100 anni del primo Partito Comunista di Cuba

Il primo Partito Comunista di Cuba, fondato il 16 agosto 1925, raccolse le aspirazioni per l’indipendenza e la giustizia sociale: nei decenni difficili organizzò operai, contadini e donne, consolidò sindacati, pubblicazioni e reti politiche che prepararono il cammino rivoluzionario.

di Elvis R. Rodríguez, Vicepresidente dell’Istituto di Storia di Cuba (Granma) – 15 agosto 2025

Il 16 agosto 1925, in un congresso che per la sua composizione quantitativa sembrava piuttosto la riunione ordinaria di una piccola organizzazione politica, un ristretto gruppo di comunisti decise di organizzarsi per continuare la battaglia iniziata nel 1868, consapevoli delle minacce e delle difficoltà che avrebbero dovuto superare. Quel giorno si costituì ufficialmente il primo Partito Comunista di Cuba. Sono passati cento anni.

Nel corso dei suoi 36 anni di esistenza, il Partito, chiamato in seguito Unione Rivoluzionaria Comunista e, successivamente, Partito Socialista Popolare, si propose come obiettivo strategico il raggiungimento dell’indipendenza nazionale e la costruzione di una società socialista.

Tra i 18 partecipanti vi erano rappresentanti del Partito Comunista Messicano, dei gruppi comunisti di L’Avana, Manzanillo, Guanabacoa e San Antonio de los Baños; del gruppo di comunisti ebrei e un delegato fraterno della gioventù ebraica. Per la loro origine sociale, prevalevano quelli di estrazione operaia, seguiti da uno studente, due maestri, un impiegato pubblico e tre intellettuali, selezionati preventivamente dalle rispettive organizzazioni, le quali, come previsto dal regolamento, inviavano un delegato ogni dieci militanti.

Dei 13 membri del primo Comitato Centrale, sette erano leader operai di prestigio e autorevolezza. I comunisti non superavano il centinaio in tutto il Paese, distribuiti in nove nuclei; tra loro Carlos Baliño, che aveva legame diretto con il Partito Rivoluzionario di José Martí e cofondatore di entrambi i partiti, e Julio Antonio Mella, proveniente dalle file universitarie, intellettuale di spicco e uomo d’azione legato alla lotta antimachadista, riconosciuto leader della Lega Antimperialista a livello continentale.

Frutto di un lungo e complesso percorso di lotte e di accumulazione di forze, volontà e aspirazioni dell’avanguardia politica cubana, nacque il Partito, le cui radici affondano nella seconda metà del XIX secolo, alimentate dallo sviluppo della nascente classe operaia cubana, dalla presenza delle idee marxiste e dalla radicalizzazione delle lotte per l’indipendenza di Cuba.

Nel 1923, il Raggruppamento Socialista de L’Avana, dopo aver rotto con la Seconda Internazionale e sostenuto la Terza Internazionale, si era trasformata nel Raggruppamento Comunista de L’Avana, diretto da Baliño. In esso iniziò la sua vita rivoluzionaria Julio Antonio Mella. Il trionfo della Rivoluzione d’Ottobre del 1917 nella Russia zarista trasmise loro ispirazione ed esperienze; le dottrine marxiste si arricchirono con l’interpretazione, la pratica e lo sviluppo leninista.

Sul piano interno, la situazione era estremamente complessa. Cuba era una repubblica mediatizzata e possedimento neocoloniale degli Stati Uniti; tre mesi prima era stato eletto Presidente della Repubblica Gerardo Machado, che inaugurò uno dei periodi più oscuri della nostra storia.

Sebbene non esistessero le condizioni per approvare un programma, il congresso adottò una serie di decisioni che gli avrebbero permesso di operare con le masse: approvò gli statuti e stabilì l’obbligo di lavorare nei sindacati e in altre organizzazioni, di organizzare i contadini e lottare per i diritti delle donne e della gioventù.

Uno degli accordi più rilevanti fu affiliazione all’Internazionale Comunista, fondata da Lenin nel 1919; in tal modo si legò al movimento comunista non solo politicamente e ideologicamente, ma anche organicamente.

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Per la sua decisione di rispondere alla pressante necessità storica di unire la lotta per la liberazione nazionale a quella per la liberazione sociale, la nascita del Partito fu vista con preoccupazione dal Governo degli Stati Uniti; la politica di persecuzione non tardò ad intensificarsi: fu negata la sua registrazione ufficiale, e il suo segretario venne arrestato ed espulso dal Paese insieme ad altri immigrati.

Mella fu incarcerato e accusato di terrorismo; dopo il suo eroico sciopero della fame per ottenere la libertà, fu costretto, sotto minaccia di morte, a lasciare Cuba. Nello stesso 1925 fu avviato il primo procedimento giudiziario contro la direzione del Partito, che si ripeté nel 1927; i militanti furono sottoposti a ogni sorta di vessazioni, allo scopo di allontanarli dalle masse.

