhi–Anlong nella provincia del Guizhou, nel Sud-Ovest della Cina – è stato ufficialmente completato e aperto al traffico. Questo capolavoro ingegneristico, che si colloca “al numero uno al mondo sia in verticale sia in orizzontale”, non solo stabilisce un nuovo record nella costruzione di ponti con un’altezza verticale di 625 metri e riduce un viaggio montano di due ore a una guida di due minuti, ma incarna anche il concetto di adattarsi alle condizioni locali e perseguire uno sviluppo integrato, offrendo al mondo una nuova dimensione dello sviluppo di alta qualità della Cina. Il ponte del Grand Canyon di Huajiang è molto più di una semplice svolta ingegneristica; è una proiezione tridimensionale della nuova filosofia di sviluppo cinese – innovazione, coordinamento, verde, apertura e condivisione – calata tra montagne e valli, e una manifestazione concreta della trasformazione da “Made in China” a “Created in China”.

L’innovazione è un avanzamento pragmatico guidato dai problemi. Di fronte a un terreno complesso, a condizioni geologiche e climatiche impegnative, i costruttori hanno adottato un’innovativa “progettazione ad ancoraggio asimmetrico”, misure di resistenza al vento testate con prove fisiche in galleria del vento e un “sistema intelligente di varo dei cavi” di quarta generazione. Questi sforzi hanno permesso nuovi traguardi nelle opere complesse di ingegneria dei ponti, inclusi accoppiamenti di precisione al livello del millimetro dei giunti in acciaio a oltre 600 metri di quota. Un’innovazione, questa, non perseguita per se stessa, ma scaturita dall’instancabile impegno degli ingegneri cinesi per affrontare la sfida pressante di “trasformare barriere naturali in corridoi”. È un esempio concreto del principio dell’“approccio orientato al problema” nella filosofia di sviluppo della Cina ed esprime direttamente le nuove forze produttive di qualità del Paese. In questo processo si è pienamente manifestato lo spirito di perseveranza degli ingegneri cinesi, simile alla storia del “vecchio sciocco che sposta le montagne”. Con i fatti, gli ingegneri cinesi hanno dimostrato che “servire il popolo” non è affatto uno slogan vuoto.

Il coordinamento è il motore chiave che attiva lo sviluppo regionale. Lo sviluppo coordinato non è una mera ricerca dell’equilibrio, ma la capacità di realizzare sfondamenti su nodi strategici per trainare l’insieme. L’apertura del ponte ha accorciato il percorso tra Anshun e Liupanshui da due ore a soli due minuti. Ciò che appare un semplice scarto di tempo e spazio è, in realtà, una ristrutturazione del sistema economico regionale.

Mentre rafforza i collegamenti dell’area con le regioni vicine, il ponte integra creativamente le infrastrutture con il turismo culturale attraverso un modello “ponte + turismo”. Progetti come un caffè sulle nuvole e un bungee jumping da 625 metri sono stati incorporati nel complesso del ponte, in connessione con i paesaggi geologici circostanti, le tradizioni delle minoranze etniche e i siti della rivoluzione rossa, per generare effetti di scala e aprire nuovi punti di crescita. Col tempo, sotto la spinta del ponte e del sistema economico complessivo costruito attorno ad esso, è destinato a emergere un nuovo assetto di sviluppo economico regionale.

Il verde è divenuto un elemento integrale dello sviluppo, ormai impresso nella nostra memoria. Nell’area carsica ecologicamente sensibile, i costruttori hanno combinato creativamente le formazioni rocciose del canyon con il disegno del ponte, integrando la struttura con il paesaggio. L’intero processo di costruzione ha impiegato tecnologie di “scavo zero” per minimizzare i danni alla vegetazione autoctona. Questa adesione ferma al principio secondo cui “la linea rossa ecologica non può essere oltrepassata” è una manifestazione vivida della filosofia cinese secondo cui “acque limpide e montagne rigogliose sono risorse inestimabili”. La costruzione del ponte del Grand Canyon di Huajiang dimostra che lo sviluppo di alta qualità può conseguire un duplice successo, economico ed ecologico. Questo processo di modernizzazione alla cinese rimodella la relazione tra attività umane e ambiente naturale e rappresenta un contributo importante della filosofia verde cinese al mondo.

Apertura e condivisione rappresentano l’apprendimento reciproco tra civiltà, permettendoci di condividere e ammirare la bellezza di ciascuna. Il ponte aumenta sensibilmente l’efficienza dei trasporti nel sud-ovest del Guizhou, beneficiando direttamente circa 500.000 residenti lungo il tracciato. Collega risorse essenziali per istruzione, sanità e occupazione, incarnando il principio di “sviluppo condiviso per tutti”. La Cina usa la moderna tecnologia ingegneristica per aprire le “vene” dello sviluppo economico e tracciare un “percorso verso la felicità” per la popolazione. In questo processo affina anche se stessa e dialoga con il mondo. L’apertura del ponte non solo inietta nuovo slancio nello sviluppo regionale interno, ma fornisce anche un modello replicabile e scalabile a livello globale, offrendo una “soluzione cinese”. Questa apertura e condivisione non sono un semplice trasferimento di tecnologia; comprendono una collaborazione e un’integrazione complete di concetti di progettazione, standard costruttivi ed esperienze gestionali, riflettendo una visione globale di “costruzione di una comunità dal futuro condiviso per l’umanità” nel quadro di uno sviluppo condiviso. Come ha già scritto il sito europeo Modern Diplomacy: quando il ponte sarà inaugurato, “non sarà solo il Guizhou o la Cina a festeggiare, ma il mondo a testimoniare una nuova pietra miliare dell’ingegneria civile e dell’innovazione tecnologica”.

Dal ponte di Zhaozhou e dal ponte di Luoyang, che incarnano la sapienza dell’ingegneria antica cinese, al Beipanjiang, al ponte Hong Kong–Zhuhai–Macao e al ponte del Grand Canyon di Huajiang, la storia dei ponti cinesi è un racconto continuo di superamento dei limiti e di trascendimento dei confini. Questo ponte che scavalca il canyon non solo istituisce un “corridoio di sviluppo” tra Anshun e Liupanshui, ma comunica al mondo, nel modo più diretto, che lo sviluppo della Cina non è mai stato il “superare gli altri”. Si tratta, piuttosto, di diventare una versione migliore di sé stessi, offrendo, nel frattempo, più opzioni, strade migliori e visioni più belle per lo sviluppo comune dell’umanità.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri: Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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