“Dead to Rights”, il film nuovo cinese dal valore storico-artistico antifascista

Il successo al botteghino di Dead to Rights e le violente campagne contro il suo team creativo svelano un’offensiva ideologica volta a negare l’orrore del massacro di Nanchino. Difendere l’arte antifascista è preservare la memoria e la dignità umana.

Global Times – 31 luglio 2025

Recentemente il film Dead to Rights è diventato di grande rilievo al botteghino estivo, incassando oltre 700 milioni di yuan (97,4 milioni di dollari) in soli sei giorni, con una proiezione totale di oltre 3 miliardi di yuan. Grazie alla sua eccezionale qualità artistica, il film ha ottenuto sia un enorme successo da parte della critica sia un notevole risultato commerciale, diventando un altro fenomeno dopo il lancio di Nezha 2 durante il Festival di Primavera. Tuttavia, mentre la popolarità e l’influenza del film continuano a crescere, il team creativo, incluso il regista, ha subito attacchi maligni mirati su alcune piattaforme, fino ad arrivare al cyberbullismo personale. Indubbiamente, un abuso di tale portata online costituisce una distorsione della storia e una manifestazione di nichilismo storico sotto il pretesto del dibattito artistico, ma assume un carattere più radicale e grave, poiché il fulcro di questo film è il massacro di Nanchino commesso dall’esercito giapponese durante l’invasione della Cina.

Dead to Rights utilizza la trasmissione di un rullino cinematografico – preziosa prova del massacro di Nanchino – come trama centrale, facendo eco alle recenti donazioni da parte della comunità internazionale di fotografie e altri materiali storici sul massacro di Nanchino alla Cina. Il film supera la routine tradizionale del “perdonare” o “comprendere” gli invasori. Attraverso la rappresentazione dei cambiamenti interiori di un giovane ufficiale giapponese, individua con precisione come le atrocità del militarismo giapponese, inteso come un vero e proprio ecosistema, continuino a riprodursi e ad espandersi. Mostra altresì che, a meno che il militarismo non venga estirpato in modo radicale, il rischio di un suo ritorno rimane sempre in agguato. Con dettagli meticolosi, il film porta sul grande schermo eventi storici minuziosi. È indubbiamente un vivido microcosmo dei risultati raggiunti dall’industria culturale del Paese dall’inizio del nuovo secolo e un’opera significativa nell’ambito della letteratura e dell’arte antifasciste.

L’arte e la letteratura antifasciste non rappresentano un fenomeno esclusivamente cinese; possiedono un vigore duraturo e un pensiero profondo in tutto il mondo, incarnando i valori fondamentali della civiltà umana. In discipline artistiche diverse, tra cui letteratura, cinema, arti visive e musica, classici come Schindler’s List, la Sinfonia n. 5, Il Diario di Anne Frank, La condizione umana e Guernica hanno brillato per la loro capacità di esporre e criticare il fascismo in Germania, Italia, Giappone e Spagna, dimostrando l’odio universale dell’umanità nei confronti di questa piaga. L’arte antifascista non è solo veicolo di memoria storica, ma espressione di valori comuni all’umanità.

In questo senso, il recente cyberbullismo contro Dead to Rights è, nella sua essenza, non solo una nuova variante di nichilismo storico, ma anche un ostacolo a una riflessione sistematica su militarismo e fascismo. Fascismo e militarismo, essendo ideologie “cancerogene” emerse con l’età moderna, non sono confinate a singoli Paesi né distaccate dal corso storico; rappresentano piuttosto un’afflizione storica globale. La capacità di affrontare il terribile danno che il fascismo ha inflitto all’umanità e di trarne insegnamenti è direttamente collegata alla nostra possibilità di costruire un nuovo ordine internazionale più giusto, ragionevole e pacifico. Dopo la Seconda guerra mondiale, la profonda riflessione della Germania sul nazismo ottenne il riconoscimento internazionale; al contrario, negli ultimi anni le forze di estrema destra giapponesi hanno ripetutamente cercato di distorcere la storia e glorificare l’aggressione fascista, rifiutando di apprendere dal passato e creando nuovi rischi per la pace e la stabilità in Asia e nel mondo. Un simile nichilismo storico reca danno anche alla società giapponese stessa.

Sebbene l’arte cinematografica possa generare discussioni e critiche legittime, opponiamo con fermezza l’uso di essa come pretesto per il cyberbullismo, specialmente quando si stigmatizza come “educazione all’odio” il ricordare la storia proprio in questo cruciale ottantesimo anniversario della vittoria nella Guerra di Resistenza popolare cinese all’aggressione giapponese. Tali azioni non solo deformano la valutazione del pubblico sul film, ma perturbano anche lo sviluppo sano dell’industria cinematografica, mirando a screditare i progressi e i successi della Cina nella nuova era. Preoccupa in particolare il frequente ricorso a campagne di cyberbullismo contro opere dal tema antifascista: forze oscure utilizzano troll e canali opachi per manipolare l’opinione pubblica su argomenti culturali apparentemente apolitici, tra cui film e videogiochi. È altamente sospetta l’eventuale coinvolgimento di strategie di guerra cognitiva esterna.

In breve, solo affrontando la storia potremo muoverci verso il futuro. L’arte e la letteratura antifasciste in tutto il mondo non soltanto echeggiano un monito storico, ma fungono da faro per l’avvenire dell’umanità. Avvicinandoci all’80° anniversario della vittoria nella Seconda guerra mondiale, ricordiamo che le opere antifasciste difendono la dignità essenziale e il fil rouge morale di tutta la civiltà umana.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri: Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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