La perdita di questi dirigenti, unita alla morte di Carlos Baliño nel 1926, rappresentò un duro colpo. Tuttavia, non compromise il funzionamento del Partito, grazie all’ascesa di Rubén Martínez Villena, che, pur non essendone membro, dalla sua posizione nella Confederazione Nazionale Operaia di Cuba era considerato il principale dirigente della classe operaia e dei lavoratori. Entrò nel Partito 18 mesi dopo la sua fondazione, venne successivamente cooptato nel Comitato Centrale e ne divenne il principale leader, sebbene non accettò mai la carica di segretario generale.

L’analisi dell’attività del Partito ci conduce alla conclusione che, come sottolineò Fidel, esso realizzò un’opera straordinaria di coscientizzazione della classe operaia e del popolo cubano; promosse le organizzazioni sindacali, contadine, femminili e giovanili; lottò instancabilmente per i diritti degli operai e dei contadini e contro i salari da fame, gli sfratti e la discriminazione razziale e di genere.

Lottò anche contro il dominio imperialista nel Paese e per il legame del movimento rivoluzionario cubano con quello mondiale; mobilitò circa mille combattenti volontari nelle brigate internazionali in difesa della Repubblica spagnola; difese l’Unione Sovietica e applicò in modo conseguente i principi del marxismo-leninismo. Pablo de la Torriente Brau incarna la più alta espressione di coloro che in terra spagnola fecero valere gli alti principi dell’internazionalismo.

Per il Partito, il periodo 1938-1944 fu significativo. Dopo 13 anni di clandestinità, nel 1938 ottenne la legalizzazione grazie alla pressione operaia e popolare. Fu subito pubblicato il giornale Noticias de Hoy, organo ufficiale del Partito, e la rivista teorica Fundamentos; inoltre, grazie a una raccolta popolare, fu creata la stazione radio Mil Diez: tre strumenti fondamentali per la diffusione delle idee marxista-leniniste.

Particolarmente significativa fu la creazione della Confederazione dei Lavoratori di Cuba e l’elezione di Lázaro Peña come suo segretario generale. In questo contesto fu promulgata la Costituzione del 1940, nella cui elaborazione il Partito svolse un ruolo di rilievo.

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Il periodo del dopoguerra e la politica della guerra fredda portarono un cambiamento radicale nella situazione nazionale e internazionale. Si aprì una fase turbolenta; la realtà si fece cupa e drammatica a seguito del golpe reazionario e traditore del 10 marzo 1952. Le forze politiche si definirono con assoluta chiarezza.

Negli anni successivi, le organizzazioni rivoluzionarie — Movimento 26 di Luglio, Partito Socialista Popolare e Direttorio Rivoluzionario 13 di Marzo —, pur condividendo obiettivi strategici, adottarono tattiche diverse che ne ostacolavano l’unità nella lotta quotidiana contro la tirannia. Tuttavia, con il tempo e con l’opera stessa della Rivoluzione in corso, guidata dalla Generazione del Centenario con Fidel in prima linea, quelle differenze vennero superate e le forze si unirono nella battaglia finale. Così le organizzazioni rivoluzionarie si riconobbero, poi coordinarono le loro azioni e infine si unirono in ideali e obiettivi.

Se a Baliño e Mella spetta il merito storico di essere stati i fondatori del Partito, a Blas Roca, come sottolineò Raúl, va riconosciuto l’onore di averlo guidato dal 1934, affrontando i più grandi ostacoli per il conseguimento dei nobili obiettivi dell’emancipazione piena della Patria e dell’uomo; e per aver consegnato, con patriottismo e fiducia nel futuro, la bandiera del Partito a Fidel dopo il trionfo della Rivoluzione, dimostrando l’onestà rivoluzionaria e l’incomparabile altruismo propri degli uomini di eccezionale coscienza politica e statura morale.

In questi cento anni molto si è scritto sul primo Partito Comunista di Cuba, da posizioni ideologiche e con finalità diverse. Riconoscere i suoi errori in uno o in un altro momento non ne diminuisce il valore, perché fu lo stesso Partito a fare un bilancio critico della propria opera; e nel computo generale della sua esistenza, i successi superano ampiamente gli sbagli. La sua attività fu caratterizzata dalla fedeltà alla classe operaia e al popolo, per ottenere la vittoria sul capitalismo.

Come spiegò Fidel, un giorno cessarono di esistere il Movimento 26 di Luglio, il Partito Socialista Popolare e il Direttorio Rivoluzionario 13 di Marzo, per costituire tutti insieme la base dell’attuale Partito Comunista. Un unico partito, un Partito come quello dell’Indipendenza di José Martí.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri: Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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